Rapporti UE-Russia: nuove sanzioni e alleanza con la Grecia

I rapporti tra Unione europea e Russia sono ancora molto tesi da quando nell’estate del 2014 USA e UE hanno deciso di sanzionare ulteriormente il Cremlino a seguito dell’invasione in Ucraina. Mentre l’UE proroga le sanzioni, anche il Presidente russo in tutta risposta prolunga l’embargo verso i Paesi nella sua lista nera (UE, USA, Norvegia, Australia, Canada). C’è chi però ha deciso di avvicinarsi all’ex URSS stringendo nuovi accordi, stiamo parlando della Grecia di Alexis Tsipras costantemente sul filo del rasoio cercando di scongiurare il default. Vediamo come questo triangolo UE-Russia-Grecia sta prendendo forma in condizioni sempre più incerte.

Le sanzioni un anno dopo

Nonostante l’intervento armato sia stato momentaneamente scongiurato ed i riflettori sulla crisi ucraina si sono pian piano abbassati, le sanzioni permangono e nei giorni scorsi l’UE ha deciso di prorogarle ulteriormente. In un precedente articolo abbiamo visto in cosa consistono le sanzioni e le conseguenze per i paesi coinvolti. Ritenendo la situazione ancora critica ed in mancanza dei requisiti di pace richiesti, l’Unione ha deciso di allungarle fino al 31 gennaio 2016. La risposta dal Cremlino non si è fatta di sicuro attendere, anche Vladimir Putin ha infatti esteso l’embargo sui prodotti provenienti dall’UE e dagli altri “Stati nemici” per un altro anno. I dati parlano chiaro: gli effetti delle sanzioni nell’ultimo anno si sono fatti sentire sia in Russia, che è sicuramente la più colpita, sia in Europa. In Italia nel 2014 le esportazioni sono calate dell’11% mentre in Russia del 20%. Molti si chiedono se questa sia la strada giusta per sbloccare la crisi tutt’ora in atto o se le sanzioni siano causa di ingenti perdite per i Paesi europei senza garantire una reale soluzione.

Tsipras sfida l’UE alleandosi con Putin

La situazione in Grecia sembra peggiore di giorno in giorno, il debito cresce ed il Paese non è nelle condizioni di restituire i soldi prestatigli da Fondo monetario internazionale (FMI) e Unione europea. Mentre i presidenti delle principali istituzioni dell’UE si incontrano quasi quotidianamente con il neo Primo ministro Alexis Tsipras, quest’ultimo nei giorni scorsi ha stretto un nuovo accordo con Putin. Stiamo parlando della costruzione del gasdotto Turkish Stream che arriverà fino in Europa passando sul territorio greco. Mosca si è offerta di pagare l’intero importo dei lavori anticipando la cifra ad Atene (circa 2 miliardi di euro) lasciando intendere di essere disposta ad aiutare economicamente la Grecia in un prossimo futuro, alludendo ovviamente alla possibilità di uscita dall’euro. Durante l’incontro tenutosi a San Pietroburgo il Presidente greco ha poi aggiunto che sarebbe ora di porre fine al circolo vizioso delle sanzioni destinate a fallire.

Per molti “l’alleanza” Mosca-Atene sarebbe un bluff, Tsipras starebbe cercando di darsi un tono in una situazione nella quale tutti dipingono l’UE come una schiavista che impone solo austerità pretendendo dalla Grecia soldi prestatigli ma che quest’ultima non sarà mai in grado di ripagare (o almeno non nel breve termine). La Russia sempre più vicina alla crisi economica non avrebbe inoltre i fondi necessari per supportare la Grecia in caso di default. L’avvicinamento ad est spaventa dato che la Grecia è un Paese membro dell’UE promotrice di ideali ben diversi da quelli professati dalla Russia, ma forse il tutto va rivisto in un’ottica commerciale ed economica dove le alleanze non guardano in faccia nessuno.

 

Jennifer Murphy

Le cause della caduta del rublo e le sanzioni europee

Nelle ultime settimane la questione che maggiormente ha tenuto banco sulla scena internazionale è stata la preoccupante caduta del rublo (la moneta russa). La crisi del petrolio e le tensioni con l’Ucraina le principali cause. In che modo hanno influito nella svalutazione della moneta e quali i possibili interventi?

La svalutazione contro euro e dollaro 

Quando si parla di svalutazione di una moneta si fa riferimento alla perdita di valore della stessa nei confronti di una o più monete. Negli ultimi mesi il deprezzamento del rublo è stato vertiginoso: il 16 dicembre si è raggiunto l’apice con 79 rubli necessari per acquistare un dollaro, mentre a maggio ne servivano 35, a novembre 45 ed oggi, 21 dicembre, 58. Dall’inizio dell’anno la moneta russa ha perso il 45% del suo valore registrando un -60% rispetto al dollaro e -40% rispetto all’euro.

Gli effetti della svalutazione monetaria sono principalmente due: da una parte l’aumento del costo delle merci importate, dall’altra uno stimolo alla ripresa del mercato interno rendendo più convenienti i prodotti esportati. Nel caso della Russia però ciò risulta difficile date le sanzioni di Stati Uniti e Unione europea che limitano il commercio con essa.

Cause del crollo

La prima causa è legata alla diminuzione del prezzo del petrolio che è passato da 100 dollari al barile di giugno ai 60 dollari di oggi. Metà delle entrate della Russia provengono proprio dalla vendita di greggio e gas naturale. Tale diminuzione di valore è legato ad un generale aumento della produzione dell’oro nero (causando di conseguenza una diminuzione del prezzo di vendita), ma anche al calo del consumo derivante dalla crisi economica europea e dalla diffusione di energie rinnovabili.

Le sanzioni perpetrate da UE e USA nei confronti della Russia per le sue scelte politiche circa la questione ucraina, sono la seconda grande causa del fenomeno. La crisi della Crimea e gli interventi militari russi hanno generato negli ultimi tempi una forte incertezza sui mercati. Oltre a ciò le sanzioni occidentali impediscono alla Russia di usare le classiche soluzioni adottate in questi casi: aumento delle esportazioni, aumento dei consumi interni e investimenti esteri. Se il valore della moneta cala diventa più conveniente per i paesi esteri acquistare in quel paese, ma le sanzioni hanno frenato tali possibilità rendendo ancora più difficoltosa la ripresa.

Interventi e soluzioni

In un mondo sempre più globalizzato ed interconnesso il controllo delle dinamiche politiche ed economiche degli Stati risulta sempre più complesso ed imprevedibile. Per far fronte al crollo della moneta e al rischio d’inflazione la Banca centrale russa ha portato il proprio tasso di sconto dal 10,5% al 17%, questo è il settimo rialzo applicato dallo scorso marzo ed è anche il più elevato. In questo modo la Russia mira a scongiurare la fuga di capitali e soprattutto a rendere pericoloso scommettere contro il rublo.

Altro percorso che Putin potrebbe intraprendere per rimarginare il problema, sarebbe aprire un dialogo con l’Occidente per trovare un punto d’incontro riguardo all’Ucraina. La distensione dei rapporti che sono ormai tesi da lungo tempo, potrebbe porre fine alle sanzioni con conseguenti vantaggi per entrambe le parti.

Jennifer Murphy

In cosa consistono le sanzioni alla Russia e quali sono le conseguenze per l’UE?

Negli ultimi mesi la così detta questione Ucraina ha occupato le testate di tutti i principali giornali tuonando a suon di report e condanne nei confronti della Russia. In relazione a questi fatti, si parla soprattutto di sanzioni che Stati Uniti e Unione europea hanno imposto a Putin per le sue azioni considerate scellerate e contro il diritto internazionale. E’ bene premettere che l’imposizione da parte di uno o più Paesi/organizzazioni (come ad esempio l’ONU) di sanzioni ad uno Stato che viola le leggi internazionali, è legittima e prevista dai trattati. Detto ciò, a cosa servono tali sanzioni? In cosa consistono? Quali svantaggi portano alla Russia e quali ai Paesi così detti sanzionatori?

A quale scopo USA e UE sanzionano la Russia?

A seguito dell’intromissione da parte della Russia nella crisi ucraina, Stati Uniti prima e Unione europea poi, hanno deciso di intervenire per “far cambiare idea” a Putin. Al fine di scongiurare un intervento militare  privilegiando la via del dialogo, si è inizialmente tentato di risolvere la questione per vie diplomatiche cercando cioè di comunicare e concludere il tutto pacificamente. In seguito della scarsa disponibilità russa a seguire queste vie, USA e UE hanno deciso di sanzionare il governo russo per dissuaderlo nel perpetuare tali atteggiamenti e per bloccare sul nascere una crisi che ormai però sembra diventata ingestibile.

In cosa consistono le sanzioni alla Russia?

Le sanzioni imposte riguardano principalmente l’ambito economico-finanziario ed i rapporti commerciali tra Russia, UE ed USA. Tra esse troviamo poi la compilazione di una sorta di “lista nera” di personalità russe o filorusse soggette a restrizioni. Tra queste vi è ad esempio Igor Sechin, il capo del gigante petrolifero Rosneft, il quale non può ottenere visti per abbandonare il suo Paese ed i beni da lui detenuti in Europa e USA sono stati congelati.

Altri due tipi di sanzioni riguardano limitazioni nelle esportazioni agro-alimentari da parte dei paesi Europei verso la Russia e lo stop dell’export di tecnologie che le consentano il miglioramento delle capacità militari. In riferimento a quest’ultima sanzione, nelle ultime ore, USA e UE si sono allineate sul blocco dell’accesso ai mercati dei capitali europei alle compagnie russe sul fronte dell’energia e della difesa. Grandi compagnie petrolifere come la stessa Rosneft o la Transneft, saranno sempre più limitate nella possibilità di cooperare con gruppi stranieri per lo sviluppo di tecnologie specializzate mettendo a rischio progetti miliardari.

Quali conseguenze per i Paesi sanzionatori?

Come spesso avviene in politica, ma non solo, esiste un rovescio della medaglia. Le sanzioni imposte alla Russia hanno delle spiacevoli conseguenze anche per chi sanziona, soprattutto in questo caso per l’Europa che costituisce uno dei maggiori partner dell’impero di Putin. Il così detto “effetto boomerang” costituisce  sempre più una realtà che una minaccia. Putin pronostica infatti che le sanzioni avranno un effetto negativo più sull’Europa che nella sua patria, e già minaccia lo stop del commercio delle auto usate provenienti dall’UE. Sta di fatto che le misure adottate colpiscono soprattutto l’economia di Francia, Italia e Germania, mettendo a rischio solo in quest’ultima 5 miliardi di euro e 130 mila posti di lavoro. Ricordiamo infatti che la Russia è il terzo partner commerciale dell’Unione, e per quanto riguarda l’agro-alimentare il quarto dell’Italia. La Commissione europea ha stanziato 125 milioni di euro di aiuti per far fronte al colpo economico che i paesi europei stanno subendo e subiranno nei prossimi mesi. Il tema però che più preoccupa è quello relativo al gas metano che, sempre secondo le minacce russe, non arriverà proprio in Europa. L’inverno è alle porte e la sola Germania soddisfa il suo fabbisogno di metano per il 40% attraverso i giacimenti russi. Si può quindi solo immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di simili ritorsioni.

Se l’UE non fosse così vincolata alla Russia dal punto di vista economico-commerciale, molto probabilmente ci sarebbe andata giù più pesante con le sanzioni, ma in primis per salvaguardare sé stessa, mira a cooperare con Putin per fronteggiare il problema ucraino.

 

Jennifer Murphy