Unioni civili: la Grecia e gli altri Stati UE

Oggi è una giornata storica per la Grecia. Questa volta l’economia e la crisi non centrano perché si parla di diritti civili. Il Parlamento ha infatti approvato la legge sul riconoscimento delle unioni civili per le coppie omosessuali promossa dal Governo di Alexis Tsipras. Vediamo in cosa consiste e la situazione negli altri Paesi europei.

La legge greca e gli altri Stati UE

La legge è stata approvata con larga maggioranza dal Parlamento ellenico nelle prime ore di oggi. Il provvedimento è stato sostenuto da Syriza, Pasok, Potami, Unione dei Centristi, da alcuni parlamentari di Greci Indipendenti e Nea Dimokratia. A votare contro i neonazisti di Alba Dorata e lo schieramento comunista. Con essa si risolvono tutti i problemi legati a eredità, reversibilità pensionistica e assistenza medica.

Unico neo rimane l’impossibilità di adozione per la quale forse si dovrà pazientare ancora un po’. Il Belgio ad esempio nel 2003 fu il secondo Stato al mondo a introdurre la legge per le unioni omosessuali vietando però l’adozione, salvo poi introdurre una modifica del 2006 che garantì anche tale diritto. In Grecia forte influenza in tal senso ha avuto la Chiesa Ortodossa. Guardando ad altri Stati europei si scopre che perfino la cattolicissima Irlanda nel maggio scorso ha promosso un referendum costituzionale per garantire le nozze gay ottenendo l’approvazione del 62% dei cittadini.

Un caso particolare è quello del piccolo Stato di Malta. Sull’Isola le unioni tra persone dello stesso sesso non sono consentite, ma vengono riconosciute quelle stipulate in un altro Paese. Se una coppia omossessuale di sposa per esempio in Portogallo e poi si trasferisce a Malta la loro unione verrà riconosciuta come valida (stessa regola vale per Israele).

Altro caso anomalo è quello della Slovenia. Nel marzo scorso il Parlamento ha approvato la legge che avrebbe consentito nozze e adozioni per le coppie gay. Tramite referendum abrogativo il popolo ha però deciso di non accettare questa nuova formula. Infatti il Paese già dal 2006 ha approvato una legge che garantisce le unioni civili e la possibilità di adozione da parte di coppie gay dei figli di uno dei o delle due partner. A garanzia di tali diritti tornerà quindi valida la legge precedentemente in vigore.

L’Italia

Il nostro Paese ad oggi rimane l’unico membro UE a non aver approvato alcuna legislazione in materia di unioni civili, ne tanto meno di adozioni o nozze tra omosessuali. A luglio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali di Trento, Milano e Lissone alle quali è stata vietata l’unione. La Ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi a settembre aveva garantito che entro l’anno la proposta di legge, tutt’ora al vaglio delle Camere, sarebbe stata approvata. Mancano pochi giorni alla fine del 2015 ma purtroppo la legge non è ancora divenuta tale. Il disegno di legge prevede l’introduzione sia delle unioni civili tra omosessuali (non dei matrimoni in chiesa) sia la possibilità di adozione da parte delle coppie.

Ora il Bel Paese non ha più scusanti. Può scegliere se rimanere l’unico a non riconoscere un diritto fondamentale delle persone, l’uguaglianza, oppure se continuare a violarlo.

 

Cos’è la Corte europea dei diritti dell’uomo e perché la sentenza Diaz è così rilevante

In questi giorni si è sentito parlare molto della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) in merito agli avvenimenti del luglio 2001 presso la scuola Diaz durante il G8 di Genova. Spesso confusa con la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), la Corte EDU è un organo distinto dall’UE con sede e funzioni ben diverse. Vediamo quindi le caratteristiche della Corte e per quale motivo questa sentenza è particolarmente rilevante.

Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte EDU è un organo internazionale costituito nel 1959 per garantire il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) firmata 9 anni prima. Vi fanno parte i 47 paesi che aderiscono al Consiglio d’Europa, ha sede a Strasburgo (Francia) ed è importante sapere che non è un’istituzione europea (al contrario della Corte di Giustizia dell’Unione europea). Vi aderiscono infatti sia paesi membri dell’UE come Italia, Spagna ed Irlanda, ma anche Russia, Turchia e Montenegro. Ogni Paese aderente ha diritto ad un giudice eletto dal Consiglio d’Europa sotto proposta dello Stato stesso con un mandato di 9 anni non rinnovabile. La Corte europea di Strasburgo ha due principali funzioni: consultiva e contenziosa, quest’ultima consiste in ricorsi individuali o da parte di uno Stato aderente, nel caso in cui si ritiene che la Convenzione sia stata violata. È possibile fare ricorso alla Corte solo quando si sono esauriti tutti i gradi di giudizio predisposti a livello nazionale (nel caso italiano dopo tre).

Sede della Corte europea dei diritti dell’uomo, Strasburgo

 

La sentenza sulla scuola Diaz ed il reato di tortura in Italia

Per sapere cos’è successo in quell’occasione vi rimando al seguente articolo dell’Internazionale: http://www.internazionale.it/notizie/2015/04/07/scuola-diaz-g8-genova. Al di là degli avvenimenti questa sentenza contesta all’Italia la violazione dell’articolo 3 della Convenzione condannando quindi lo Stato a pagare 45 mila euro alla vittima, l’articolo recita infatti:

«1. Nessuno Stato Parte espellerà, respingerà o estraderà una persona verso un altro Stato nel quale vi siano seri motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta alla tortura.
2. Al fine di determinare se tali motivi esistono, le autorità competenti terranno conto di tutte le considerazioni pertinenti, ivi compresa, se del caso, l’esistenza nello Stato interessato, di un insieme di violazioni sistematiche dei diritti dell’uomo, gravi, flagranti o massicce.»

L’aggressione avvenuta per mano della polizia in quell’occasione è stata infatti ritenuta assimilabile alla tortura. L’elemento ancora più significativo è che tale sentenza richiama l’Italia ad adempire ad una grave mancanza, quella cioè di non aver inserito nel suo ordinamento giuridico il reato di tortura, nonostante l’impegno preso nei confronti della Corte stessa. Nei mesi che seguirono il G8 si discusse nel Parlamento italiano l’inserimento del reato che non venne però mai istituito. Chissà che questa non sia la volta buona, anche per non incorrere in nuove sanzioni.

Altra sentenza che ha creato particolare scalpore nel gennaio scorso sempre nei confronti dell’Italia, riguarda le due mamme di Campobasso allontanate, una volta rientrate nel paese d’origine, dal bambino avuto mediante fecondazione assistita in Russia. La Corte in questo caso non ha stabilito il ritorno del bambino nella famiglia d’origine ma il pagamento per l’Italia di 30 mila euro per i danni subiti dalla coppia.

 

Jennifer Murphy