Immigrazione: nuovi accordi Turchia-UE

In vista del rafforzamento dei controllo sui confini esterni dell’UE, a metà ottobre la Commissione europea ha stipulato un accordo con la Turchia per una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi migratori. Negli ultimi mesi si è infatti registrato un forte aumento di migranti che passano attraverso la Turchia per poi arrivare in Europa. In cosa consiste tale accordo? Quali le conseguenze per entrambe le parti?

Il punto sulla questione immigrazione

Il 25 ottobre 11 paesi europei si sono ancora una volta riuniti a Bruxelles per discutere la questione migranti. Ancora nulla di fatto sulle quote di ricollocamento. Fortemente discussa invece la questione della rotta balcanica, con i paesi dell’est ancora reticenti riguardo all’accoglienza dei migranti. Il rafforzamento di Frontex è il principale obiettivo dei 28 membri, con l’intenzione di trasformare l’Agenzia in un corpo europeo di guardia frontiera. Stando ai trattati attualmente in vigore, ogni stato membro è responsabile dei suoi confini esterni e Frontex costituisce un controllo addizionale.

La Slovenia denuncia la mancanza di controlli dei migranti di passaggio, coloro i quali passano attraverso un paese europeo per raggiungerne un altro. L’UE invita quindi gli stati ad effettuare le registrazioni anche di coloro che intendono unicamente transitare sul territorio interessato. Chi non si fa registrare non avrà possibilità di usufruire dei centri di accoglienza, il tutto volto a disincentivare gli spostamenti.

L’accordo con la Turchia

L’Unione europea ha recentemente stipulato un nuovo accordo con il governo di Ankara per un maggiore coordinamento sul tema immigrazione. Per i migranti la Turchia costituisce un paese di passaggio per arrivare in Europa. L’UE le chiede di accogliere un maggior numero di profughi riducendo così gli arrivi nei paesi europei. A late scopo ha garantito un sostegno economico di circa 3,5 miliardi euro al governo turco, soldi destinati alla creazione di nuovi centri d’accoglienza ed al soddisfacimento dei bisogni primari dei richiedenti asilo.

Recep Tayyip Erdoğan ha invece chiesto alla Commissione europea di accelerare il processo di liberalizzazione dei visti per consentire ai turchi di arrivare più facilmente in Europa. Il presidente Jean-Claude Junker ha però precisato che non ci saranno sferzate sul tema e ad oggi sono ancora valide le leggi vigenti. Lo scorso febbraio infatti UE e Turchia avevano già affrontato il tema ed il presidente della Commissione garantisce che in ogni caso se ne riparlerà a metà 2016.

Verso la riapertura dei dialoghi per l’adesione (?)

Il ritrovato dialogo tra le parti potrebbe portare ad un nuovo capitolo riguardo l’adesione del paese all’UE. Quest’ultima è infatti consapevole di quanto la Turchia possa “tornarle utile” nel controllo dei flussi migratori provenienti da est, anche se ad oggi non è mai stata invitata ad alcun vertice europeo sul tema. Dall’altra Ankara spinge – dopo un temporaneo stallo – affinché le trattative si riaprano, senza però trascurare i rapporti con il resto dell’Asia. Guarda infatti di buon occhio la possibile adesione al Gruppo di Shangai (composto da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) con l’intento di mantenere buoni rapporti anche coi vicini ad est, i quali però non sembrano così intenzionati ad aprirsi al suo ingresso.

Che si tratti di opportunismo politico o meno in ogni caso Unione europea e Turchia sono destinate ad intrattenere rapporti politico-economici. Non è ancora chiaro sotto quale forma, se attraverso semplici partenariati oppure puntando ad una vera e propria adesione. Qualora la scelta ricadesse su quest’ultima è evidente quanto la strada da fare sia ancora lunga.

 

Jennifer Murphy

Il voto in Catalogna e le spinte indipendentiste in Europa

Dopo il referendum tenuto in Catalogna nel novembre 2014 Artur Mas, leader  del partito centrista Convergenza Democratica di Catalogna (CDC), ha trasformato il voto regionale dello scorso 27 settembre in un nuovo plebiscito per l’indipendenza della regione più ricca della Spagna. In cosa consistono queste “prove di forza” che mettono in discussione il potere centrale? L’UE è a rischio?

Referendum indipendentisti in Europa

Nonostante in occasione del referendum del 2014 il popolo catalano si fosse dichiarato favorevole alla secessione da Madrid, la consultazione popolare non è stata riconosciuta come legale. Il voto per essere valido avrebbe dovuto coinvolgere tutta la Nazione e non solo una singola regione. Diverso il caso della Scozia, anch’essa andata al voto nel settembre 2014, chiedendo al popolo se volesse diventare uno Stato indipendente dalla Corona britannica. In quel caso il referendum era legittimo ma ad avere la meglio fu il fronte del NO.

Un discorso a parte quello da fare sul Regno Unito. Già da tempo il Primo Ministro britannico David Cameron ha annunciato la volontà di indire un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea, tanto da farne il cavallo di battaglia della campagna elettorale che lo ha portato ad essere eletto per il secondo mandato. Entro il 2017 il popolo verrà chiamato alle urne e, ad oggi, i sondaggi evidenziano come i cittadini inglesi siano propensi verso l’uscita dall’UE.

I risultati in Catalogna

Durante la campagna elettorale Artur Mas ha più volte affermato il suo intendo di proclamare, qualora fosse stato eletto, una dichiarazione unilaterale d’indipendenza nei confronti del governo centrale di Madrid. Il 77% degli aventi diritto è andato al voto registrando un dato storico per l’affluenza. La lista di Mas Juntos Pel Sì ha ottenuto il 39,7% dei voti, non avendo conquistato la maggioranza assoluta il leader dovrà costituire un’alleanza con i secessionisti di sinistra della CUP. Intanto il Premier spagnolo Mariano Rajoy ha subito precisato di essere intenzionato a dichiarare l’illegalità della proposta secessionista, tanto da minacciare il commissariamento della Catalogna. Ad oggi è impossibile predire cosa accadrà, vedremo nei prossimi mesi se gli intenti di Mas verranno portati avanti o se subiranno uno stallo.

Artur Mas
Artur Mas

Conseguenze in Europa

Nel frattempo a livello europeo tutto tace (o quasi). La Commissione europea nei giorni precedenti il voto catalano ha emanato un comunicato controverso, scritto in due lingue (spagnolo ed inglese) in cui dava dichiarazioni contrastanti. In quello inglese il Presidente Jean-Claude Juncker dichiara che l’UE è superpartes, in quanto si tratta di dinamiche interne alla Spagna e quindi non di competenza dell’Unione. In quello spagnolo invece riconosce la valenza delle leggi nazionali spagnole, dichiarando di sostenere quelle politiche volte a garantire l’integrità dello Stato. Due dichiarazioni diverse tra loro, anche se poi la portavoce della Commissione Mina Andreeva ha precisato che ad avere validità sarebbe quella inglese.

In ogni caso, anche se si tratta di questioni di politica interna e non europee, l’UE in qualche modo deve fare i conti con la sfiducia dilagante considerata da molti la causa dello stallo europeo che impedirebbe la realizzazione di un’unione politica e non solo economica.

 

Jennifer Murphy

Un’eurotassa per scongiurare crisi future

Negli ultimi giorni a Bruxelles si sta affrontando un argomento scottante ma che potrebbe costituire una svolta epocale in senso europeista. Stiamo parlando della già rinominata eurotassa. Un gruppo di illustri economisti e politici stanno infatti elaborando un nuovo progetto volto a garantire maggiore stabilità per l’Unione europea dopo il superamento dei rischi legati alla Grexit. Di cosa si tratta? Quali le conseguenze per i Paesi interessati?

Chi compone il gruppo e quali gli obiettivi?

Come sostenuto da molti economisti e studiosi il problema fondamentale dell’UE e dell’euro è la presenza di un’unione economica ma l’assenza di quella politica su modello statunitense, tanto voluta dai Padri fondatori come Alcide De Gasperi. Di questo si parla da anni e ancora di più a seguito della profonda crisi greca che ha messo in seria discussione l’Unione intera. Pochi giorni fa in un articolo il Der Spiegel (noto giornale tedesco) ha “svelato” l’esistenza di una speciale commissione presieduta da Mario Monti e composta, tra gli altri, dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Compito di questo gruppo creato ad hoc sarebbe quello di elaborare una sorta di tassa europea per finanziare un fondo comune volto a fronteggiare eventuali condizioni di instabilità economica o crisi finanziaria.

Partedo da sinistra:  Juncker, Schaeuble, Monti
Partedo da sinistra: Jean-Claude Juncker, Schaeuble, Mario Monti

 

Da dove arriveranno i soldi e chi li gestirà?

Essendo il tutto in fase di elaborazione le informazioni sono ancora abbastanza incerte. Due sarebbero le possibili alternative di finanziamento: la prima prevede che gli Stati dell’eurozona (o forse anche gli altri membri UE ancora non è definito) versino parte delle entrate raccolte con IVA ed IRPEF in uno speciale fondo (senza che i cittadini versino un’ulteriore tassa, in sostanza neanche se ne accorgerebbero); la seconda opzione prevede invece una tassa addizionale rispetto a quelle già esistenti. Per gestire questo fondo e quindi le entrate ed uscite verrebbe introdotta una nuova figura una sorta di Ministro delle Finanze europeo.

Conseguenze per l’UE

Ancora prima che le informazioni siano chiare e soprattutto definitive, molti hanno criticato aspramente l’intenzione dell’Unione europea di chiedere agli Stati di cedere parte della propria sovranità in un campo che ad oggi è totalmente in mani nazionali. Altri hanno puntato il dito contro la Germania accusata di voler ancora una volta “rubare l’autonomia” degli altri Paesi, ma a gran sorpresa la stessa Angela Merkel non sarebbe del tutto sicura di voler proporre un simile passo al suo popolo. Sicuramente se si andasse verso questa strada sarebbe una svolta epocale per l’Europa che per anni non ha fatto passi avanti per garantire maggiore stabilità rimanendo in una sorta di limbo. Ancora una volta occorre capire se gli Stati sono effettivamente pronti a cedere ulteriore sovranità ad un’entità vista spesso come ostile.

 

Jennifer Murphy

Chi è Dijsselbloem Presidente dell’Eurogruppo?

In questi giorni concitati in cui la questione greca ha portato a dire tutto ed il contrario di tutto, nuove e vecchie facce hanno presto occupato gli schermi dei nostri televisori con nomi già sentiti ma dei quali spesso ignoriamo il significato e la provenienza. Indiscusso protagonista delle trattative per evitare il default (per ora scongiurato) di Atene è il Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Da dove viene il già soprannominato “Dottor euro”? Quali sono i suoi compiti?

L’Eurogruppo

L’Eurogruppo è un organo informale (non è un’istituzione europea) composto dai ministri delle finanze dei Paesi della zona euro (19 Stati) e si riunisce alla vigilia di ciascun “Consiglio Economia e finanza”, comunemente chiamato ECOFIN composto invece da tutti i ministri dell’economia degli Stati dell’UE. Il compito principale dell’Eurogruppo è quello di garantire il coordinamento delle politiche economiche degli Stati dell’eurozona.

Il Presidente dell’Eurogruppo

Il Presidente dell’Eurogruppo viene eletto ogni 2 anni e mezzo dall’Eurogruppo stesso e può essere rieletto per un secondo mandato. I compiti del Presidente sono: presiedere le riunioni dell’Eurogruppo e stabilirne gli ordini del giorno, elaborare il programma di lavoro a lungo termine, presentare i risultati delle discussioni dell’Eurogruppo, rappresentare l’Eurogruppo nei consessi internazionali, informare il Parlamento europeo delle priorità dell’Eurogruppo.

Chi è Dijsselbloem

Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese attualmente ministro delle finanze del governo Rutte e dal 2013 è sia Presidente dell’Eurogruppo sia del Consiglio dei governatori del Meccanismo di stabilità. La sua scarsa esperienza diplomatica è stata criticata da molti creando scetticismo intorno alla sua elezione. Il suo predecessore era infatti Jean-Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione europea, i cui modi erano ben diversi dall’olandese ritenuto da alcuni troppo sfacciati, non teme infatti di dire le cose “fuori dai denti”. Questa sua naturalezza, per alcuni sintomo di inesperienza, ha infatti creato uno sgradevole precedente: alla vigilia della nomina di Juncker alla presidenza della Commissione, Dijsselbloem in un’intervista avrebbe scherzato sul fatto che il lussemburghese fosse un “fumatore e bevitore incallito” (pettegolezzo per altro già sentito tra i corridoi di Bruxelles). A seguito di questo scivolone l’olandese si è scusato ripetutamente ed ora la “crisi diplomatica” sembra del tutto superata. Spesso accusato di essere un “tedesco con gli zoccoli”, cioè particolarmente assertivo riguardo alla linea tedesca, è stato rieletto recentemente (luglio 2015) per il suo secondo mandato “battendo” lo spagnolo Luis de Guindos. La sua seconda elezione è avvenuta in un condizione di particolare incertezza a causa della crisi greca e quindi la scelta di riconfermare la sua nomina può essere interpretata come la volontà di garantire continuità in una condizione già abbastanza complicata e critica.

La falsa laurea

Particolare scandalo ha destato la scoperta fatta nel 2013 riguardante le false dichiarazioni circa i suoi studi. Nel suo curriculum infatti dichiarava di aver conseguito una laurea in economia e politica agraria presso l’Università di Wageningen (Paesi Bassi) ed un prestigioso Master presso l’Università di Cork (Irlanda). A seguito di alcune indagini è emerso però che presso quest’ultima Dijsselbloem avrebbe svolto solo delle attività di ricerca senza però il conseguimento di alcun titolo. Giustificando l’accaduto con un banale errore di traduzione il curriculum è stato subito aggiornato e corretto.

 

Jennifer Murphy

Cos’è la troika?

Mentre si ascolta distrattamente il telegiornale dell’ora di cena capita spesso di incappare in termini a noi sconosciuti nel significato ma che ci tempestano costantemente soprattutto quando si parla di politica o di economia. Un nome che spesso si sente pronunciare è quello della TROIKA, che non è una parolaccia ma un organismo istituito con un compito ben preciso. Negli ultimi mesi se ne è sentito parlare ancora più spesso in quanto il neo primo ministro greco Alexis Tsipras ha promesso di lottare contro quello che lui considera un vero e proprio nemico. Vediamo allora da dove arriva e soprattutto cos’è.

Cos’è la troika?

Il termine troika ha iniziato a “far breccia nei cuori” dei giornalisti a partire dal 2011 con lo scoppio della crisi economica che ha colpito soprattutto la Grecia. La troika è infatti un organismo di controllo informale (non è quindi un’istituzione europea) nata a partire al 2008 per far fronte all’emergere della crisi economica europea. Spesso è definita un triumvirato in quanto composta da tre istituzioni, una internazionale e due europee: Fondo monetario internazionale (FMI), Banca centrale europea (BCE) e Commissione europea (CE) i cui rappresentati sono i loro Presidenti e quindi rispettivamente Christine Lagarde, Mario Draghi e Jean-Claude Juncker.

Partendo da sinistra: Jean Claude Juncker, Mario Draghi, Christine Lagarde
Partendo da sinistra: Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Christine Lagarde

Cosa fa la troika?

Partendo dal presupposto che la troika nasce in un momento particolare di crisi e destabilizzazione economica, essa si occupa dei piani di salvataggio dei paesi all’interno della zona euro colpiti dalla crisi fornendo assistenza finanziaria in cambio dell’istituzione di politiche di austerità. Quando infatti ebbe inizio la crisi economica che successivamente ha colpito diversi Stati dell’UE, vennero stanziati una serie di fondi di salvataggio attraverso i quali l’Unione europea ha prestato dei soldi ai Paesi in difficoltà in cambio di successive politiche di stabilizzazione del debito degli Stati in questione. Diventa quindi una sorta di do ut des: tu Stato che usufruisci di questi soldi devi però darmi in cambio delle certezze di cambiamento, dimostrando di sistemare i tuoi conti attraverso politiche di adeguamento. Ecco quindi comparire la troika, le cui istituzioni monitorano e suggeriscono agli Stati cosa fare e cosa non fare per sistemare i propri conti.

Molte critiche e pochi consensi

Come normale che sia la troika ed i suoi meccanismi hanno sollevato molte critiche mettendo in discussione l’intera Unione e l’euro, portando spesso gli stessi Stati a sostenere la volontà di voler abbandonare la moneta unica a causa di politiche troppo rigide e accusando l’Europa di autoritarismo e scarsa flessibilità. Alcuni sostengono che la troika e le sue eccessive imposizioni abbiano portato addirittura ad un peggioramento della situazione causando l’aumento di disoccupazione e povertà. Mario Monti ha affermato che la troika costituisce un’eccessiva intrusione nella legittima sovranità degli Stati. C’è chi però non è dello stesso avviso. Juncker sostiene invece come, grazie a politiche più severe, la Grecia stia vedendo un seppur flebile risanamento dei conti.

Che futuro avrà la troika?

Nei mesi passati il Parlamento europeo ha messo in discussione la troika affermando la necessità di apportarvi dei cambiamenti che dovranno andare nella direzione della creazione di un Fondo monetario europeo. L’intenzione è quella di regolamentare le sfere di competenza dei vari organismi che compongono la troika anche rispetto alle istituzioni nazionali dei Paesi, le quali dovranno essere più coinvolte. Questo garantirebbe un rafforzamento del processo di controllo democratico e la credibilità del lavoro della troika, ribadendo al contempo l’importanza della sovranità nazionale degli Stati. Vedremo se le pressioni provenienti da più parti, come le ultime di Syriza, saranno capaci di spingere per una revisione di questa istituzione per molti scarsamente democratica.

 

Jennifer Murphy

Cosa fa la Commissione europea?

A partire dal 1° novembre si è insediata la nuova Commissione europea di Jean-Claude Juncker. Da lui ci si aspetta molto, soprattutto che porti più stabilità e concretezza in quella che è considerata il cuore dell’Unione. Ma esattamente di cosa si occupa la Commissione? Quali i suoi ruoli e le sue caratteristiche?

Cos’è la Commissione europea?

La Commissione è una delle principali istituzioni europee. Considerata una sorta di “esecutivo”, ha sede nel Palazzo Berlaymont a Bruxelles (Belgio). È composta da 28 membri (uno per ogni Stato membro, per conoscere i loro volti basta andare su questo sito: http://ec.europa.eu/commission/2014-2019_it) ed ha un mandato di cinque anni.

Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea
Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea

Indipendenza

Il Trattato sull’Unione europea specifica che: “I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza” e che “la Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza […] i membri non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo”. Ciò significa che nello svolgere i suoi compiti ha l’obbligo di rappresentare l’interesse dell’intera Unione e non di farsi portavoce di volontà di singoli Stati o partiti.

Ruoli

Detiene il diritto di iniziativa legislativa

La Commissione ha il compito di proporre quelle che poi, attraverso un lungo processo che coinvolge il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea, diventeranno le leggi dell’UE.

Vigila sul rispetto del diritto europeo

Altro compito fondamentale è quello del controllo sull’attuazione del diritto europeo nei vari Stati membri: se uno di essi non rispetta una norma europea rischia una sanzione da parte della Commissione attraverso una procedura d’infrazione.

Fissa gli obiettivi dell’intera Unione

Spetta alla Commissione l’incarico di stabilire quali debbano essere gli obiettivi e i traguardi da raggiungere nei vari ambiti in cui agisce. Per citarne alcuni: attuare la strategia Europa 2020 per uscire dalla crisi economica e promuovere una crescita e un’occupazione sostenibili, consolidare i diritti e la sicurezza dei cittadini europei, svolgere un ruolo di punta nell’affrontare i cambiamenti climatici, rafforzare il ruolo dell’Europa sulla scena mondiale.

Stabilisce il bilancio dell’UE

È la Commissione che decide come “spendere” i soldi: ogni anno l’UE stabilisce come spenderà i propri soldi l’anno successivo. In questo processo vengono coinvolti (come per il processo legislativo) anche il Consiglio dell’UE e il Parlamento che devono approvare la proposta di spesa della Commissione.

Rappresenta l’UE nel mondo

Quando c’è un meeting o la necessità di fare accordi a livello internazionale è la Commissione, o meglio il suo Presidente, che fa le veci dell’Unione europea.

 

Jennifer Murphy

Federica Mogherini nuovo Alto rappresentante dell’UE, come è stata nominata e che ruolo avrà?

Questa mattina leggendo i giornali o semplicemente accendendo la TV su qualsiasi TG, ci siamo accorti che l’argomento del giorno è la nomina di Federica Mogherini al ruolo di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, anche detto Mister o, in questo caso, Lady PESC (acronimo di politica estera e sicurezza comune). Ecco che il celato patriottismo degli italiani torna a galla con prepotenza, un po’ come quando ci troviamo all’estero e l’Italia fa tutto meglio degli altri. Molto probabilmente se l’elezione non fosse caduta su un’italiana/o neanche se ne sarebbe parlato o comunque molto meno, nelle stesse ore infatti è stato nominato il polacco Donald Tusk come nuovo Presidente del Consiglio europeo, ma a mala pena è stato mostrato il suo volto. Indubbiamente, grazie alla nomina della Mogherini, l’Italia ha ricevuto un importante riconoscimento, ma molti non hanno la più pallida idea di cosa faccia l’Alto rappresentante e di come venga eletto.

Come viene nominato l’Alto rappresentante?

L’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE viene nominato dai membri del Consiglio Europeo (composto dai vari capi di Stato e di Governo dei 28 paesi membri dell’UE) con l’accordo del Presidente della Commissione europea. Se il Parlamento europeo approverà la nomina della Commissione Juncker, a partire dal 1° novembre 2014 il nuovo Alto rappresentante sarà appunto Federica Mogherini il cui incarico durerà cinque anni.

Che ruolo ha l’Alto rappresentante?

La futura Lady PESC, andando a sostituire la britannica Catherine Ashton, si occuperà di guidare la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, andando a presiedere ogni Consiglio Affari esteri, cioè la riunione mensile che avviene a Bruxelles tra i ministri degli esteri dei Paesi membri.

Il suo compito principale è quello di portare avanti una politica comune nell’ambito della sicurezza e della politica estera, conducendo, a nome dell’Unione, il dialogo politico con gli altri Paesi ed esprimendo la posizione dell’UE nelle organizzazioni internazionali. Purtroppo, per quanto riguarda la politica estera, l’UE ad oggi risulta ancora molto carente, basti pensare che non esiste un esercito europeo e anche per questo motivo l’Europa fatica a prendere decisioni comuni su importanti temi di politica internazionale come la questione Ucraina o Israelo-Palestinese.

L’Alto rappresentante, in quanto tale, ricopre anche il ruolo di Vicepresidente della Commissione europea. Altro compito è quello di verificare che la posizione del Parlamento europeo venga sempre tenuta in considerazione quando si discutono temi di politica estera, ed inoltre coordina gli aspetti civili e militari delle missioni di pace dell’UE.

Da sinistra verso destra: Tusk neo eletto Presidente Consiglio europeo, Van Rompuy Presidente uscente e Mogherini nuovo Alto rappresentante dell'UE
Da sinistra verso destra: Tusk neo eletto Presidente Consiglio europeo, Van Rompuy Presidente uscente e Mogherini nuovo Alto rappresentante dell’UE

Perché proprio Federica Mogherini?

Già qualche mese fa il Governo Renzi aveva proposto la Mogherini (Ministro degli esteri italiana) per il ruolo in questione. La sua candidatura è stata subito ben vista dell’UE in quanto donna, sufficientemente giovane (41 anni) e perché si è dimostrata volenterosa ed impegnata nei vari Consigli dei ministri degli esteri del Consiglio dell’Unione europea. Da ogni parte sono arrivati complimenti e “benedizioni”, in primis da Giorgio NapolitanoMatteo Renzi, e poi anche da prestigiosi volti europei. Juncker (futuro Presidente della Commissione europea) l’aveva già precedentemente definita «Molto competente e convintamente europeista», mentre Van Rompuy (Presidente uscente del Consiglio europeo) ha affermato «E’ stata in prima linea in questo momento così difficile a livello internazionale. Siamo certi che confermerà il grande impegno europeista dell’Italia. E’ il nuovo volto dell’Europa».

Vedremo quindi se Federica Mogherini riuscirà a soddisfare le molteplici aspettative in lei riposte, e chissà magari sarà in grado di far si che anche questo ambito così delicato come la politica estera possa essere lasciata meno agli Stati e più all’Europa.

 

Jennifer Murphy

Nomina dei commissari europei, come avviene e chi li sceglie

Sono passate poco più di due settimane da quanto Jean-Claude Juncker è stato eletto ufficialmente futuro Presidente della Commissione europea dal Parlamento EU, ora è tempo di scegliere coloro che insieme al Presidente andranno a comporre la nuova Commissione che rimarrà in carica per i prossimi cinque anni. Sulle testate giornalistiche vengono indicati una serie di nomi dei possibili candidati per ogni Stato membro, ma come avviene nel concreto la nomina dei commissari? Con quali criteri vengono scelti?

Da quante persone è composta la Commissione europea?

La Commissione europea è composta in totale da 28 membri: il Presidente della Commissione più un commissario per ogni Stato membro, ad ogni commissario, basandosi sulle sue conoscenze e sul trascorso politico, viene assegnato un settore di responsabilità (giustizia, trasporti, industria, ambiente, mercato interno, istruzione, ecc..).

Come vengono scelti i commissari europei?

Il processo di nomina dei futuri commissari europei segue un iter prestabilito che vede il coinvolgimento prima del Consiglio europeo, cioè dei Capi di Stato e di governo di ogni Stato membro, e successivamente del Parlamento europeo. Quindi, anche se i commissari non vengono scelti direttamente dal popolo europeo, la loro nomina passa attraverso persone che sono scelte dai cittadini tramite il voto: il Parlamento europeo tramite le elezioni europee, il Consiglio europeo tramite le elezioni nazionali. Una volta che il Consiglio europeo ha scelto il Presidente della Commissione, e dopo il parere positivo del Parlamento, si procede con la scelta dei futuri commissari. Ogni Stato membro proporrà un candidato commissario al Presidente della Commissione, il quale, una volta formata la squadra, andrà a proporla al Parlamento europeo e qui viene la parte più difficile.

Il ruolo del Parlamento europeo nella scelta dei commissari

Quando un qualsiasi cittadino intende candidarsi per un posto di lavoro, quest’ultimo verrà sottoposto ad un colloquio sia conoscitivo che relativo alla sue conoscenze, più o meno la stessa cosa avviene per i candidati commissari. Ogni candidato viene infatti sottoposto all’esame del Parlamento europeo per stabilire se sia o meno adatto al ruolo che dovrà andare a ricoprire. Sono le così dette audizioni parlamentari che si snodano attraverso diverse fasi nelle quali il Parlamento valuterà per ciascun candidato: le competenze generali, l’impegno europeo, le garanzie di indipendenza personale, la conoscenza del potenziale portafoglio e le capacità di comunicazione. Esso inoltre presta particolare attenzione all’equilibrio di genere, garantendo la proporzione tra commissari donna e uomini. I vari step prevedono che, una volta valutato il curriculum vitae del candidato, esso viene sottoposto ad una serie di quesiti scritti legati a quella che sarà la sua area di competenza, successivamente dovrà sostenere un’audizione pubblica di tre ore. In seguito si avrà la valutazione dei singoli commissari designati, per passare al voto di approvazione prima da parte del Parlamento europeo e poi del Consiglio europeo.

Si può quindi affermare che la scelta dei commissari sia un processo particolarmente lungo e controllato al fine di garantire che ciascun membro sia adatto al ruolo che andrà a ricoprire, assicurando così il miglior funzionamento possibile della Commissione nella sua interezza. Il coinvolgimento di altre istituzioni come Parlamento e Consiglio fa capire che le nomine a livello europeo siano particolarmente accurate e basate su più fattori. Attualmente si è alla fase della lista dei candidati che verrà resa nota a settembre, dopo di che si inizierà la fase di valutazione e votazione che si dovrà concludere entro novembre dato che l’attuale mandato della Commissione di Barroso scadrà il 31 ottobre 2014.

 

Jennifer Murphy

La rielezione di Schulz alla Presidenza del Parlamento europeo: come e perchè si è arrivati a questa elezione

Pochi giorni fa si è insediato il nuovo Parlamento europeo che in seduta plenaria ha eletto il tedesco Martin Schulz come Presidente del Parlamento europeo per la seconda volta. E’ la prima volta che una persona viene eletta per due volte di seguito alla stessa carica, anche se i regolamenti lo prevedono. Ma come si è giunti a questa elezione e chi è Schulz?

Come avviene l’elezione del Presidente del Parlamento europeo?

Subito dopo l’insediamento del Parlamento europeo per la sua ottava legislatura, il primo compito dell’assemblea è stata quella di eleggere il suo Presidente. In questa occasione i candidati erano: il tedesco Martin Schulz (Partito Socialista Europeo), il britannico Sajjad Karim (Conservatori e Riformisti Europei), l’austriaca Ulrike Lunacek (Verdi) e lo spagnolo Pablo Iglesias (Sinistra Unitaria  Europea). L’elezione del Presidente del Parlamento passa attraverso una particolare procedura che prevede un accordo politico tra i principali gruppi parlamentari.  Successivamente il nome del candidato scelto viene sottoposto al Parlamento che sarà quindi chiamato ad esprimere il suo voto. Tale accordo solitamente prevede l’alternarsi tra un Presidente appartenente all’area di destra e uno a quella di sinistra. Il mandato del Presidente dura due anni e mezzo (rinnovabile solo per una seconda volta) e quindi durante una legislatura – che dura cinque anni – si avranno due Presidenti diversi. Per la prima volta nella storia del Parlamento europeo un Presidente è stato eletto per due volte di seguito, Martin Schulz ha infatti presieduto l’assemblea negli scorsi due anni e mezzo e la presiederà per gli altrettanti successivi.

Chi è Martin Schulz?

Il tedesco Schulz nasce nel 1955 e tra gli anni 70 e 80 lavora in diverse librerie e case editrici. La sua vita politica inizia all’età di diciannove anni e si svolgerà interamente nel Partito Socialista Tedesco assumendo il ruolo prima di Consigliere e poi di Sindaco. Diventa parlamentare europeo per la prima volta nel 1994 e dal 2002 fu primo vicepresidente del gruppo parlamentare socialista al Parlamento europeo divenendone presidente nel 2004. Nonostante sia risultato tra gli europarlamentari meno presenti della Legislatura tra il 2004 ed il 2009, nel 2012 venne eletto Presidente del Parlamento europeo succedendo a Jerzy Buzek. Forse alcuni in Italia già conoscono Schulz in quanto nel 2003, in occasione dell’insediamento dell’Italia alla Presidenza del Semestre europeo, ebbe un accesso dibattito con Silvio Berlusconi riguardo al suo governo ed al conflitto di interessi che lo riguarda, ironizzando anche sul quoziente intellettivo del suo ministro Umberto Bossi. La risposta di Berlusconi scatenò l’indignazione di molti: “Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapo. Lei è perfetto!”. Tuttora tra i due non scorre buon sangue. Nel marzo del 2014 Schulz è stato candidato come Presidente della Commissione europea per il PSE (Partito Socialista Europeo) ma verrà “battuto” dal belga Jean-Claude Juncker. Si definisce un europeista convinto battendosi per la crescita sostenibile ed il lavoro, per combattere povertà e disuguaglianze, per salvaguardare la libertà di movimento, per potenziare il rispetto dei diritti umani, per costruire un’efficace politica comune su asilo ed immigrazione, per rendere l’Unione europea più democratica, più trasparente e più responsabile verso i cittadini.

Cosa fa il Presidente del Parlamento europeo? 

Il compito principale del Presidente è quello di dirige i lavori del Parlamento europeo e dei suoi organi nonché le sue discussioni. Altro ruolo fondamentale è il controllo del rispetto del regolamento del PE, assicurandone mediante il proprio arbitraggio, il buon funzionamento di tutte le attività. In apertura di ogni riunione del Consiglio europeo, il Presidente esprime il punto di vista del Parlamento europeo riguardo agli argomenti trattati. Con la sua firma rende esecutivo il bilancio dell’Unione europea dopo che quest’ultimo è stato votato dal Parlamento europeo. Inoltre firma insieme al Presidente del Consiglio europeo tutti gli atti legislativi adottati nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

Perché Martin Schulz?

La scelta della sua rielezione ed il venir meno alla “convenzione” secondo la quale dovrebbe esserci un’alternanza tra un Presidente socialista e uno popolare, è motivata molto probabilmente dal voler mantenere una certa continuità. Non è infatti la prima volta che la scelta di eleggere un Presidente per la seconda volta, se considerato meritevole, sia stata fatta per dare la possibilità di garantire una certa costanza nelle istituzioni e nelle dinamiche europee, era già infatti avvenuto con l’ex Presidente della Commissione europea Barroso. Ricordiamo poi che per la presidenza della Commissione è stato designato Juncker (appartenente al PPE e cioè all’area di destra) e quindi mantenere un socialista come Schulz alla Presidenza potrebbe far parte di un compromesso tra le parti.

Ecco un’interessante intervista fatta da Lilli Gruber a Martin Schulz ad Otto e Mezzo nel febbraio del 2014.

Jennifer Murphy

Jean-Claude Juncker futuro Presidente della Commissione europea: chi è e perché Cameron non vuole la sua nomina

Sono passati appena due giorni da quando le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che Jean-Claude Juncker è stato designato come successore di José Manuel Barroso alla Presidenza della Commissione europea. Dopo una lunga discussione tra i membri del Consiglio europeo (cioè i capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’UE) ed i “bastoni tra le ruote” messi da Gran Bretagna e Ungheria che non vogliono Juncker come Presidente, ora bisogna attendere il voto del Parlamento europeo che il 16 luglio lo eleggerà ufficialmente. Ma chi è Juncker, e soprattutto quali saranno i suoi poteri come Presidente della Commissione europea?

Chi è Jean-Claude Juncker?

Juncker è un politico lussemburghese nato nel 1954 e considerato un veterano della politica nazionale ed internazionale dato che, all’età di 28 anni, fa il suo primo ingresso in politica ricoprendo il ruolo di Segretario di Stato al Lavoro e alla Sicurezza Sociale, la prima di una lunga serie di importanti nomine. Inserito nelle fila dei Cristiani-democratici è attualmente membro del PPE (Partito Popolare Europeo). A seguire i ruoli che ha ricoperto dagli anni 80 ad oggi: Ministro del Lavoro e Ministro delegato al Bilancio (1984), Ministro delle Finanze e Ministro del Lavoro (1989), Primo Ministro (1995 – anche da capo del governo continuò ad esercitare le funzioni di Ministro delle Finanze, Ministro del Lavoro e Ministro del Tesoro), Primo Ministro per la seconda volta mantenendo anche il portafoglio di Finanza e Comunicazione (1999), Governatore della Banca mondiale (dal 1989 al 1995), Governatore del Fondo Monetario Internazionale e Governatore della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (dal 1995), primo Presidente permanente dell’Eurogruppo (2005). Europeista ma non federalista, spinge affinché i paesi europei creino dei valori condivisi ed una politica sociale europea comune (vuole introdurre il salario minimo a livello europeo), durante la battaglia elettorale per la Presidenza della Commissione ha affermato che si batterà per ridurre la burocrazia facendo in modo che in futuro “l’Europa non rompa le scatole”, sue testuali parole. La stampa lo definisce flessibile e sopra le parti ma non privo di carisma.

Come si è arrivati al nome di Juncker?

Per capire perché il politico lussemburghese sia stato scelto come futuro Presidente della Commissione bisogna fare un passo indietro. Occorre infatti sapere che il Presidente della Commissione europea viene eletto dal Consiglio europeo il quale, tenuto conto l’esito delle elezioni del Parlamento europeo, propone a quest’ultimo il nome del candidato alla presidenza, l’ultima parola spetta quindi al Parlamento. Essendo il PE attualmente (2014) composto per la maggioranza dal Partito Popolare Europeo (PPE), il ruolo di Presidente è ricaduto su Juncker, il quale nei mesi precedenti l’elezione del Parlamento si era candidato insieme ai rappresentanti degli altri eurogruppi (Ska Keller per i Verdi Europei, Martin Schulz per l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea, Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa). La scelta quindi era abbastanza prevedibile ma non ovvia, data la forte pressione di Cameron affinché si scegliesse un altro candidato, affermando la sua totale contrarietà a questa nomina ed accusando gli altri leader europei di non aver ascoltato la sua posizione e di non essersi impegnati per trovare un nome che mettesse tutti d’accordo.

Quali compiti ha il Presidente della Commissione europea?

La carica ha la durata di cinque anni e può essere rinnovata per una seconda volta. Subito dopo la sua elezione il Presidente ha il compito di recarsi nei vari paesi membri e di individuare, sotto consiglio dei Primi Ministri, i futuri membri della Commissione (uno per ogni Stato), una volta che l’assemblea sarà approvata dal Parlamento, il Presidente avrà il compito di convocare e presiedere le riunioni della Commissione stessa oltre che di essere presente ai principali dibatti del Parlamento e del Consiglio europeo.

Angel Merkel e Jean-Claude Juncker

Perché Cameron non vuole Juncker?

Le polemiche sulla nomina di Juncker da parte della Gran Bretagna sono soprattutto legate alle accuse di essere fortemente influenzato dalla Germania di Angela Merkel, Cameron ha infatti affermato che questa nomina mette a rischio la supremazia degli Stati nazionali delegando troppe scelte politiche a Bruxelles. È pur vero che le decisioni prese a livello europeo quasi sempre devono basarsi sul consenso di tutti i membri, ma allo stesso modo era impossibile e sbagliato non tenere conto della volontà degli elettori che si sono, se pur indirettamente, schierati a favore di questa nomina. La possibilità futura (remota o meno) di permettere al popolo europeo di eleggere direttamente il Presidente della Commissione europea potrebbe in parte risolvere questi dissidi tra stati che non tardano mai ad arrivare quando si parla di nomine.

 

Jennifer Murphy