Cos’è il PNR? Privacy a rischio?

Il PNR, acronimo di Passenger name record o Registro passeggeri, costituisce uno dei meccanismi voluti dall’Europa e volti garantire maggiore sicurezza per gli Stati membri. Sebbene non ancora in funzione, l’idea di creare il PNR risale a tempi non sospetti (al 2007) ben prima degli attentanti che hanno scosso il Vecchio continente negli ultimi mesi. Ma di cosa di tratta? Perché non è ancora stato attivato?

Cos’è il PNR e qual è la sua storia

Il Registro passeggeri come dice la parola stessa consisterebbe nella raccolta dei dati di chi compie viaggi aerei sia intra-UE che extra-UE. I dati in questione sarebbero: nome, indirizzo, numero di telefono, dati della carta di credito, itinerario di viaggio, biglietti e bagagli. Le compagnie aeree verrebbero quindi obbligate a mettere a disposizione le informazioni alle forze dell’ordine europee per 6 mesi. Per i restanti 4 anni e mezzo verrebbero conservati in un database ma la loro consultazione richiederebbe una particolare e complessa procedura.

L’idea di creare il PNR risale al 2007 proprio con l’intento di rafforzare i controlli dei confini intra ed extra europei a salvaguardia dei cittadini da possibili atti terroristici o reati come lo spaccio e altre forme di criminalità. I numerosi tentativi di approvazione si sono però rivelati negli anni inconcludenti, a causa soprattutto della reticenza di alcuni Stati che vedono l’iniziativa come una minaccia per la privacy. Per questi motivi nel 2013 la misura venne rigettata in quando accusata di ledere i diritti fondamentali e la protezione dei dati personali.

A seguito degli attentati di Parigi il tema è tornato alla ribalta e i deputati si stanno impegnando nella realizzazione di un progetto di vecchia data. Il 10 dicembre la Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni ha dato il proprio appoggio per l’approvazione della direttiva considerata particolarmente ambiziosa. Inoltre a partire da gennaio 2016 è prevista la creazione del Centro europeo antiterrorismo che garantirà un maggiore coordinamento delle azioni nazionali. Nella giornata di domani il Parlamento europeo riunito nella plenaria di Strasburgo voterà il dossier del quale si continuerà a discutere anche nell’anno in arrivo.

Pericolo per la privacy?

Ad oggi i dati sopracitati sono già a disposizione delle compagnie aeree, a cambiare sarebbe solo l’accesso da parte delle forze dell’ordine. La questione privacy sta molto a cuore agli Stati che faticano ancora una volta a cedere parte della loro sovranità all’UE, pur trattandosi di un accordo tra governi nazionali e non istituzioni. In realtà spetterà proprio alle autorità dei singoli Paesi garantire le tutele e verificare la legittimità dell’utilizzo dei dati per fini che non esulino quelli specificati nella direttiva.

È bene poi specificare che verrebbe fatta distinzione tra voli extra europei (spostamenti da un Paese terzo verso l’UE e viceversa) e intra europei: nel secondo caso infatti gli Stati non sarebbero obbligati ad applicare le disposizioni ma solo su base volontaria e su richiesta di un altro Paese.

La strada si preannuncia ancora in salita. Mentre il Belgio ha deciso di attivare il PRN autonomamente ancora prima del raggiungimento dell’accordo tra i membri, il voto definitivo è previsto per il 2016 passando prima dal Parlamento e poi dal Consiglio UE. In seguito, trattandosi di una direttiva, si passerebbe alla ricezione da parte degli ordinamenti nazionali la quale richiederebbe tempo ulteriore (al massimo due anni). In ogni caso non si può certo parlare di una sconfitta di Schengen, come annunciato da alcuni, ma piuttosto di un suo rafforzamento data la maggiore collaborazione tra Stati intenti al raggiungimento di un obiettivo comune.

 

Jennifer Murphy

Chi è Dijsselbloem Presidente dell’Eurogruppo?

In questi giorni concitati in cui la questione greca ha portato a dire tutto ed il contrario di tutto, nuove e vecchie facce hanno presto occupato gli schermi dei nostri televisori con nomi già sentiti ma dei quali spesso ignoriamo il significato e la provenienza. Indiscusso protagonista delle trattative per evitare il default (per ora scongiurato) di Atene è il Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Da dove viene il già soprannominato “Dottor euro”? Quali sono i suoi compiti?

L’Eurogruppo

L’Eurogruppo è un organo informale (non è un’istituzione europea) composto dai ministri delle finanze dei Paesi della zona euro (19 Stati) e si riunisce alla vigilia di ciascun “Consiglio Economia e finanza”, comunemente chiamato ECOFIN composto invece da tutti i ministri dell’economia degli Stati dell’UE. Il compito principale dell’Eurogruppo è quello di garantire il coordinamento delle politiche economiche degli Stati dell’eurozona.

Il Presidente dell’Eurogruppo

Il Presidente dell’Eurogruppo viene eletto ogni 2 anni e mezzo dall’Eurogruppo stesso e può essere rieletto per un secondo mandato. I compiti del Presidente sono: presiedere le riunioni dell’Eurogruppo e stabilirne gli ordini del giorno, elaborare il programma di lavoro a lungo termine, presentare i risultati delle discussioni dell’Eurogruppo, rappresentare l’Eurogruppo nei consessi internazionali, informare il Parlamento europeo delle priorità dell’Eurogruppo.

Chi è Dijsselbloem

Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese attualmente ministro delle finanze del governo Rutte e dal 2013 è sia Presidente dell’Eurogruppo sia del Consiglio dei governatori del Meccanismo di stabilità. La sua scarsa esperienza diplomatica è stata criticata da molti creando scetticismo intorno alla sua elezione. Il suo predecessore era infatti Jean-Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione europea, i cui modi erano ben diversi dall’olandese ritenuto da alcuni troppo sfacciati, non teme infatti di dire le cose “fuori dai denti”. Questa sua naturalezza, per alcuni sintomo di inesperienza, ha infatti creato uno sgradevole precedente: alla vigilia della nomina di Juncker alla presidenza della Commissione, Dijsselbloem in un’intervista avrebbe scherzato sul fatto che il lussemburghese fosse un “fumatore e bevitore incallito” (pettegolezzo per altro già sentito tra i corridoi di Bruxelles). A seguito di questo scivolone l’olandese si è scusato ripetutamente ed ora la “crisi diplomatica” sembra del tutto superata. Spesso accusato di essere un “tedesco con gli zoccoli”, cioè particolarmente assertivo riguardo alla linea tedesca, è stato rieletto recentemente (luglio 2015) per il suo secondo mandato “battendo” lo spagnolo Luis de Guindos. La sua seconda elezione è avvenuta in un condizione di particolare incertezza a causa della crisi greca e quindi la scelta di riconfermare la sua nomina può essere interpretata come la volontà di garantire continuità in una condizione già abbastanza complicata e critica.

La falsa laurea

Particolare scandalo ha destato la scoperta fatta nel 2013 riguardante le false dichiarazioni circa i suoi studi. Nel suo curriculum infatti dichiarava di aver conseguito una laurea in economia e politica agraria presso l’Università di Wageningen (Paesi Bassi) ed un prestigioso Master presso l’Università di Cork (Irlanda). A seguito di alcune indagini è emerso però che presso quest’ultima Dijsselbloem avrebbe svolto solo delle attività di ricerca senza però il conseguimento di alcun titolo. Giustificando l’accaduto con un banale errore di traduzione il curriculum è stato subito aggiornato e corretto.

 

Jennifer Murphy

Giorni d’Europa: l’istituzione del Parlamento europeo

Il 18 aprile 1951 venne istituito il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo attualmente è l’unica istituzione europea ad essere eletta direttamente dai cittadini dell’UE ma non è sempre stato così. Quando è stato istituito nel 1951 era composto da appena 78 membri che venivano nominati dai singoli governi nazionali e solo nel 1976 viene decisa la sua elezione a suffragio universale. Oggi questa importante istituzione conta 751 componenti ed ogni Stato ha diritto ad un numero di seggi proporzionale alla propria popolazione: dai 96 detenuti dalla Germania ai 6 di Malta. Da molti definito come unico garante della democrazia nell’Unione, viene spesso osteggiato per le tre sedi delle quali dispone: Strasburgo (Francia), Bruxelles (Belgio) e Lussemburgo (Lussemburgo).

 

Scopri di più su: perchè il Parlamento europeo ha tre sedi, come avviene la sua elezione, chi è il suo Presidente

Jennifer Murphy

Nuovi accordi UE-Turchia sull’immigrazione

Mario Borghezio, europarlamentare aderente al gruppo dei NI cioè i non iscritti ed esponente della Lega Nord, negli scorsi giorni ha dichiarato la sua preoccupazione alla Commissione europea circa la firma dei nuovi accordi sull’immigrazione tra Turchia e Unione europea. Secondo il leghista tali patti e quelli futuri metterebbero in serio pericolo l’Europa intera per l’accesso facilitato dei foreign fighter (combattenti dell’ISIS o di altre organizzazioni terroristiche). Da anni la Turchia si prodiga per entrare a far parte dell’UE e con gli Accordi di Ankara i suoi propositi si sono via via sempre più realizzati, ma ad oggi rimane un Paese candidato all’ingresso nell’UE e non un membro effettivo. Cosa cambia con questi accordi? Costituiscono realmente un rischio per i paesi europei o al contrario portano loro dei vantaggi?

La politica Europea sui visti e la loro liberalizzazione

L’attuale legislazione europea prevede che ai cittadini stranieri che si recano nello spazio Schengen e soggetti all’obbligo del visto (tra questi anche i cittadini turchi) venga rilasciato un visto comune Schengen. Esso permette la libera circolazione in tutto lo spazio Schengen durante il suo periodo di validità. Tale periodo non può superare i 90 giorni (regolamento UE n. 539/2001).

La maggiore preoccupazione di Borghezio, ma anche di altri politici europei di spicco, è la possibile liberalizzazione dei visti per accedere dalla Turchia all’Europa con estrema facilità. È quello a cui il Paese punta da molti anni ma tale libertà non gli è mai stata concessa dall’UE e nemmeno ora con l’accordo di riammissione.

Ultimi accordi tra UE e Turchia sull’immigrazione

Dal 2002 tra le due potenze sono iniziate le negoziazioni su un possibile accordo di riammissione delle persone in posizione irregolare giunte in Europa tramite la Turchia, cioè tutti coloro i quali varcano le frontiere europee clandestinamente. Grazie alla firma di questi accordi il Paese si impegna nei confronti dell’UE a riammettere sul proprio territorio tali persone, accordi che non riguardano però i rifugiati protetti dalla Convenzione di Ginevra. La deputata tedesca Renate Sommer (Partito Popolare Europeo-PPE) si dichiara fiduciosa nei confronti della Turchia, sottolineando come questi accordi costituiscano un’ulteriore salvaguardia per i paesi europei dall’immigrazione clandestina in quanto aumentano i controlli presso le frontiere turche.

Per anni la Turchia aveva rifiutato di collaborare con l’UE su questa materia ma ora avrebbe cambiato idea con la prospettiva di una possibile liberalizzazione dei visti, privilegio già concesso a cittadini non europei come serbi e macedoni. “Il futuro della liberalizzazione dipende ora dalla maniera in cui la Turchia implementerà l’accordo” afferma Sommer senza sbilanciarsi troppo in merito.

L’accordo prevede un sostegno tecnico e finanziario fornito dall’UE per consentire una migliore sorveglianza delle frontiere turche con la Grecia ma anche con Siria, Iran e Iraq. Se ben implementato tale accordo si prospetta vantaggioso per i paesi europei, è “politicamente normale” che la Turchia chieda qualcosa in cambio ma non è detto che alla fine l’ottenga. È nell’interesse del Paese agire a favore dell’Unione dato il suo decennale impegno per l’ingresso in Europa, ed in un periodo dove la minaccia dell’ISIS si fa sempre più reale, i paesi europei sono pronti a stringere alleanze che per alcuni possono sembrare scomode. Per entrare in vigore l’accordo di riammissione deve ora ottenere la ratifica formale dall’Unione europea e dalla Turchia.

 

Jennifer Murphy

Trattato transatlantico USA-UE: manna dal cielo o terribile condanna?

A giugno del 2013 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e l’allora Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, hanno dato ufficialmente il via alle negoziazioni per l’istituzione del Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership) del quale in realtà si discute in via ufficiosa da più di dieci anni. Molti sostengono che le trattative celate dalla segretezza istituzionale e dalla scarsa informazione dei media, nascondino chissà quali complotti internazionali. Ma cos’è il TTIP e quali i temi negoziati?

Cos’è il TTIP

Come definito dalla stessa denominazione, il Trattato transatlantico è un accordo commerciale di libero scambio in via di negoziazione tra Stati Uniti e Unione europea. Proprio perché ancora in fase di negoziazione le informazioni ufficiali sono poche e, come avviene spesso in questi casi, la confusione regna sovrana. Il Trattato coinvolge i 50 Stati degli USA e i 28 dell’UE ed interessa 820 milioni di cittadini. Alcuni studi prospettano che l’entrata in vigore dell’accordo comporterebbe solo per l’Italia un aumento del PIL tra lo 0,5 ed il 4% ed un +28% per le esportazioni. Diminuzione della burocrazia e crescita economica i vantaggi prospettati dai favorevoli, crisi del commercio interno e predominio delle multinazionali le denunce degli scettici.

Nel 2013 appena iniziate le negoziazioni, l’Unione europea ha redatto un documento (liberamente consultabile a questo link http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/october/tradoc_151796.pdf) nel quale risponde ad alcuni quesiti e spiega le principali tematiche che saranno affrontate durante le contrattazioni.

Quali sono gli obiettivi del TTIP

L’obiettivo del TTIP è la creazione di un’area di libero scambio tra USA ed UE. Per fare ciò occorre favorire l’armonizzazione delle norme esistenti nei due continenti in modo da rendere più facile e meno burocratico il commercio tra le due sponde dell’Atlantico.

Un esempio fatto nello stesso documento della Commissione sopra citato, evidenzia come un’auto omologata negli Stati Uniti che presenta garanzie di sicurezza del tutto simili a quelle europee, debba essere comunque sottoposta a controlli una volta giunta in Europa. Con il TTIP questo passaggio potrebbe essere evitato grazie ad un’armonizzazione delle leggi.

Timori per la democrazia e per gli interessi dei cittadini

Associazioni e singoli cittadini si interrogano sui possibili effetti negativi del Trattato. Molte le critiche intorno alla scarsa democraticità del provvedimento e del mancato coinvolgimento della cittadinanza delle negoziazioni, ma la Commissione assicura che Parlamento e Consiglio europeo, nonché il Congresso degli Stati Uniti, saranno chiamati al voto per l’approvazione o la bocciatura del testo al termine dei negoziati. Spetterà quindi ai rappresentati dei cittadini l’ultima parola in merito.

Le istituzioni europee garantiscono poi che la regolamentazione vigente non sparirà ma verranno ancora una volta posti al centro dell’attenzione la salvaguardia dei consumatori e dell’ambiente. La possibile introduzione incontrollata in territorio europeo degli OGM (organismi geneticamente modificati) è un altro tema che divide fortemente scettici e favorevoli, ma l’UE dichiara che l’atto legislativo fondamentale dell’UE in materia di OGM non rientrerà nei negoziati e che quindi non verrà modificato.

Un trattato di simile portata, se approvato, costituirebbe una svolta storica a livello globale ed è quindi normale che susciti tanto interesse e scetticismo. Difficile ora stabilire con certezza le possibili conseguenze della sua ratifica data l’assenza di un testo finale. Occorrerà quindi attendere presumibilmente la fine del 2015 per avere in mano qualcosa di più concreto.

 

Jennifer Murphy

Donald Tusk nuovo Presidente del Consiglio europeo: chi è e quali i suoi ruoli

Nel mese di agosto a Bruxelles, insieme alla nomina dell’Alto rappresentante dell’UE Federica Mogherini, è stato scelto il nuovo Presidente del Consiglio europeo. Il polacco Donald Tusk ha assunto formalmente l’incarico il 1° dicembre 2014 sostituendo il belga Herman Van Rompuy in carica da cinque anni. Ma chi è Tusk? E più in generale che ruolo ha il Presidente del Consiglio europeo e come viene scelto?

Chi è Donald Tusk

Donald Tusk è un politico polacco di 57 anni appartenente al PPE (Partito popolare europeo). La sua carriera politica inizia nel 1988 e dal 2007 al 2014 ha ricoperto il ruolo di Primo ministro della Polonia esercitando due mandati consecutivi. Essendo di estrazione popolare, sostiene fortemente la causa di un’Europa più integrata ma, al contrario del suo collega Jean Claude Juncker (Presidente della Commissione europea), non ha spinte federaliste. Proprio per questo motivo la sua nomina è stata fortemente sostenuta da David Cameron (al contrario di quella di Juncker). Oltre all’approvazione da parte del Primo Ministro inglese, Tusk ha ottenuto l’appoggio dal Cancelliere Angela Merkel secondo la quale il polacco sarebbe l’erede ideale di Van Rompuy.

Donald Tusk insieme a Herman Van Rompuy ex Presidente del Consiglio europeo
Il neo Presidente Donald Tusk insieme a Herman Van Rompuy 

Come viene nominato e quanto dura il suo mandato

Il Presidente del Consiglio europeo viene eletto dai membri del Consiglio stesso (composto dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri) attraverso il voto a maggioranza qualificata. Il mandato del Presidente dura due anni e mezzo ma può essere rinnovato per una seconda ed unica volta, come nel caso di Van Rompuy che ha esercitato due mandati consecutivi. Durante l’incarico il Presidente non può contemporaneamente ricoprire incarichi a livello nazionale.

La scelta del Presidente avviene tra una rosa di illustri politici europei tenendo conto del necessario mantenimento dell’equilibrio tra le cariche. Non è infatti pensabile che diversi incarichi possano essere assegnati contemporaneamente a persone della stessa nazionalità: non si avranno mai alla presidenza della Banca centrale europea e a quella del Parlamento due italiani o due tedeschi simultaneamente. Gli incarichi sono quindi il più bilanciati possibile dal punto di vista della provenienza e si cerca, non senza difficoltà, di garantire anche la parità di genere, attualmente però tutti i ruoli di presidenza più importanti come Parlamento, Consiglio europeo, Commissione e BCE, sono assegnati a uomini.

Ruoli del Presidente del Consiglio europeo

I ruoli del Presidente sono stabiliti nel Trattato sull’Unione europea. Essi in sintesi sono: presiedere e animare i lavori del Consiglio europeo; assicurare la preparazione e continuità dei lavori dello stesso cooperando con il Presidente della Commissione europea; facilitare coesione e consenso all’interno del Consiglio esercitando il ruolo di mediatore; informare tramite delle relazioni il Parlamento europeo circa le attività del Consiglio.

Il ruolo del Presidente del Consiglio è stato fortemente rafforzato tramite il Trattato di Lisbona del 2009. In precedenza la Presidenza del Consiglio europeo veniva assunta a rotazione di sei mesi da uno Stato membro, come avviene attualmente per la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, altra e diversa istituzione dell’UE.

 

Jennifer Murphy

Cos’è e come funziona il bilancio europeo

In questi giorni a Bruxelles si sta discutendo, non senza difficoltà, l’adozione del bilancio europeo 2015. L’accordo fatica ad arrivare e le istituzioni coinvolte sono ancora lontane dal giungere ad una conclusione. Quello del bilancio è un tema caldo che ogni anno si ripresenta e comporta lunghe discussioni e non poche polemiche. Ma cos’è il bilancio europeo? Chi lo definisce e da dove arrivano i soldi?

Perché un bilancio europeo comune e come viene definito

Il bilancio europeo esiste affinché Stati con comuni interessi in settori strategici possano unire le proprie risorse per spenderle meglio. L’obiettivo è proprio quello di finanziare più efficacemente gli interventi. Ogni cittadino europeo, anche se non se ne accorge, beneficia in un modo o nell’altro di questi soldi.

Il bilancio europeo si basa sul così detto Quadro finanziario pluriennale (QFP) che trasforma le priorità politiche in investimenti. Esso costituisce un piano di spesa per i successivi 5-7 anni, stabilendo il massimale annuale ed i settori d’intervento. I finanziamenti, una volta adottati tramite il bilancio, vengono erogati attraverso programmi (come il programma LIFE per l’ambiente) o fondi (come i Fondi sociali o di coesione).

Dove vengono spesi i soldi e quali sono gli obiettivi del bilancio

Gli ambiti di interesse del bilancio sono principalmente cinque: economia, agricoltura, giustizia e immigrazione, contesto internazionale, amministrazione (parte dedicata al funzionamento delle istituzioni europee). I finanziamenti saranno quindi indirizzati ad esempio verso lo sviluppo di forme innovative di energia, dei trasporti, delle nuove tecnologie, dei cambiamenti climatici, ecc. …. Ciò che non finanzia sono settori come la scuola, le forze di polizia e la protezione sociale che rimangono ad oggi nelle mani dei singoli Stati.

Il bilancio serve ad investire i soldi in settori con priorità specifiche. Tra queste troviamo: favorire la crescita e l’occupazione attraverso investimenti nella ricerca e nell’innovazione; incoraggiare la coesione economica tra gli Stati attraverso una maggiore crescita sociale e del territorio riducendo le disparità; garantire la sicurezza alimentare attraverso un’agricoltura controllata; tutelare i consumatori attraverso la salvaguardia dei diritti dei cittadini.

Da dove arrivano i soldi

I soldi che finanziano il bilancio europeo provengono da risorse proprie degli Stati derivanti da: dazi doganali ed importazioni, IVA, PNL (Prodotto nazionale lordo), altro.

Chi adotta il bilancio

Il bilancio va adottato ogni anno per l’anno successivo. Attualmente gli Stati stanno discutendo l’approvazione di quello del 2015 per un ammontare di 140 miliardi di euro. L’adozione segue un iter prestabilito che vede il coinvolgimento di: Commissione europea, la quale presenta il progetto, Parlamento e Consiglio europeo che valutano la proposta ed eventualmente la modificano risottoponendola all’attenzione della Commissione. Se le parti non riescono a raggiungere un accordo, si attiverà un Comitato di conciliazione con la possibilità di giungere perfino ad una totale bocciatura del piano e la conseguente riscrittura dello stesso. La Commissione infine ha il compito di vigilare su esecuzione e rispetto del bilancio.

 

Jennifer Murphy

Cosa fa la Commissione europea?

A partire dal 1° novembre si è insediata la nuova Commissione europea di Jean-Claude Juncker. Da lui ci si aspetta molto, soprattutto che porti più stabilità e concretezza in quella che è considerata il cuore dell’Unione. Ma esattamente di cosa si occupa la Commissione? Quali i suoi ruoli e le sue caratteristiche?

Cos’è la Commissione europea?

La Commissione è una delle principali istituzioni europee. Considerata una sorta di “esecutivo”, ha sede nel Palazzo Berlaymont a Bruxelles (Belgio). È composta da 28 membri (uno per ogni Stato membro, per conoscere i loro volti basta andare su questo sito: http://ec.europa.eu/commission/2014-2019_it) ed ha un mandato di cinque anni.

Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea
Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea

Indipendenza

Il Trattato sull’Unione europea specifica che: “I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza” e che “la Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza […] i membri non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo”. Ciò significa che nello svolgere i suoi compiti ha l’obbligo di rappresentare l’interesse dell’intera Unione e non di farsi portavoce di volontà di singoli Stati o partiti.

Ruoli

Detiene il diritto di iniziativa legislativa

La Commissione ha il compito di proporre quelle che poi, attraverso un lungo processo che coinvolge il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea, diventeranno le leggi dell’UE.

Vigila sul rispetto del diritto europeo

Altro compito fondamentale è quello del controllo sull’attuazione del diritto europeo nei vari Stati membri: se uno di essi non rispetta una norma europea rischia una sanzione da parte della Commissione attraverso una procedura d’infrazione.

Fissa gli obiettivi dell’intera Unione

Spetta alla Commissione l’incarico di stabilire quali debbano essere gli obiettivi e i traguardi da raggiungere nei vari ambiti in cui agisce. Per citarne alcuni: attuare la strategia Europa 2020 per uscire dalla crisi economica e promuovere una crescita e un’occupazione sostenibili, consolidare i diritti e la sicurezza dei cittadini europei, svolgere un ruolo di punta nell’affrontare i cambiamenti climatici, rafforzare il ruolo dell’Europa sulla scena mondiale.

Stabilisce il bilancio dell’UE

È la Commissione che decide come “spendere” i soldi: ogni anno l’UE stabilisce come spenderà i propri soldi l’anno successivo. In questo processo vengono coinvolti (come per il processo legislativo) anche il Consiglio dell’UE e il Parlamento che devono approvare la proposta di spesa della Commissione.

Rappresenta l’UE nel mondo

Quando c’è un meeting o la necessità di fare accordi a livello internazionale è la Commissione, o meglio il suo Presidente, che fa le veci dell’Unione europea.

 

Jennifer Murphy

Federica Mogherini nuovo Alto rappresentante dell’UE, come è stata nominata e che ruolo avrà?

Questa mattina leggendo i giornali o semplicemente accendendo la TV su qualsiasi TG, ci siamo accorti che l’argomento del giorno è la nomina di Federica Mogherini al ruolo di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, anche detto Mister o, in questo caso, Lady PESC (acronimo di politica estera e sicurezza comune). Ecco che il celato patriottismo degli italiani torna a galla con prepotenza, un po’ come quando ci troviamo all’estero e l’Italia fa tutto meglio degli altri. Molto probabilmente se l’elezione non fosse caduta su un’italiana/o neanche se ne sarebbe parlato o comunque molto meno, nelle stesse ore infatti è stato nominato il polacco Donald Tusk come nuovo Presidente del Consiglio europeo, ma a mala pena è stato mostrato il suo volto. Indubbiamente, grazie alla nomina della Mogherini, l’Italia ha ricevuto un importante riconoscimento, ma molti non hanno la più pallida idea di cosa faccia l’Alto rappresentante e di come venga eletto.

Come viene nominato l’Alto rappresentante?

L’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE viene nominato dai membri del Consiglio Europeo (composto dai vari capi di Stato e di Governo dei 28 paesi membri dell’UE) con l’accordo del Presidente della Commissione europea. Se il Parlamento europeo approverà la nomina della Commissione Juncker, a partire dal 1° novembre 2014 il nuovo Alto rappresentante sarà appunto Federica Mogherini il cui incarico durerà cinque anni.

Che ruolo ha l’Alto rappresentante?

La futura Lady PESC, andando a sostituire la britannica Catherine Ashton, si occuperà di guidare la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, andando a presiedere ogni Consiglio Affari esteri, cioè la riunione mensile che avviene a Bruxelles tra i ministri degli esteri dei Paesi membri.

Il suo compito principale è quello di portare avanti una politica comune nell’ambito della sicurezza e della politica estera, conducendo, a nome dell’Unione, il dialogo politico con gli altri Paesi ed esprimendo la posizione dell’UE nelle organizzazioni internazionali. Purtroppo, per quanto riguarda la politica estera, l’UE ad oggi risulta ancora molto carente, basti pensare che non esiste un esercito europeo e anche per questo motivo l’Europa fatica a prendere decisioni comuni su importanti temi di politica internazionale come la questione Ucraina o Israelo-Palestinese.

L’Alto rappresentante, in quanto tale, ricopre anche il ruolo di Vicepresidente della Commissione europea. Altro compito è quello di verificare che la posizione del Parlamento europeo venga sempre tenuta in considerazione quando si discutono temi di politica estera, ed inoltre coordina gli aspetti civili e militari delle missioni di pace dell’UE.

Da sinistra verso destra: Tusk neo eletto Presidente Consiglio europeo, Van Rompuy Presidente uscente e Mogherini nuovo Alto rappresentante dell'UE
Da sinistra verso destra: Tusk neo eletto Presidente Consiglio europeo, Van Rompuy Presidente uscente e Mogherini nuovo Alto rappresentante dell’UE

Perché proprio Federica Mogherini?

Già qualche mese fa il Governo Renzi aveva proposto la Mogherini (Ministro degli esteri italiana) per il ruolo in questione. La sua candidatura è stata subito ben vista dell’UE in quanto donna, sufficientemente giovane (41 anni) e perché si è dimostrata volenterosa ed impegnata nei vari Consigli dei ministri degli esteri del Consiglio dell’Unione europea. Da ogni parte sono arrivati complimenti e “benedizioni”, in primis da Giorgio NapolitanoMatteo Renzi, e poi anche da prestigiosi volti europei. Juncker (futuro Presidente della Commissione europea) l’aveva già precedentemente definita «Molto competente e convintamente europeista», mentre Van Rompuy (Presidente uscente del Consiglio europeo) ha affermato «E’ stata in prima linea in questo momento così difficile a livello internazionale. Siamo certi che confermerà il grande impegno europeista dell’Italia. E’ il nuovo volto dell’Europa».

Vedremo quindi se Federica Mogherini riuscirà a soddisfare le molteplici aspettative in lei riposte, e chissà magari sarà in grado di far si che anche questo ambito così delicato come la politica estera possa essere lasciata meno agli Stati e più all’Europa.

 

Jennifer Murphy

Nomina dei commissari europei, come avviene e chi li sceglie

Sono passate poco più di due settimane da quanto Jean-Claude Juncker è stato eletto ufficialmente futuro Presidente della Commissione europea dal Parlamento EU, ora è tempo di scegliere coloro che insieme al Presidente andranno a comporre la nuova Commissione che rimarrà in carica per i prossimi cinque anni. Sulle testate giornalistiche vengono indicati una serie di nomi dei possibili candidati per ogni Stato membro, ma come avviene nel concreto la nomina dei commissari? Con quali criteri vengono scelti?

Da quante persone è composta la Commissione europea?

La Commissione europea è composta in totale da 28 membri: il Presidente della Commissione più un commissario per ogni Stato membro, ad ogni commissario, basandosi sulle sue conoscenze e sul trascorso politico, viene assegnato un settore di responsabilità (giustizia, trasporti, industria, ambiente, mercato interno, istruzione, ecc..).

Come vengono scelti i commissari europei?

Il processo di nomina dei futuri commissari europei segue un iter prestabilito che vede il coinvolgimento prima del Consiglio europeo, cioè dei Capi di Stato e di governo di ogni Stato membro, e successivamente del Parlamento europeo. Quindi, anche se i commissari non vengono scelti direttamente dal popolo europeo, la loro nomina passa attraverso persone che sono scelte dai cittadini tramite il voto: il Parlamento europeo tramite le elezioni europee, il Consiglio europeo tramite le elezioni nazionali. Una volta che il Consiglio europeo ha scelto il Presidente della Commissione, e dopo il parere positivo del Parlamento, si procede con la scelta dei futuri commissari. Ogni Stato membro proporrà un candidato commissario al Presidente della Commissione, il quale, una volta formata la squadra, andrà a proporla al Parlamento europeo e qui viene la parte più difficile.

Il ruolo del Parlamento europeo nella scelta dei commissari

Quando un qualsiasi cittadino intende candidarsi per un posto di lavoro, quest’ultimo verrà sottoposto ad un colloquio sia conoscitivo che relativo alla sue conoscenze, più o meno la stessa cosa avviene per i candidati commissari. Ogni candidato viene infatti sottoposto all’esame del Parlamento europeo per stabilire se sia o meno adatto al ruolo che dovrà andare a ricoprire. Sono le così dette audizioni parlamentari che si snodano attraverso diverse fasi nelle quali il Parlamento valuterà per ciascun candidato: le competenze generali, l’impegno europeo, le garanzie di indipendenza personale, la conoscenza del potenziale portafoglio e le capacità di comunicazione. Esso inoltre presta particolare attenzione all’equilibrio di genere, garantendo la proporzione tra commissari donna e uomini. I vari step prevedono che, una volta valutato il curriculum vitae del candidato, esso viene sottoposto ad una serie di quesiti scritti legati a quella che sarà la sua area di competenza, successivamente dovrà sostenere un’audizione pubblica di tre ore. In seguito si avrà la valutazione dei singoli commissari designati, per passare al voto di approvazione prima da parte del Parlamento europeo e poi del Consiglio europeo.

Si può quindi affermare che la scelta dei commissari sia un processo particolarmente lungo e controllato al fine di garantire che ciascun membro sia adatto al ruolo che andrà a ricoprire, assicurando così il miglior funzionamento possibile della Commissione nella sua interezza. Il coinvolgimento di altre istituzioni come Parlamento e Consiglio fa capire che le nomine a livello europeo siano particolarmente accurate e basate su più fattori. Attualmente si è alla fase della lista dei candidati che verrà resa nota a settembre, dopo di che si inizierà la fase di valutazione e votazione che si dovrà concludere entro novembre dato che l’attuale mandato della Commissione di Barroso scadrà il 31 ottobre 2014.

 

Jennifer Murphy