Immigrazione: nuovi accordi Turchia-UE

In vista del rafforzamento dei controllo sui confini esterni dell’UE, a metà ottobre la Commissione europea ha stipulato un accordo con la Turchia per una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi migratori. Negli ultimi mesi si è infatti registrato un forte aumento di migranti che passano attraverso la Turchia per poi arrivare in Europa. In cosa consiste tale accordo? Quali le conseguenze per entrambe le parti?

Il punto sulla questione immigrazione

Il 25 ottobre 11 paesi europei si sono ancora una volta riuniti a Bruxelles per discutere la questione migranti. Ancora nulla di fatto sulle quote di ricollocamento. Fortemente discussa invece la questione della rotta balcanica, con i paesi dell’est ancora reticenti riguardo all’accoglienza dei migranti. Il rafforzamento di Frontex è il principale obiettivo dei 28 membri, con l’intenzione di trasformare l’Agenzia in un corpo europeo di guardia frontiera. Stando ai trattati attualmente in vigore, ogni stato membro è responsabile dei suoi confini esterni e Frontex costituisce un controllo addizionale.

La Slovenia denuncia la mancanza di controlli dei migranti di passaggio, coloro i quali passano attraverso un paese europeo per raggiungerne un altro. L’UE invita quindi gli stati ad effettuare le registrazioni anche di coloro che intendono unicamente transitare sul territorio interessato. Chi non si fa registrare non avrà possibilità di usufruire dei centri di accoglienza, il tutto volto a disincentivare gli spostamenti.

L’accordo con la Turchia

L’Unione europea ha recentemente stipulato un nuovo accordo con il governo di Ankara per un maggiore coordinamento sul tema immigrazione. Per i migranti la Turchia costituisce un paese di passaggio per arrivare in Europa. L’UE le chiede di accogliere un maggior numero di profughi riducendo così gli arrivi nei paesi europei. A late scopo ha garantito un sostegno economico di circa 3,5 miliardi euro al governo turco, soldi destinati alla creazione di nuovi centri d’accoglienza ed al soddisfacimento dei bisogni primari dei richiedenti asilo.

Recep Tayyip Erdoğan ha invece chiesto alla Commissione europea di accelerare il processo di liberalizzazione dei visti per consentire ai turchi di arrivare più facilmente in Europa. Il presidente Jean-Claude Junker ha però precisato che non ci saranno sferzate sul tema e ad oggi sono ancora valide le leggi vigenti. Lo scorso febbraio infatti UE e Turchia avevano già affrontato il tema ed il presidente della Commissione garantisce che in ogni caso se ne riparlerà a metà 2016.

Verso la riapertura dei dialoghi per l’adesione (?)

Il ritrovato dialogo tra le parti potrebbe portare ad un nuovo capitolo riguardo l’adesione del paese all’UE. Quest’ultima è infatti consapevole di quanto la Turchia possa “tornarle utile” nel controllo dei flussi migratori provenienti da est, anche se ad oggi non è mai stata invitata ad alcun vertice europeo sul tema. Dall’altra Ankara spinge – dopo un temporaneo stallo – affinché le trattative si riaprano, senza però trascurare i rapporti con il resto dell’Asia. Guarda infatti di buon occhio la possibile adesione al Gruppo di Shangai (composto da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) con l’intento di mantenere buoni rapporti anche coi vicini ad est, i quali però non sembrano così intenzionati ad aprirsi al suo ingresso.

Che si tratti di opportunismo politico o meno in ogni caso Unione europea e Turchia sono destinate ad intrattenere rapporti politico-economici. Non è ancora chiaro sotto quale forma, se attraverso semplici partenariati oppure puntando ad una vera e propria adesione. Qualora la scelta ricadesse su quest’ultima è evidente quanto la strada da fare sia ancora lunga.

 

Jennifer Murphy

Giorni d’Europa: la Turchia si candida all’ingresso nell’UE

Il 14 aprile 1987 la Turchia presentava la candidatura per entrare nell’UE

Già nel 1963 con l’Accordo di Ankara la Turchia strizzava l’occhio all’allora Comunità europea con l’intento di dar vita ad un’eterna amicizia. Dal dopo-guerra le due potenze si sono avvicinate sempre di più e ad oggi la Turchia rimane il “candidato per eccellenza” all’ingresso nell’UE. Nel 1987 venne ufficializzato l’intento tramite domanda di candidatura, ma solo nel 1999 le fu riconosciuto lo status di candidato. Dal 2005 sono iniziati i negoziati per l’adesione vera e propria e da lì in poi la Turchia ha dimostrato il suo costante impegno nelle riforme necessarie per diventare finalmente un nuovo membro. La strada è molto lunga ed impervia ma gli accordi sull’immigrazione recentemente firmati fanno pensare che prima o poi forse la Turchia riuscirà nel suo intento.

 

Scopri di più su l’adesione della Turchia all’UE

Jennifer Murphy

Turchia futuro membro dell’Unione europea (?)

In un articolo precedente si è parlato della candidatura ufficiale dell’Albania come futuro membro dell’Unione europea e molti sapranno che anche la Turchia rientra in questo gruppo di Paesi. È infatti dai lontani anni ’60 che chiede di aderire all’UE, mentre solo dal 2005 sono state formalmente attivate le negoziazioni. Il processo di adesione di uno Stato all’Unione europea comporta un cammino tutt’altro che facile e scontato, per questo ad oggi non è possibile prevedere se e quando la Turchia avrà l’“onore” o la “sfortuna”(dipende dai punti di vista) di diventare a tutti gli effetti europea. Inutile dire che circa la sua adesione si sono create numerose discussioni e perplessità. Quali sono i freni che sono stati posti al suo ingresso e quali gli argomenti di discussione?

Religione

Pur essendo costituzionalmente uno Stato laico, è forte il senso di distacco della Turchia dal resto d’Europa per via della credenza religiosa che vede la prevalenza di mussulmani (il 99% della popolazione). È vero che l’Unione europea non ha mai fondato la propria nascita ed allargamento sull’aspetto religioso, ma è altrettanto evidente che l’accettare un nuovo membro con una schiacciante maggioranza mussulmana spaventa molti.

Fotografia provocatoria di una donna che indossa
Fotografia provocatoria di una donna che indossa l’abaya (velo) con le stelle della bandiera dell’Unione europea

Immigrazione

Alcuni paesi come la Germania temono che l’adesione della Turchia, e di conseguenza la libera circolazione dei cittadini turchi all’interno dell’UE, porterebbe una notevole, seppur lecita, ondata di immigrazione verso gli altri Stati europei. I cittadini dei Paesi membri hanno infatti il diritto di viaggiare liberamente da uno Stato all’altro senza particolari restrizioni, e questo varrebbe ovviamente anche per quelli turchi.

Diritti umani e democrazia

Nonostante la Turchia negli ultimi anni abbia intrapreso il difficile cammino della democratizzazione, a molti non basta. L’Unione europea durante i negoziati per l’adesione ha più volte sollecitato il Paese a rendersi più democratico garantendo maggiori diritti ai propri cittadini. In tutta risposta la Turchia nel 2004 ha abolito definitivamente la pena di morte. È evidente che in un contesto sempre più globalizzato e quindi di dipendenza reciproca, l’UE ha tutto l’interesse a confinare con uno Stato il più democratico possibile, oltre al fatto che quelli della democrazia e della salvaguardia dei diritti sono elementi irrinunciabili per diventare un Paese membro.

Economia e politica internazionale

Inutile nascondere che dietro alle spinte dei sostenitori dell’adesione turca ci siano anche interessi economici e politici. La Turchia è infatti un Paese fortemente in crescita tanto che il Fondo Monetario Internazionale l’ha classificata fra gli Stati più sviluppati del mondo. Alcuni sostengono che il suo ingresso sarebbe motivo di prestigio per l’Europa intera perché particolarmente potente sia politicamente che economicamente. Allo stesso tempo però l’adesione della Turchia, a causa delle troppe differenze rispetto al resto dei Paesi europei, potrebbe porre definitivamente fine a quel processo di “politicizzazione” già arenatosi negli ultimi anni a causa della crisi economico-politica che attraversa l’Unione intera.

Partenariato: una possibile alternativa

Come visto le questioni in ballo sono molteplici ed il punto di arrivo sembra tutt’altro che vicino. Una possibile alternativa all’adesione o all’esclusione potrebbe essere un “partenariato”: la Turchia non diventerebbe membro dell’UE a tutti gli effetti ma intraprenderebbe con essa una serie di “accordisu aspetti di interesse comune come possono essere il commercio, lo scambio di risorse energetiche o l’immigrazione. Tra le due forze politiche esistono già collaborazioni di questo tipo, ma è ormai palese la necessità di una maggiore coesione in quanto la Turchia, vuoi o non vuoi, anche alla luce delle nuove tensioni in Siria e Iraq legate all’avanzata dell’ISIS, costituisce un confine sempre più labile con il Medio Oriente.

 

Jennifer Murphy

Albania futuro membro dell’Unione europea (?)

E’ di poche ore fa la notizia che l’Albania ha acquisito ufficialmente lo status di candidato come nuovo paese membro dell’Unione europea. Dopo anni di attese e continui rinvii un altro paese della Penisola Balcanica spinge per entrare nella “casa europea”. Sicuramente, per primi gli inglesi, avranno molto da ridire a riguardo, ma cosa comporta esattamente questa candidatura? È stato detto che l’Albania dovrà affrontare una serie di riforme per diventare un effettivo stato membro dell’UE, di che riforme si sta parlando?

Cosa vuol dire essere un paese candidato?

Essere un paese candidato all’ingresso nell’UE significa che, a seguito di un parere positivo da parte di tutti gli stati membri dell’Unione e della Commissione europea, tale stato inizia ufficialmente a negoziare la sua adesione con l’UE. Non significa quindi che vi sia la certezza che il paese candidato ne diventi un membro, ma ha iniziato un cammino, lungo e tortuoso, per diventarlo.

Cosa devo fare uno stato per diventare ufficialmente un membro dell’UE?

Una volta che l’Unione ha formalmente accettato la candidatura di uno stato, quest’ultimo inizierà una serie di riforme per rientrare in determinati parametri definiti dai Criteri di Copenaghen (stabiliti nel 1993) che dovrà impegnarsi a raggiungere. Secondo tali parametri il paese candidato dovrà rispettare: il criterio politico, deve cioè garantire la presenza di istituzioni stabili che assicurino la democrazia, lo stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela; il criterio economico richiede l’esistenza di un’economia di mercato affidabile e capacità di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione europea; l’adesione all’ “acquis comunitario” cioè accettare gli obblighi derivanti dall’adesione e, in particolare, gli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria. Si può quindi affermare che, secondo il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TUE), qualsiasi stato europeo può chiedere di diventare un candidato per entrare nell’UE ma lo diventerà solo se nel corso degli anni si attiverà per portare a termine una serie di obiettivi.

Cosa dove fare in concreto l’Albania per diventare un membro a tutti gli effetti?

Il Consiglio Affari Generali sottolinea che l’Albania dovrà nei prossimi anni agire con decisione per la riforma dell’amministrazione pubblica, del sistema giudiziario, per la lotta contro il crimine organizzato, per la protezione dei diritti umani e le politiche anti-discriminazione, per i diritti delle minoranze. Altri problemi che il Paese dovrà affrontare sono la corruzione, l’uso di documenti falsi, il riciclaggio di denaro, la coltivazione di droga ed il traffico di esseri umani. I tempi non sembrano affatto brevi, alcuni sostengono che una possibile data per l’adesione potrà essere il 2024, molti paesi scommettono sull’incapacità dell’Albania di farcela (in particolare Gran Bretagna, Germania e Francia), mentre altri come l’Italia ne hanno sostenuto fortemente la candidatura.

Fin dove si estenderà l’UE?

Il processo di allargamento si è tutt’altro che frenato negli ultimi anni e, anche se spesso si pensa il contrario, molti stati sono nella “lista d’attesa europea”: Macedonia (candidata dal 2004), Montenegro (candidato dal 2008), Serbia (candidata dal 2009), Turchia (candidata dal 1999) e Islanda (candidata dal 2009), mentre Kosovo e Bosnia ed Erzegovina sono solo potenziali candidati.

L’impegno dell’Albania come da parte di altri stati che mirano a diventare un membro dell’Unione è evidente, ovviamente non si tratta di uno schiocco di dita ma di un processo davvero impegnativo. Molti si chiederanno cosa spinge uno Stato a voler essere a tutti gli effetti considerato “europeo” soprattutto perché spesso l’UE è vista come vincolante e restrittiva, in realtà l’essere parte di un sistema come quello europeo costituisce una grande conquista per un paese che vuole affermarsi nel mondo, soprattutto dal punto di vista democratico oltre che politico ed economico. Nell’epoca della globalizzazione il motto “chi fa da sé fa per tre” ha perso di valore, vince chi si unisce non chi si divide.

Per concludere un interessante filmato di euronews risalente al 2009, anno della richiesta di adesione dell’Albania all’UE, in cui si mostra come un paese fino a poco tempo fa sottosviluppato si stia muovendo, non senza difficoltà, per mettersi alla pari con gli altri stati europei.

Jennifer Murphy