Giorni d’Europa: l’istituzione di Frontex

Il 1° maggio 2005 venne istituita Frontex

Frontex, il cui nome per esteso è Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, è diventata tristemente famosa negli ultimi anni a causa dei continui sbarchi di immigrati sulle coste del Mediterraneo. Nata ufficialmente il 1° maggio del 2005 e con sede a Varsavia (Polonia), Frontex è un’istituzione europea volta principalmente a garantire un maggior coordinamento tra gli Stati membri (ed in particolare tra coloro che aderiscono agli Accordi di Schengen) nella gestione delle frontiere esterne. Nonostante il compito di pattugliare i confini spetti tutt’ora ai singoli Paesi, Frontex ha l’obbligo di intervenire qualora uno Stato si trovasse in difficoltà, come attualmente l’Italia. L’Agenzia viene spesso accusata di essere inadeguata nello svolgimento dei suoi compiti e scarsamente finanziata dall’UE, ma occorre ricordare che non essendo una vera e propria “polizia europea” le sue azioni ed interventi risultano particolarmente limitati.

 

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Jennifer Murphy

Immigrazione: i limiti dell’Europa

Di fronte a queste morti annunciate nel mar Mediterraneo, molti si chiedono cosa bisogna fare per fronteggiare una situazione divenuta ormai incontrollata ed incontrollabile. L’assenza dell’Europa in questi tragici giorni è sulla bocca di tutti: perché l’Europa non c’è? Perché non interviene come dovrebbe?

L’assenza di un politica comune sull’immigrazione

Nonostante il Parlamento europeo con l’ultimo Trattato di Lisbona si sia ufficialmente impegnato per promuovere una politica comune sul tema dell’immigrazione, o quanto meno un’armonizzazione delle leggi vigenti ed una maggiore solidarietà, ad oggi i singoli Stati membri detengono autonomia in questo ambito. Difficile quindi puntare il dito contro Bruxelles data l’inesistenza di accordi in tal senso.

Un discorso a parte va però fatto per quanto riguarda l’immigrazione clandestina e coloro che giungono sulle coste del Mediterraneo col diritto di chiedere asilo in Europa. Non si tratta infatti di una questione puramente legale ma soprattutto morale. Spesso l’Europa viene accusata di essere troppo presente quando si tratta di economia o di diritto comunitario ed invece viene invocato a gran voce il suo intervento quando si tratta di questioni come quella degli sbarchi. Il punto è che l’UE dovrebbe essere presente e basta in ogni situazione prevista dagli accordi tra i membri che si tratti di economia, di agricoltura o di diritti umani. L’Unione si basa infatti sulla solidarietà tra Stati diversi ma accomunati da obiettivi comuni. Il mancato aiuto nei confronti dell’Italia si cela dietro a leggi esistenti ma ciò non giustifica l’indifferenza diffusa. Stiamo infatti parlando della stessa Unione europea vincitrice del Premio Nobel per la pace nel 2012. Se i suoi Paesi vogliono dimostrare la solidarietà sulla quale l’Unione stessa è nata non c’è momento migliore di questo.

Il Regolamento di Dublino II e Triton

Un vincolo posto alla questione immigrati è il così detto Regolamento di Dublino II. Successore della Convenzione di Dublino del 1990, definisce sostanzialmente che quando un immigrato irregolare richiedente asilo giunge in uno Stato membro sia questo stesso Stato a doversi occupare della sua richiesta, ospitandolo per tutta la durata della procedura. È evidente come un accordo di questo tipo ponga i Paesi più soggetti agli sbarchi (ad esempio Italia e Malta) in una condizione di squilibrio rispetto agli altri.

Tali elementi mostrano la presenza di buchi nel sistema già alla radice, questioni assolutamente da rivedere alla luce dei fatti accaduti. Le operazioni portate avanti in questi ultimi anni (Mare NostrumFrontex plus e Triton) non risolvono il problema alla fonte ma fungono da palliativi con un’azione legata ad un’emergenza mai risolta. Le falle di Triton erano palesi fin da subito: il dimezzamento dei fondi rispetto a Mare Nostrum, il ridotto numero di mezzi impegnati (navi, elicotteri, ecc..) e soprattutto l’adesione puramente volontaria degli Stati membri, mettono in luce un sistema fallimentare ed assolutamente inadeguato.

Si torna quindi sempre allo stesso punto: vogliamo più o meno Europa? Meglio fare da soli, come dicono alcuni, o l’Unione tutto sommato serve? Il cammino verso un’UE non solo economica ma soprattutto politica è stato frenato negli ultimi anni dalla crisi finanziaria, tale cammino andrebbe forse ripreso ora più che mai per costituire un’azione unitaria e solidale di fronte ad un problema destinato a ripresentarsi. Il dilemma rimane però lo stesso di sempre: gli Stati sono veramente disposti a cedere ulteriore sovranità ad un ente da molti riconosciuto come ostile? Fino ad adesso non sembra.

 

Jennifer Murphy

Frontex e Frontex Plus, cosa sono e quale ruolo hanno nella questione sbarchi

In un precedente articolo si è parlato di Mare Nostrum l’operazione messa in atto dall’Italia per fronteggiare la questione sbarchi a Lampedusa. Rispetto al 2013 gli arrivi complessivi ad oggi sono stati più del doppio: da 60 mila a 124 380 (108 172 dei quali solo in Italia). La situazione che si delinea è sempre più drammatica e le stragi che si stanno verificando negli ultimi mesi in Siria ed Iraq per mano dell’ISIS non fanno ben sperare. L’ONU stessa lancia l’allarme e sprona l’Europa ad una maggiore collaborazione: “Non dovrebbe esser lasciato a un solo Paese il compito di far fronte al massiccio flusso di migranti”, ha recentemente affermato il portavoce dell’ONU. In realtà un’entità volta a gestire e controllare le frontiere esterne dell’Europa esiste già e si chiama Frontex. Ma cos’è Frontex? Come nasce e perché non è stata in grado di contrastare questa crisi umanitaria?

Come nasce Frontex?

Nel 1995 l’Unione europea decise di permettere ai cittadini dei Paesi aderenti di poter circolare liberamente sul territorio europeo, senza cioè doversi sottoporre a controlli doganali e senza utilizzo del passaporto: si tratta degli Accordi di Schengen. La necessità successiva fu quella di gestire in maniera efficiente ed efficace il controllo delle frontiere esterne dell’UE. Per frontiere esterne si intendono frontiere terrestri e marittime degli Stati membri dell’UE, i loro aeroporti e porti marittimi. Per contrastare il problema in maniera congiunta nel 2004 nacque l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne (Frontex) che ha sede a Varsavia. Occorre precisare che Frontex non è una sorta di “polizia europea”, l’UE ad oggi non dispone di un FBI (polizia federale) all’americana.

Logo Frontex
Logo Frontex

Che ruoli ha Frontex?

Gli Stati aderenti all’UE e quelli firmatari degli Accordi di Schengen sono sotto la “protezione” di Frontex la quale si occupa, come pre-annunciato, di controllare i confini esterni ma anche di: effettuare controlli e pattugliamenti, aiutare gli Stati membri che necessitano di un’assistenza e/o di rinforzo nel controllo delle frontiere esterne, mettere a disposizioni gruppi di intervento rapido negli Stati membri che ne dovessero fare richiesta.

Immigrazione clandestina: un problema europeo e non solo italiano

Occorre precisare che ogni Stato europeo è ufficialmente responsabile dei propri confini esterni e quindi dei propri mari e dei propri porti. Frontex costituisce un controllo addizionale, una garanzia in più di protezione e salvaguardia. Di fronte alle migliaia di persone che si sono imbarcate alla volta delle coste soprattutto italiane, l’UE non è stata capace, o forse in parte non ha voluto esserlo, di dare una risposta e soprattutto risorse per salvare e aiutare coloro che per disperazione si sono diretti verso un futuro migliore o semplicemente alla ricerca di rifugio da guerre e violenze.

Dal momento che la maggioranza dei clandestini dichiara di arrivare con l’intento poi di spostarsi in altri paesi europei, la questione non è più unicamente legata all’Italia, che risulta in realtà essere un semplice approdo per un viaggio che si preannuncia molto più lungo. È chiaro quindi a tutti che l’arrivo di queste persone oltre ad essere una questione italiana lo diventa anche per il resto d’Europa.

Grazie all’operazione Mare Nostrum l’Italia con le sue uniche forze e risorse ha cercato fino ad oggi di aiutare coloro che sbarcano sulle coste soprattutto della Sicilia. L’Europa in tutto ciò a detta di molti ha fatto poco: troppi pochi i soldi messi a disposizione dagli Stati europei lasciando il tutto in mano all’Italia che inevitabilmente ha dovuto fare da sé.

Frontex Plus e la fine di Mare Nostrum (?)

Di fronte a continue pressioni da più parti finalmente, a seguito del vertice tenutosi a fine agosto tra il Ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano ed il Commissario agli Affari interni dell’Ue Cecilia Malmstroem, si è stabilito che a partire da novembre partirà l’operazione Frontex Plus che comporterà un rafforzamento dello sforzo europeo in tutto il Mediterraneo in tema di immigrazione e sbarchi. Il patto però appare flebile. Non è stato ancora stabilito chi e come parteciperà all’operazione , quali saranno i mezzi messi a disposizione e quali le risorse. L’adesione infatti sarà volontaria e ognuno potrà stabilire se, come e quanto contribuire all’operazione. L’Italia minaccia di porre fine a Mare Nostrum (che ricordiamo è nata puramente per fronteggiare una situazione di emergenza e non è un’istituzione permanente) se l’Europa non farà qualcosa di concreto. Intanto gli sbarchi non si fermano e le risorse stanno finendo, ricordiamo infatti che l’Italia spende 9,5 milioni euro al mese per le attività in mare.

 

Jennifer Murphy

Mare Nostrum, cos’è e a cosa serve

Sono diversi anni che il tema dell’immigrazione clandestina e degli sbarchi sulle coste italiane è diventato argomento del giorno nei tg nazionali, ma è evidente che tra il 2013 ed il 2014 il problema ha assunto proporzioni inimmaginate. Ogni giorno sulle coste mediterranee dell’Italia arrivano centinaia di disperati alla ricerca di una vita migliore e più dignitosa, spesso scappano dalla guerra e dalla fame magari con l’unico scopo di aiutare chi è rimasto in quei paesi del così detto Terzo mondo. Purtroppo però non sempre queste persone riescono a sopravvivere a viaggi estenuanti e al limite della sopportabilità umana. Per far fronte a tutto ciò l’Italia ha dato il via ad un’operazione denominata Mare Nostrum, ma cos’è e come agisce? Può bastare per arginare una simile emergenza umanitaria?

Cos’è Mare Nostrum?

Sarà una missione navale e aerea che dovrà mettere in condizione il Mediterraneo di essere un mare più sicuro, mentre oggi è una tomba” così l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta l’ha definita. Mare Nostrum è un’operazione militare ed umanitaria condotta dall’Italia ed attiva nel Mar Mediterraneo frutto della collaborazione di Marina Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa e Ministero dell’Interno. Nasce nel 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso soprattutto nello Stretto di Sicilia legato all’eccezionale flusso di migranti provenienti principalmente dai paesi del nord-centro Africa e dalla Siria. L’obiettivo dell’operazione è duplice: salvaguardare la vita in mare di chi si trovi in difficoltà, assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di immigrati, i così detti scafisti.

I numeri di Mare Nostrum

Da gennaio di quest’anno sono sbarcati quasi 70 mila profughi, 20 mila dei quali si sono spostati in paesi del Nord Europa mentre i restanti 50 mila sono rimasti in Italia. Da quando esiste Mare Nostrum l’Italia ha speso 600 milioni di euro per assistere i migranti, il Ministero dell’Interno spende circa 30 euro al giorno a persona per dar loro sostentamento. I soldi scarseggiano e molto probabilmente in un futuro non troppo lontano saranno insufficienti anche perché il fenomeno non cenna a rallentare ma anzi è in costante crescita.

Mare Nostrum e l’Unione europea

Occorre specificare che Mare Nostrum è un’operazione nata per fronteggiare una situazione di emergenza, non è quindi un’istituzione permanente. La questione dell’immigrazione clandestina che sta colpendo le nostre coste non può definirsi un problema nazionale ma europeo. Come detto in precedenza per i migranti l’Italia costituisce un semplice approdo e non una meta, spesso infatti una volta giunti in Sicilia si spostano in altri Paesi dell’Unione, da qui la necessità di unire forze e risorse a livello europeo senza lasciare più l’Italia in balia degli eventi. Mare Nostrum non basta a sostenere quest’emergenza, la carenza di risorse economiche e centri di accoglienza ha spinto il Governo italiano a chiedere aiuto agli altri Stati europei che però fino ad ora hanno dimostrato scarsa solidarietà sia nei confronti dell’Italia che dei migranti, dando come risposta un secco no alle richieste di aiuto. Un segnale importante è stato dato qualche mese fa dall’allora Presidente della Commissione europea Barroso, il quale ha affermato che il problema dell’immigrazione clandestina è una questione non solo italiana ma Europea e che quindi l’UE si adopererà al più presto per intervenire su tutti i fronti. La speranza è che nei prossimi mesi l’Italia riesca a portare in primo piano il problema nelle istituzioni europee, forte anche della sua Presidenza di turno al Consiglio dell’Unione europea.

Come risolvere la questione?

La Lega Nord, ed in particolare il suo Segretario Matteo Salvini, spinge affinché l’operazione Mare Nostrum venga interrotta in quanto costituisce una spesa economica troppo ingente, inoltre secondo Salvini accogliere i migranti comporterebbe svantaggi dal punto di vista del turismo, del lavoro e addirittura porterebbe l’Italia ad esporsi al rischio di epidemie. E’ evidente però che l’annullamento dell’operazione non porterebbe alla soluzione del problema ma comporterebbe unicamente un risparmio economico per l’Italia a discapito di centinaia di vite umane. Bisognerebbe invece spingere affinché l’intera Unione europea si adoperi per aiutare queste persone e trovare una via per risolvere il problema. Una soluzione tra tutte potrebbe essere quella di dialogare con i paesi dai quali provengono i clandestini, coinvolgendo anche organizzazioni internazionali come l’ONU al fine di trovare accordi e salvaguardare i diritti di queste persone.

 

Jennifer Murphy