Il fallimento del referendum in Lussemburgo

Nella giornata di ieri il popolo lussemburghese è stato chiamato al voto per un referendum promotore di quesiti abbastanza inusuali nel panorama europeo. Nonostante il Primo ministro Xavier Bettel (nella foto sopra) volesse apportare importanti cambiamenti alla Costituzione del Paese, il referendum non ha avuto l’esito desiderato. Vediamo di cosa si tratta.

I quesiti

Mentre la Gran Bretagna di Cameron mira a contrastare l’immigrazione, anche quella proveniente da Paesi europei, il Primo ministro del Lussemburgo ha fortemente voluto e sostenuto un referendum che, se fosse andato a buon fine, avrebbe reso il Paese tra i più innovativi nel panorama europeo dal punto di vista dei diritti degli stranieri. Il quesito che ha sicuramente destato più scalpore è infatti quello relativo alla concessione del diritto di voto agli stranieri residenti nel Paese da almeno 10 anni. Solo la metà della popolazione è infatti costituita da autoctoni, per questo motivo l’obiettivo del governo era quello di dare la possibilità anche a questi ultimi di votare alle elezioni nazionali (oltre a quelle europee ed amministrative come già avviene). Se il referendum fosse passato il Lussemburgo sarebbe stato il primo Paese europeo ad aver esteso il diritto di voto anche agli stranieri. Secondo gli oppositori, tra cui il partito dell’attuale Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, i cittadini dovrebbero prima acquisire la cittadinanza  e solo successivamente il diritto al voto.

Il secondo quesito riguardava invece l’estensione del diritto di voto ai sedicenni. Solo un votante su cinque ha dato il proprio consenso impendendo quindi al Lussemburgo di allinearsi all’Austria, unico Paese europeo nel quale attualmente è concesso il voto ai minori di 18 anni.

Il terzo ed ultimo quesito mirava a limitare a dieci anni la continuativa presenza di una stessa persona come membro del governo. Molto probabilmente se lo stesso quesito fosse stato posto in Italia il risultato sarebbe stato ben diverso. I lussemburghesi non sembrano temere la lunga permanenza al governo di una stessa figura di potere. Basti pensare che Juncker ha ricoperto la carica di Primo ministro del Granducato per ben diciotto anni consecutivi (dal 1995 al 2013), non sorprende quindi che anche questo quesito non abbia riscontrato particolare successo.

La volontà di Bettel di apportare importanti modifiche alla Costituzione è stata bloccata dalla bocciatura del suo popolo. Sicuramente non porrà però un freno alle volontà di innovazione e cambiamento delle quali il giovane Premier si è fatto da subito portavoce.

 

Jennifer Murphy

Giorni d’Europa: l’istituzione del Parlamento europeo

Il 18 aprile 1951 venne istituito il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo attualmente è l’unica istituzione europea ad essere eletta direttamente dai cittadini dell’UE ma non è sempre stato così. Quando è stato istituito nel 1951 era composto da appena 78 membri che venivano nominati dai singoli governi nazionali e solo nel 1976 viene decisa la sua elezione a suffragio universale. Oggi questa importante istituzione conta 751 componenti ed ogni Stato ha diritto ad un numero di seggi proporzionale alla propria popolazione: dai 96 detenuti dalla Germania ai 6 di Malta. Da molti definito come unico garante della democrazia nell’Unione, viene spesso osteggiato per le tre sedi delle quali dispone: Strasburgo (Francia), Bruxelles (Belgio) e Lussemburgo (Lussemburgo).

 

Scopri di più su: perchè il Parlamento europeo ha tre sedi, come avviene la sua elezione, chi è il suo Presidente

Jennifer Murphy

Cos’è una procedura di infrazione e quali le conseguenze per lo Stato colpito?

Spesso si sente parlare di procedura di infrazione attivata dalla Commissione europea nei confronti di un paese membro (molte volte purtroppo dell’Italia), una sorta di “bacchettata” da Bruxelles verso coloro che non rispettano il diritto comunitario. Ma cos’è una procedura di infrazione? Cosa comporta e quali le conseguenze?

Cos’è una procedura di infrazione?

Ogni qual volta viene scritta una nuova legge europea gli Stati membri sono tenuti ad includere la norma nel proprio regolamento e quindi a rispettarla e farla rispettare. Qualora uno Stato dovesse sottrarsi a uno di questi obblighi, la Commissione europea può aprire una procedura di infrazione nei suoi confronti coinvolgendo successivamente anche la Corte di Giustizia europea. Tale procedura include diversi passaggi: da un semplice avvertimento ad una sanzione vera e propria.

In cosa consiste l’apertura di una procedura di infrazione e quali le conseguenze?

Come annunciato la procedura di infrazione si divide in varie tappe. Appurato ad esempio il mancato rispetto di una norma da parte di uno Stato membro dell’UE, la Commissione europea attiva la prima fase nella quale comunica al Paese in questione di aver rilevato il mancato rispetto del diritto europeo e chiedendo spiegazioni in merito.

Successivamente la Commissione invita lo Stato a porre fine all’infrazione entro un tempo prestabilito. Qualora il Paese non dovesse adoperarsi per risolvere la questione, viene attivata una fase contenziosa da parte della Corte di Giustizia dell’UE (diversa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che non è un’istituzione europea).

Una volta appurata la reale violazione del diritto comunitario, la Corte impone l’obbligo di porvi rimedio ed il pagamento di relative sanzioni economiche, delle vere e proprie multe che lo Stato deve pagare.

Corte di Giustizia dell'Unione europea - Lussemburgo
Sede della Corte di Giustizia dell’Unione europea – Lussemburgo

Il triste primato dell’Italia

Vediamo alcuni esempi di infrazione da parte dell’Italia che purtroppo dai dati risulta essere fanalino di coda d’Europa.

Il tema dell’ambiente come risaputo è molto caro all’UE, per questo l’Italia è stata più volte richiamata da Bruxelles per violazioni in questo ambito. Già nel 2012 era stata condannata per l’eccessivo livello di smog e polveri leggere presenti nell’aria di molte regioni (Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria) e nel luglio 2014 è stata aperta una nuova procedura sempre per gli stessi motivi (della serie il lupo perde il pelo ma non il vizio). Restando sull’argomento ambiente nel mirino della Commissione sono entrate anche l’Ilva di Taranto, l’acqua del Lazio (troppo ricca di arsenico e fluoro) oltre che la questione rifiuti in Campania.

In tema salvaguardia degli animali invece l’Italia è risultata inadempiente per quanto riguarda le gabbie negli allevamenti di galline: i contenitori sono troppo piccoli e secondo la direttiva europea dovrebbero misurare almeno 550 cm2 di superficie e 40 cm di altezza. Altra questione è quella relativa ai test scientifici sugli animali: l’Italia risulta essere rimasta l’unica tra i partner europei a non aver ancora recepito la norma sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici.

La lista potrebbe essere davvero più lunga. Sul sito del Dipartimento per le Politiche europee (al seguente link http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx) è possibile prendere visione di tutte le procedure aperte nei confronti dell’Italia. Non bisogna poi dimenticare le migliaia di euro che ogni giorno paghiamo a causa dell’inefficienza italiana, soldi che potrebbero essere spesi sicuramente in modo più proficuo. Spesso infatti il nostro paese, a causa di lungaggini burocratiche, non riesce a recepire entro i tempi le direttive dell’Unione europea. Alcuni lamentano troppa pressione da Bruxelles dimenticando però che tali norme sono state sottoscritte ed approvate anche dall’Italia che risulta però poi incapace di rispettarle.

 

Jennifer Murphy

Perché il Parlamento europeo ha tre sedi?

Ogni qual volta i TG citano il Parlamento europeo nei servizi che ci vengono proposti compaiono svariate immagini di eurodeputati intenti al voto o di palazzi con facciate luccicanti. Molti sanno che il Parlamento europeo ha più sedi, pochi sanno il perché. Quando guardiamo la TV e passivamente osserviamo le immagini che ci vengono proposte, come distinguere di quale sede si sta parlando? Perché complicarsi la vita e non optare per una sede unica?

Quali sono le sedi del Parlamento europeo?

Il Parlamento europeo ha ben tre sedi, ognuna sita in una città diversa: Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. Nelle prime due gli eurodeputati si incontrano per le riunioni dei gruppi parlamentari e per le sedute plenarie (sedute nelle quali si riuniscono tutti i membri del Parlamento e non solo singoli gruppi), mentre la sede di Lussemburgo (sconosciuta ai più e della quale è difficile perfino trovare immagini in internet) è puramente di carattere amministrativo.

Sede del Parlamento europeo di Bruxelles
Sede del Parlamento europeo di Bruxelles
 
Plenaria di Bruxelles
Plenaria di Bruxelles
 
Sede del Parlamento europeo di Strasburgo
Sede del Parlamento europeo di Strasburgo
 
Plenaria di Strasburgo
Plenaria di Strasburgo
 

Perché esistono più sedi del PE?

È risaputo come la sede delle principali istituzioni europee (Commissione, Parlamento, Consiglio europeo e dell’Unione europea) sia Bruxelles, fatta appunto eccezione per il Parlamento europeo e per la Banca centrale europea (che ha sede a Francoforte). Il motivo principale per cui la scelta è ricaduta proprio su Bruxelles è per un carattere logistico ed in parte politico. La capitale del Belgio si trova né troppo a sud né troppo a nord del Continente europeo individuando così una via mediana tra i vari Stati, inoltre in questo modo le istituzioni sono raggiungibili più o meno nello stesso lasso di tempo da tutti gli Stati dell’UE. Ma allora perché il Parlamento si riunisce anche a Strasburgo? La scelta della città francese come seconda sede del PE ha radici prettamente storiche, infatti la posizione di confine tra Francia e Germania rappresenta un simbolo di riconciliazione post bellica dei due nemici storici. La sede di Strasburgo costituisce quindi l’espressione della pace e della volontà dei due Stati di essere la guida dell’intera Unione.

Strasburgo o Bruxelles? Questo è il problema

La doppia sede, come prevedibile, costituisce un costo addizionale per i portafogli dei Paesi scatenando da anni i malumori di molti. Il così detto circo itinerante, cioè gli spostamenti continui degli eurodeputati da una città all’altra, secondo alcune stime costerebbe circa 200 milioni di euro l’anno. Quasi tutti concordano sulla necessità di individuare un’unica sede per il Parlamento europeo, ma è difficile scegliere quale delle due città debba ospitarlo definitivamente.

Pro-Strasburgo

Questo “schieramento” sottolinea come gli accordi prevedano la sede di Strasburgo e che quindi sarebbe troppo laborioso iniziare un processo di revisione dei trattati, inoltre mettere in discussione la sede Francese porterebbe al riemergere di malumori tra Francia e Germania. Costituire la sede unica a Bruxelles porterebbe il venir meno del decentramento politico voluto dall’Unione stessa, evitando un’eccessiva concentrazione di potere nella capitale Belga.

Pro- Bruxelles

I favorevoli alla sede belga sostengono la necessità, soprattutto per questioni logistiche e di costi, di costituire la sede definitiva a Bruxelles, città nella quale sono presenti le altre istituzioni principali. Il decentramento del potere quindi in questo caso viene messo da parte a favore di maggiore efficienza e risparmio.

È evidente quindi come dietro alla scelta di separare le sedi del Parlamento vi siano soprattutto questioni politiche e storiche. Difficile è dire su quale città debba ricadere la scelta, è però evidente che l’Unione europea non possa più permettersi i lusso di una “seconda casa”. Un primo passo che potrebbe essere fatto sarebbe quello di eliminare almeno la sede di Lussemburgo, iniziando un cammino di riforma indispensabile per l’Europa intera. Altra elemento da considerare è la possibilità di far scegliere direttamente al Parlamento europeo, attualmente però esso non è in possesso della competenza per farlo, andrebbe quindi introdotta attraverso un’apposita norma.

 

Jennifer Murphy

Il Parlamento europeo e la sua elezione: chi cosa e perché

Sono passate poco più di due settimane da quando il popolo europeo è stato chiamato alle urne. Nonostante i dati scoraggianti riguardo l’affluenza, gli europei hanno scelto coloro che li rappresenteranno al Parlamento europeo per i prossimi cinque anni. Nelle settimane che hanno preceduto le elezioni molti sono stati i discorsi fatti dai politici nazionali intenti ad accaparrarsi più voti possibili, ma esattamente cosa andranno a fare i nostri eletti a Bruxelles e a Strasburgo? Quali sono i compiti che il Parlamento e i suoi componenti devono assolvere?

Nel periodo di dicembre 2013 l’emittente televisiva Trentino TV, all’interno del programma “Europa 2014”, ha trattato il tema delle elezioni europee attraverso un’interessante intervista a turisti e trentini intenti agli acquisti natalizi. Di fronte alle domande: “Sai quando si terranno le prossime elezioni europee?” e “Pensi di andare a votare?”, gli intervistati sono rimasti parecchio sorpresi e quasi imbarazzati. In pochissimi hanno risposto alla prima domanda, evidenziando quindi come il tema sia davvero poco conosciuto tra i cittadini. Nonostante ciò, la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di essere intenzionato ad informarsi e ad andare votare. Cerchiamo quindi di rispondere ad alcune semplici ma ricorrenti domande affinché questo tema possa apparire meno nebuloso e possa sfatare il mito delle elezioni europee come secondarie rispetto a quelle nazionali.

Cosa sono le elezioni europee e cosa eleggono?

Sono le elezioni volte alla formazione del Parlamento europeo che, per l’appunto, viene eletto ogni cinque anni direttamente dai cittadini europei ormai dal 1979. Per cittadini europei si intende quindi coloro che vivono in un paese facente parte dell’Unione europea (Italia compresa). Attraverso queste elezioni i cittadini hanno eletto, come accade per le elezioni nazionali, coloro che li rappresentano a livello europeo.

Chi siede al Parlamento europeo?

Il Parlamento europeo è composto dai cosiddetti eurodeputati (per un totale di 751) che spesso, e anche nel caso italiano, sono politici nazionali (alcuni esempi: Matteo Salvini-Lega Nord, Alessandra Moretti-Partito Democratico, Lara Comi-Forza Italia). Il Parlamento europeo, che ha ben tre sedi (Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo), non è organizzato per nazionalità ma per schieramento politico, si divide in partiti europei composti da deputati di nazionalità diverse ma aderenti ad una stessa “corrente di pensiero” (i principali sono: Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici, Democratici e Liberali, Verdi). Ogni Stato membro dell’Unione europea ha diritto ad un numero prestabilito di eurodeputati, decretato in base alla propria popolazione nazionale (nel caso italiano, i membri sono 73). Nonostante il fatto che spesso gli eurodeputati siano sconosciuti ai più, risulta particolarmente semplice scoprire chi sono coloro che ci rappresentano nel Parlamento europeo, basta semplicemente entrare nel sito dedicato (http://www.europarl.europa.eu/portal/it) e nella sezione “deputati” è possibile sfogliare ed individuare, per ogni Stato, chi sono i deputati europei, con tanto di foto, curriculum, schieramento politico e quant’altro.

Cosa fa il Parlamento europeo?

I tre compiti principali del Parlamento sono: discutere ed approvare le normative europee insieme al Consiglio europeo, controllare le altre istituzioni dell’UE (in particolare la Commissione europea) per accertarsi che agiscano democraticamente, discutere e adottare il bilancio dell’UE insieme al Consiglio.

Per quanto riguarda l’approvazione delle leggi il PE, grazie al Trattato di Lisbona del 2007, ha acquisito maggiore influenza in alcuni ambiti come agricoltura, politica energetica, immigrazione e fondi dell’UE. Ha inoltre un ruolo cruciale nelle decisioni relative all’ingresso o meno di nuovi stati nell’Unione.

Altro compito fondamentale è quello del controllo democratico: dopo il suo insediamento il Parlamento avrà l’incarico di esaminare quelli che saranno i futuri componenti della Commissione europea (uno per ogni stato membro), approvandone o meno la nascita.

Per quanto riguarda il potere di bilancio, il PE è chiamato a verificare come la Commissione spende i soldi dell’UE approvandone o meno l’operato di anno in anno.

Molti affermano l’inutilità e la poca democraticità del Parlamento europeo dimenticando però che è un’istituzione fondamentale per i cittadini proprio perché frutto di elezioni dirette, e perché si fa garante della democrazia vegliando sull’operato della Commissione. Occorre ricordare che le istituzioni europee non agiscono singolarmente ma collaborano tra loro e “si controllano” a vicenda nell’interesse di ognuno. Sicuramente molto deve ancora essere fatto ma questo dipende soprattutto dai cittadini e dalle istituzioni europee che devono impegnarsi a renderli più partecipi e a farsi conoscere.

 

Jennifer Murphy