Un’eurotassa per scongiurare crisi future

Negli ultimi giorni a Bruxelles si sta affrontando un argomento scottante ma che potrebbe costituire una svolta epocale in senso europeista. Stiamo parlando della già rinominata eurotassa. Un gruppo di illustri economisti e politici stanno infatti elaborando un nuovo progetto volto a garantire maggiore stabilità per l’Unione europea dopo il superamento dei rischi legati alla Grexit. Di cosa si tratta? Quali le conseguenze per i Paesi interessati?

Chi compone il gruppo e quali gli obiettivi?

Come sostenuto da molti economisti e studiosi il problema fondamentale dell’UE e dell’euro è la presenza di un’unione economica ma l’assenza di quella politica su modello statunitense, tanto voluta dai Padri fondatori come Alcide De Gasperi. Di questo si parla da anni e ancora di più a seguito della profonda crisi greca che ha messo in seria discussione l’Unione intera. Pochi giorni fa in un articolo il Der Spiegel (noto giornale tedesco) ha “svelato” l’esistenza di una speciale commissione presieduta da Mario Monti e composta, tra gli altri, dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Compito di questo gruppo creato ad hoc sarebbe quello di elaborare una sorta di tassa europea per finanziare un fondo comune volto a fronteggiare eventuali condizioni di instabilità economica o crisi finanziaria.

Partedo da sinistra:  Juncker, Schaeuble, Monti
Partedo da sinistra: Jean-Claude Juncker, Schaeuble, Mario Monti

 

Da dove arriveranno i soldi e chi li gestirà?

Essendo il tutto in fase di elaborazione le informazioni sono ancora abbastanza incerte. Due sarebbero le possibili alternative di finanziamento: la prima prevede che gli Stati dell’eurozona (o forse anche gli altri membri UE ancora non è definito) versino parte delle entrate raccolte con IVA ed IRPEF in uno speciale fondo (senza che i cittadini versino un’ulteriore tassa, in sostanza neanche se ne accorgerebbero); la seconda opzione prevede invece una tassa addizionale rispetto a quelle già esistenti. Per gestire questo fondo e quindi le entrate ed uscite verrebbe introdotta una nuova figura una sorta di Ministro delle Finanze europeo.

Conseguenze per l’UE

Ancora prima che le informazioni siano chiare e soprattutto definitive, molti hanno criticato aspramente l’intenzione dell’Unione europea di chiedere agli Stati di cedere parte della propria sovranità in un campo che ad oggi è totalmente in mani nazionali. Altri hanno puntato il dito contro la Germania accusata di voler ancora una volta “rubare l’autonomia” degli altri Paesi, ma a gran sorpresa la stessa Angela Merkel non sarebbe del tutto sicura di voler proporre un simile passo al suo popolo. Sicuramente se si andasse verso questa strada sarebbe una svolta epocale per l’Europa che per anni non ha fatto passi avanti per garantire maggiore stabilità rimanendo in una sorta di limbo. Ancora una volta occorre capire se gli Stati sono effettivamente pronti a cedere ulteriore sovranità ad un’entità vista spesso come ostile.

 

Jennifer Murphy

Chi è Dijsselbloem Presidente dell’Eurogruppo?

In questi giorni concitati in cui la questione greca ha portato a dire tutto ed il contrario di tutto, nuove e vecchie facce hanno presto occupato gli schermi dei nostri televisori con nomi già sentiti ma dei quali spesso ignoriamo il significato e la provenienza. Indiscusso protagonista delle trattative per evitare il default (per ora scongiurato) di Atene è il Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Da dove viene il già soprannominato “Dottor euro”? Quali sono i suoi compiti?

L’Eurogruppo

L’Eurogruppo è un organo informale (non è un’istituzione europea) composto dai ministri delle finanze dei Paesi della zona euro (19 Stati) e si riunisce alla vigilia di ciascun “Consiglio Economia e finanza”, comunemente chiamato ECOFIN composto invece da tutti i ministri dell’economia degli Stati dell’UE. Il compito principale dell’Eurogruppo è quello di garantire il coordinamento delle politiche economiche degli Stati dell’eurozona.

Il Presidente dell’Eurogruppo

Il Presidente dell’Eurogruppo viene eletto ogni 2 anni e mezzo dall’Eurogruppo stesso e può essere rieletto per un secondo mandato. I compiti del Presidente sono: presiedere le riunioni dell’Eurogruppo e stabilirne gli ordini del giorno, elaborare il programma di lavoro a lungo termine, presentare i risultati delle discussioni dell’Eurogruppo, rappresentare l’Eurogruppo nei consessi internazionali, informare il Parlamento europeo delle priorità dell’Eurogruppo.

Chi è Dijsselbloem

Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese attualmente ministro delle finanze del governo Rutte e dal 2013 è sia Presidente dell’Eurogruppo sia del Consiglio dei governatori del Meccanismo di stabilità. La sua scarsa esperienza diplomatica è stata criticata da molti creando scetticismo intorno alla sua elezione. Il suo predecessore era infatti Jean-Claude Juncker, attuale Presidente della Commissione europea, i cui modi erano ben diversi dall’olandese ritenuto da alcuni troppo sfacciati, non teme infatti di dire le cose “fuori dai denti”. Questa sua naturalezza, per alcuni sintomo di inesperienza, ha infatti creato uno sgradevole precedente: alla vigilia della nomina di Juncker alla presidenza della Commissione, Dijsselbloem in un’intervista avrebbe scherzato sul fatto che il lussemburghese fosse un “fumatore e bevitore incallito” (pettegolezzo per altro già sentito tra i corridoi di Bruxelles). A seguito di questo scivolone l’olandese si è scusato ripetutamente ed ora la “crisi diplomatica” sembra del tutto superata. Spesso accusato di essere un “tedesco con gli zoccoli”, cioè particolarmente assertivo riguardo alla linea tedesca, è stato rieletto recentemente (luglio 2015) per il suo secondo mandato “battendo” lo spagnolo Luis de Guindos. La sua seconda elezione è avvenuta in un condizione di particolare incertezza a causa della crisi greca e quindi la scelta di riconfermare la sua nomina può essere interpretata come la volontà di garantire continuità in una condizione già abbastanza complicata e critica.

La falsa laurea

Particolare scandalo ha destato la scoperta fatta nel 2013 riguardante le false dichiarazioni circa i suoi studi. Nel suo curriculum infatti dichiarava di aver conseguito una laurea in economia e politica agraria presso l’Università di Wageningen (Paesi Bassi) ed un prestigioso Master presso l’Università di Cork (Irlanda). A seguito di alcune indagini è emerso però che presso quest’ultima Dijsselbloem avrebbe svolto solo delle attività di ricerca senza però il conseguimento di alcun titolo. Giustificando l’accaduto con un banale errore di traduzione il curriculum è stato subito aggiornato e corretto.

 

Jennifer Murphy

Cos’è il Fondo salva Stati fornitore di liquidità per la Grecia?

Nelle ultime ore la questione greca sembra aver subito uno stallo ma solo apparente. La liquidità delle banche sta per finire e per questo, nell’incontro tenuto a Bruxelles nella giornata di oggi, il Primo ministro greco Alexis Tsipras, forte del risultato del referendum, chiede un nuovo prestito-ponte al Fondo salva Stati, senza però portare un nuovo programma davanti ai ministri dell’economia dell’UE. Cos’è il Fondo salva Stati? Come funziona e da dove arrivano i soldi prestati alla Grecia?

Cos’è il Fondo salva Stati

L’European Stability Mechanism (ESM), chiamato anche Meccanismo europeo di stabilità (MES) o Fondo salva Stati, è un’organizzazione intergovernativa istituita dall’Unione europea ed entrata in vigore nel 2012. L’ESM, la cui sede si trova a Lussemburgo, nasce per fronteggiare la grave crisi economica che ha colpito diversi Paesi europei a partire dal 2011 (in particolare Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna). Prima di allora non era infatti previsto alcun meccanismo di sostentamento. Dopo l’attivazione di una serie di fondi provvisori il Fondo salva Stati ha assunto carattere permanente attraverso una modifica del Trattato di Lisbona.

Chi gestisce l’ESM

Il Fondo è gestito dal Consiglio dei governatori composto da ciascun ministro dell’economia di ogni Stato membro dell’eurozona (19 Stati), dal Consiglio di amministrazione (eletto dal Consiglio dei governatori), dal Direttore generale (il tedesco Klaus Regling), dal Presidente della Banca centrale europea-BCE (l’italiano Mario Draghi) e dal Commissario per gli Affari economici dell’UE (il francese Pierre Moscovici) che però svolgono il ruolo di osservatori (non hanno cioè diritto di voto).

Cosa fa l’ESM

L’European Stability Mechanism presta soldi agli Stati in grave crisi finanziaria previa una formale richiesta. Per la restituzione del debito è previsto un tasso di interesse agevolato ma in cambio vengono richieste delle riforme al Paese beneficiario, sostanzialmente di tipo macroeconomico. Uno Stato beneficiario che non rispetta le condizioni del Fondo o che ritarda il pagamento del debito può essere soggetto a sanzioni. I soldi prestati dall’ESM vengono forniti dagli altri Stati membri: la Germania contribuisce con una quota del 27% (circa 22 miliardi di euro), la Francia col 20%, l’Italia col 17% (dati approssimativi) e via via tutti gli altri. La quota dei singoli Stati membri nel finanziamento si basa sulla singola quota di capitale nella BCE.

Il prestito alla Grecia

La Grecia è il Paese europeo che ha maggiormente usufruito dell’ESM: tra il primo ed il secondo piano di aiuti Atene ha ricevuto dall’UE e dal Fondo monetario internazionale (FMI) in totale circa 300 miliardi di euro che dovrà restituire con un tasso di interesse piuttosto favorevole pari al 3% fino al 2020. Oggi Atene si è presentata all’eurogruppo chiedendo un ulteriore prestito pari a 7 miliardi di euro per far fronte alla grave condizione in cui si trova il Paese, non ha però ancora proposto il piano di risanamento del debito che tutti aspettavano. Nelle prossime ore l’Europa dovrebbe decidere se fornire altra liquidità alla Grecia o chiudere i rubinetti definitivamente.

 

Jennifer Murphy

Donald Tusk nuovo Presidente del Consiglio europeo: chi è e quali i suoi ruoli

Nel mese di agosto a Bruxelles, insieme alla nomina dell’Alto rappresentante dell’UE Federica Mogherini, è stato scelto il nuovo Presidente del Consiglio europeo. Il polacco Donald Tusk ha assunto formalmente l’incarico il 1° dicembre 2014 sostituendo il belga Herman Van Rompuy in carica da cinque anni. Ma chi è Tusk? E più in generale che ruolo ha il Presidente del Consiglio europeo e come viene scelto?

Chi è Donald Tusk

Donald Tusk è un politico polacco di 57 anni appartenente al PPE (Partito popolare europeo). La sua carriera politica inizia nel 1988 e dal 2007 al 2014 ha ricoperto il ruolo di Primo ministro della Polonia esercitando due mandati consecutivi. Essendo di estrazione popolare, sostiene fortemente la causa di un’Europa più integrata ma, al contrario del suo collega Jean Claude Juncker (Presidente della Commissione europea), non ha spinte federaliste. Proprio per questo motivo la sua nomina è stata fortemente sostenuta da David Cameron (al contrario di quella di Juncker). Oltre all’approvazione da parte del Primo Ministro inglese, Tusk ha ottenuto l’appoggio dal Cancelliere Angela Merkel secondo la quale il polacco sarebbe l’erede ideale di Van Rompuy.

Donald Tusk insieme a Herman Van Rompuy ex Presidente del Consiglio europeo
Il neo Presidente Donald Tusk insieme a Herman Van Rompuy 

Come viene nominato e quanto dura il suo mandato

Il Presidente del Consiglio europeo viene eletto dai membri del Consiglio stesso (composto dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri) attraverso il voto a maggioranza qualificata. Il mandato del Presidente dura due anni e mezzo ma può essere rinnovato per una seconda ed unica volta, come nel caso di Van Rompuy che ha esercitato due mandati consecutivi. Durante l’incarico il Presidente non può contemporaneamente ricoprire incarichi a livello nazionale.

La scelta del Presidente avviene tra una rosa di illustri politici europei tenendo conto del necessario mantenimento dell’equilibrio tra le cariche. Non è infatti pensabile che diversi incarichi possano essere assegnati contemporaneamente a persone della stessa nazionalità: non si avranno mai alla presidenza della Banca centrale europea e a quella del Parlamento due italiani o due tedeschi simultaneamente. Gli incarichi sono quindi il più bilanciati possibile dal punto di vista della provenienza e si cerca, non senza difficoltà, di garantire anche la parità di genere, attualmente però tutti i ruoli di presidenza più importanti come Parlamento, Consiglio europeo, Commissione e BCE, sono assegnati a uomini.

Ruoli del Presidente del Consiglio europeo

I ruoli del Presidente sono stabiliti nel Trattato sull’Unione europea. Essi in sintesi sono: presiedere e animare i lavori del Consiglio europeo; assicurare la preparazione e continuità dei lavori dello stesso cooperando con il Presidente della Commissione europea; facilitare coesione e consenso all’interno del Consiglio esercitando il ruolo di mediatore; informare tramite delle relazioni il Parlamento europeo circa le attività del Consiglio.

Il ruolo del Presidente del Consiglio è stato fortemente rafforzato tramite il Trattato di Lisbona del 2009. In precedenza la Presidenza del Consiglio europeo veniva assunta a rotazione di sei mesi da uno Stato membro, come avviene attualmente per la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, altra e diversa istituzione dell’UE.

 

Jennifer Murphy

Cosa fa la Commissione europea?

A partire dal 1° novembre si è insediata la nuova Commissione europea di Jean-Claude Juncker. Da lui ci si aspetta molto, soprattutto che porti più stabilità e concretezza in quella che è considerata il cuore dell’Unione. Ma esattamente di cosa si occupa la Commissione? Quali i suoi ruoli e le sue caratteristiche?

Cos’è la Commissione europea?

La Commissione è una delle principali istituzioni europee. Considerata una sorta di “esecutivo”, ha sede nel Palazzo Berlaymont a Bruxelles (Belgio). È composta da 28 membri (uno per ogni Stato membro, per conoscere i loro volti basta andare su questo sito: http://ec.europa.eu/commission/2014-2019_it) ed ha un mandato di cinque anni.

Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea
Palazzo Berlaymont sede della Commissione europea

Indipendenza

Il Trattato sull’Unione europea specifica che: “I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza” e che “la Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza […] i membri non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo”. Ciò significa che nello svolgere i suoi compiti ha l’obbligo di rappresentare l’interesse dell’intera Unione e non di farsi portavoce di volontà di singoli Stati o partiti.

Ruoli

Detiene il diritto di iniziativa legislativa

La Commissione ha il compito di proporre quelle che poi, attraverso un lungo processo che coinvolge il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea, diventeranno le leggi dell’UE.

Vigila sul rispetto del diritto europeo

Altro compito fondamentale è quello del controllo sull’attuazione del diritto europeo nei vari Stati membri: se uno di essi non rispetta una norma europea rischia una sanzione da parte della Commissione attraverso una procedura d’infrazione.

Fissa gli obiettivi dell’intera Unione

Spetta alla Commissione l’incarico di stabilire quali debbano essere gli obiettivi e i traguardi da raggiungere nei vari ambiti in cui agisce. Per citarne alcuni: attuare la strategia Europa 2020 per uscire dalla crisi economica e promuovere una crescita e un’occupazione sostenibili, consolidare i diritti e la sicurezza dei cittadini europei, svolgere un ruolo di punta nell’affrontare i cambiamenti climatici, rafforzare il ruolo dell’Europa sulla scena mondiale.

Stabilisce il bilancio dell’UE

È la Commissione che decide come “spendere” i soldi: ogni anno l’UE stabilisce come spenderà i propri soldi l’anno successivo. In questo processo vengono coinvolti (come per il processo legislativo) anche il Consiglio dell’UE e il Parlamento che devono approvare la proposta di spesa della Commissione.

Rappresenta l’UE nel mondo

Quando c’è un meeting o la necessità di fare accordi a livello internazionale è la Commissione, o meglio il suo Presidente, che fa le veci dell’Unione europea.

 

Jennifer Murphy

Nomina dei commissari europei, come avviene e chi li sceglie

Sono passate poco più di due settimane da quanto Jean-Claude Juncker è stato eletto ufficialmente futuro Presidente della Commissione europea dal Parlamento EU, ora è tempo di scegliere coloro che insieme al Presidente andranno a comporre la nuova Commissione che rimarrà in carica per i prossimi cinque anni. Sulle testate giornalistiche vengono indicati una serie di nomi dei possibili candidati per ogni Stato membro, ma come avviene nel concreto la nomina dei commissari? Con quali criteri vengono scelti?

Da quante persone è composta la Commissione europea?

La Commissione europea è composta in totale da 28 membri: il Presidente della Commissione più un commissario per ogni Stato membro, ad ogni commissario, basandosi sulle sue conoscenze e sul trascorso politico, viene assegnato un settore di responsabilità (giustizia, trasporti, industria, ambiente, mercato interno, istruzione, ecc..).

Come vengono scelti i commissari europei?

Il processo di nomina dei futuri commissari europei segue un iter prestabilito che vede il coinvolgimento prima del Consiglio europeo, cioè dei Capi di Stato e di governo di ogni Stato membro, e successivamente del Parlamento europeo. Quindi, anche se i commissari non vengono scelti direttamente dal popolo europeo, la loro nomina passa attraverso persone che sono scelte dai cittadini tramite il voto: il Parlamento europeo tramite le elezioni europee, il Consiglio europeo tramite le elezioni nazionali. Una volta che il Consiglio europeo ha scelto il Presidente della Commissione, e dopo il parere positivo del Parlamento, si procede con la scelta dei futuri commissari. Ogni Stato membro proporrà un candidato commissario al Presidente della Commissione, il quale, una volta formata la squadra, andrà a proporla al Parlamento europeo e qui viene la parte più difficile.

Il ruolo del Parlamento europeo nella scelta dei commissari

Quando un qualsiasi cittadino intende candidarsi per un posto di lavoro, quest’ultimo verrà sottoposto ad un colloquio sia conoscitivo che relativo alla sue conoscenze, più o meno la stessa cosa avviene per i candidati commissari. Ogni candidato viene infatti sottoposto all’esame del Parlamento europeo per stabilire se sia o meno adatto al ruolo che dovrà andare a ricoprire. Sono le così dette audizioni parlamentari che si snodano attraverso diverse fasi nelle quali il Parlamento valuterà per ciascun candidato: le competenze generali, l’impegno europeo, le garanzie di indipendenza personale, la conoscenza del potenziale portafoglio e le capacità di comunicazione. Esso inoltre presta particolare attenzione all’equilibrio di genere, garantendo la proporzione tra commissari donna e uomini. I vari step prevedono che, una volta valutato il curriculum vitae del candidato, esso viene sottoposto ad una serie di quesiti scritti legati a quella che sarà la sua area di competenza, successivamente dovrà sostenere un’audizione pubblica di tre ore. In seguito si avrà la valutazione dei singoli commissari designati, per passare al voto di approvazione prima da parte del Parlamento europeo e poi del Consiglio europeo.

Si può quindi affermare che la scelta dei commissari sia un processo particolarmente lungo e controllato al fine di garantire che ciascun membro sia adatto al ruolo che andrà a ricoprire, assicurando così il miglior funzionamento possibile della Commissione nella sua interezza. Il coinvolgimento di altre istituzioni come Parlamento e Consiglio fa capire che le nomine a livello europeo siano particolarmente accurate e basate su più fattori. Attualmente si è alla fase della lista dei candidati che verrà resa nota a settembre, dopo di che si inizierà la fase di valutazione e votazione che si dovrà concludere entro novembre dato che l’attuale mandato della Commissione di Barroso scadrà il 31 ottobre 2014.

 

Jennifer Murphy

La rielezione di Schulz alla Presidenza del Parlamento europeo: come e perchè si è arrivati a questa elezione

Pochi giorni fa si è insediato il nuovo Parlamento europeo che in seduta plenaria ha eletto il tedesco Martin Schulz come Presidente del Parlamento europeo per la seconda volta. E’ la prima volta che una persona viene eletta per due volte di seguito alla stessa carica, anche se i regolamenti lo prevedono. Ma come si è giunti a questa elezione e chi è Schulz?

Come avviene l’elezione del Presidente del Parlamento europeo?

Subito dopo l’insediamento del Parlamento europeo per la sua ottava legislatura, il primo compito dell’assemblea è stata quella di eleggere il suo Presidente. In questa occasione i candidati erano: il tedesco Martin Schulz (Partito Socialista Europeo), il britannico Sajjad Karim (Conservatori e Riformisti Europei), l’austriaca Ulrike Lunacek (Verdi) e lo spagnolo Pablo Iglesias (Sinistra Unitaria  Europea). L’elezione del Presidente del Parlamento passa attraverso una particolare procedura che prevede un accordo politico tra i principali gruppi parlamentari.  Successivamente il nome del candidato scelto viene sottoposto al Parlamento che sarà quindi chiamato ad esprimere il suo voto. Tale accordo solitamente prevede l’alternarsi tra un Presidente appartenente all’area di destra e uno a quella di sinistra. Il mandato del Presidente dura due anni e mezzo (rinnovabile solo per una seconda volta) e quindi durante una legislatura – che dura cinque anni – si avranno due Presidenti diversi. Per la prima volta nella storia del Parlamento europeo un Presidente è stato eletto per due volte di seguito, Martin Schulz ha infatti presieduto l’assemblea negli scorsi due anni e mezzo e la presiederà per gli altrettanti successivi.

Chi è Martin Schulz?

Il tedesco Schulz nasce nel 1955 e tra gli anni 70 e 80 lavora in diverse librerie e case editrici. La sua vita politica inizia all’età di diciannove anni e si svolgerà interamente nel Partito Socialista Tedesco assumendo il ruolo prima di Consigliere e poi di Sindaco. Diventa parlamentare europeo per la prima volta nel 1994 e dal 2002 fu primo vicepresidente del gruppo parlamentare socialista al Parlamento europeo divenendone presidente nel 2004. Nonostante sia risultato tra gli europarlamentari meno presenti della Legislatura tra il 2004 ed il 2009, nel 2012 venne eletto Presidente del Parlamento europeo succedendo a Jerzy Buzek. Forse alcuni in Italia già conoscono Schulz in quanto nel 2003, in occasione dell’insediamento dell’Italia alla Presidenza del Semestre europeo, ebbe un accesso dibattito con Silvio Berlusconi riguardo al suo governo ed al conflitto di interessi che lo riguarda, ironizzando anche sul quoziente intellettivo del suo ministro Umberto Bossi. La risposta di Berlusconi scatenò l’indignazione di molti: “Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapo. Lei è perfetto!”. Tuttora tra i due non scorre buon sangue. Nel marzo del 2014 Schulz è stato candidato come Presidente della Commissione europea per il PSE (Partito Socialista Europeo) ma verrà “battuto” dal belga Jean-Claude Juncker. Si definisce un europeista convinto battendosi per la crescita sostenibile ed il lavoro, per combattere povertà e disuguaglianze, per salvaguardare la libertà di movimento, per potenziare il rispetto dei diritti umani, per costruire un’efficace politica comune su asilo ed immigrazione, per rendere l’Unione europea più democratica, più trasparente e più responsabile verso i cittadini.

Cosa fa il Presidente del Parlamento europeo? 

Il compito principale del Presidente è quello di dirige i lavori del Parlamento europeo e dei suoi organi nonché le sue discussioni. Altro ruolo fondamentale è il controllo del rispetto del regolamento del PE, assicurandone mediante il proprio arbitraggio, il buon funzionamento di tutte le attività. In apertura di ogni riunione del Consiglio europeo, il Presidente esprime il punto di vista del Parlamento europeo riguardo agli argomenti trattati. Con la sua firma rende esecutivo il bilancio dell’Unione europea dopo che quest’ultimo è stato votato dal Parlamento europeo. Inoltre firma insieme al Presidente del Consiglio europeo tutti gli atti legislativi adottati nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

Perché Martin Schulz?

La scelta della sua rielezione ed il venir meno alla “convenzione” secondo la quale dovrebbe esserci un’alternanza tra un Presidente socialista e uno popolare, è motivata molto probabilmente dal voler mantenere una certa continuità. Non è infatti la prima volta che la scelta di eleggere un Presidente per la seconda volta, se considerato meritevole, sia stata fatta per dare la possibilità di garantire una certa costanza nelle istituzioni e nelle dinamiche europee, era già infatti avvenuto con l’ex Presidente della Commissione europea Barroso. Ricordiamo poi che per la presidenza della Commissione è stato designato Juncker (appartenente al PPE e cioè all’area di destra) e quindi mantenere un socialista come Schulz alla Presidenza potrebbe far parte di un compromesso tra le parti.

Ecco un’interessante intervista fatta da Lilli Gruber a Martin Schulz ad Otto e Mezzo nel febbraio del 2014.

Jennifer Murphy

Jean-Claude Juncker futuro Presidente della Commissione europea: chi è e perché Cameron non vuole la sua nomina

Sono passati appena due giorni da quando le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che Jean-Claude Juncker è stato designato come successore di José Manuel Barroso alla Presidenza della Commissione europea. Dopo una lunga discussione tra i membri del Consiglio europeo (cioè i capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’UE) ed i “bastoni tra le ruote” messi da Gran Bretagna e Ungheria che non vogliono Juncker come Presidente, ora bisogna attendere il voto del Parlamento europeo che il 16 luglio lo eleggerà ufficialmente. Ma chi è Juncker, e soprattutto quali saranno i suoi poteri come Presidente della Commissione europea?

Chi è Jean-Claude Juncker?

Juncker è un politico lussemburghese nato nel 1954 e considerato un veterano della politica nazionale ed internazionale dato che, all’età di 28 anni, fa il suo primo ingresso in politica ricoprendo il ruolo di Segretario di Stato al Lavoro e alla Sicurezza Sociale, la prima di una lunga serie di importanti nomine. Inserito nelle fila dei Cristiani-democratici è attualmente membro del PPE (Partito Popolare Europeo). A seguire i ruoli che ha ricoperto dagli anni 80 ad oggi: Ministro del Lavoro e Ministro delegato al Bilancio (1984), Ministro delle Finanze e Ministro del Lavoro (1989), Primo Ministro (1995 – anche da capo del governo continuò ad esercitare le funzioni di Ministro delle Finanze, Ministro del Lavoro e Ministro del Tesoro), Primo Ministro per la seconda volta mantenendo anche il portafoglio di Finanza e Comunicazione (1999), Governatore della Banca mondiale (dal 1989 al 1995), Governatore del Fondo Monetario Internazionale e Governatore della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (dal 1995), primo Presidente permanente dell’Eurogruppo (2005). Europeista ma non federalista, spinge affinché i paesi europei creino dei valori condivisi ed una politica sociale europea comune (vuole introdurre il salario minimo a livello europeo), durante la battaglia elettorale per la Presidenza della Commissione ha affermato che si batterà per ridurre la burocrazia facendo in modo che in futuro “l’Europa non rompa le scatole”, sue testuali parole. La stampa lo definisce flessibile e sopra le parti ma non privo di carisma.

Come si è arrivati al nome di Juncker?

Per capire perché il politico lussemburghese sia stato scelto come futuro Presidente della Commissione bisogna fare un passo indietro. Occorre infatti sapere che il Presidente della Commissione europea viene eletto dal Consiglio europeo il quale, tenuto conto l’esito delle elezioni del Parlamento europeo, propone a quest’ultimo il nome del candidato alla presidenza, l’ultima parola spetta quindi al Parlamento. Essendo il PE attualmente (2014) composto per la maggioranza dal Partito Popolare Europeo (PPE), il ruolo di Presidente è ricaduto su Juncker, il quale nei mesi precedenti l’elezione del Parlamento si era candidato insieme ai rappresentanti degli altri eurogruppi (Ska Keller per i Verdi Europei, Martin Schulz per l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Alexis Tsipras per la Sinistra Unitaria Europea, Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa). La scelta quindi era abbastanza prevedibile ma non ovvia, data la forte pressione di Cameron affinché si scegliesse un altro candidato, affermando la sua totale contrarietà a questa nomina ed accusando gli altri leader europei di non aver ascoltato la sua posizione e di non essersi impegnati per trovare un nome che mettesse tutti d’accordo.

Quali compiti ha il Presidente della Commissione europea?

La carica ha la durata di cinque anni e può essere rinnovata per una seconda volta. Subito dopo la sua elezione il Presidente ha il compito di recarsi nei vari paesi membri e di individuare, sotto consiglio dei Primi Ministri, i futuri membri della Commissione (uno per ogni Stato), una volta che l’assemblea sarà approvata dal Parlamento, il Presidente avrà il compito di convocare e presiedere le riunioni della Commissione stessa oltre che di essere presente ai principali dibatti del Parlamento e del Consiglio europeo.

Angel Merkel e Jean-Claude Juncker

Perché Cameron non vuole Juncker?

Le polemiche sulla nomina di Juncker da parte della Gran Bretagna sono soprattutto legate alle accuse di essere fortemente influenzato dalla Germania di Angela Merkel, Cameron ha infatti affermato che questa nomina mette a rischio la supremazia degli Stati nazionali delegando troppe scelte politiche a Bruxelles. È pur vero che le decisioni prese a livello europeo quasi sempre devono basarsi sul consenso di tutti i membri, ma allo stesso modo era impossibile e sbagliato non tenere conto della volontà degli elettori che si sono, se pur indirettamente, schierati a favore di questa nomina. La possibilità futura (remota o meno) di permettere al popolo europeo di eleggere direttamente il Presidente della Commissione europea potrebbe in parte risolvere questi dissidi tra stati che non tardano mai ad arrivare quando si parla di nomine.

 

Jennifer Murphy

Cos’è il Semestre europeo dell’Italia?

Dopo le tanto dibattute elezioni europee e una volta che la campagna elettorale è andata scemando, il nuovo tema del giorno sembra essere diventato la “Presidenza italiana all’Ue” detta anche “Semestre europeo”. Non si riesce però bene a capire cosa sia, cosa serva, e soprattutto cosa centri l’Italia.

Consiglio dell’Unione europea

Partiamo dalle origini. Innanzi tutto quando si parla di Presidenza di turno si fa riferimento al paese che presiederà il Consiglio dell’Unione europea, istituzione che ha sede a Bruxelles. Il Consiglio dell’Unione europea è nato nel 1952 col Trattato di Parigi ed è un organo decisionale dell’UE insieme al Parlamento europeo, cioè insieme a quest’ultimo il Consiglio esamina le leggi proposte dalla Commissione europea decidendo se approvarle o meno.

Chi fa parte del Consiglio dell’Unione europea?

La peculiarità del Consiglio dell’Unione europea è che esso non è composto da membri fissi (come ad esempio il Parlamento che ha gli stessi membri per tutta la durata del suo mandato) ma essi cambiano a seconda degli argomenti trattati: se si parla di economia saranno presenti alla riunione i ministri dell’economia dei singoli paesi membri dell’UE, se invece l’argomento del giorno è l’ambiente il Consiglio sarà composto dai ministri dell’ambiente di ogni stato, e così via.

Chi è il Presidente del Consiglio dell’Unione europea?

Veniamo a noi. Adesso che si è specificato di cosa si sta parlando, si può aggiungere che il Presidente del Consiglio dell’Unione europea non è una singola persona (come accade per le altre istituzioni europee) ma la presidenza è detenuta da uno degli stati europei a rotazione di sei mesi secondo un calendario prestabilito. Se guardiamo a quest’anno ad esempio dal 1° gennaio al 30 giugno la presidenza sarà detenuta dalla Grecia, a partire dal 1° luglio passerà per i restanti sei mesi all’Italia. Ecco quindi svelato l’arcano. A partire da luglio l’Italia presiederà ogni riunione del Consiglio dell’UE, cioè quando l’argomento del giorno sarà l’agricoltura il ministro dell’agricoltura italiano sarà il Presidente di quella riunione dirigendone quindi i lavori e così per ogni settore (economia, ambiente, politiche sociali, ecc..).

Quali vantaggi?

Detenere la presidenza comporta svariati vantaggi per il paese in questione ma anche dei rischi. Oltre che presiedere in prima persona le riunioni lo Stato che detiene la presidenza ha il potere di individuare delle priorità per l’azione e di proporre gli argomenti all’ordine del giorno delle riunioni del Consiglio, deve però svolgere la sua funzione in modo imparziale, evitando di concentrare i lavori su temi poco rilevanti per l’Unione europea nel suo complesso o per gli altri Stati membri. In sostanza non può fare i suoi interessi ma deve tenere conto degli altri 27 Stati. Detenere la Presidenza di turno del Consiglio dell’UE costituisce un’opportunità per gli stati membri, che possono affermare o accrescere la propria influenza e il proprio prestigio e possono influenzare l’agenda politica dell’Unione europea. Ovviamente essere la presidenza di turno può costituire anche un rischio perché lo Stato può rivelarsi non in grado di svolgere in maniera soddisfacente l’incarico, per ragioni di incapacità politica o di inesperienza e scarsa preparazione diplomatica.

Logo Presidenza italiana del Consiglio dell’UE, il logo rappresenta una rondine, simbolo di libertà e dell’inizio di una nuova stagione.
Logo Presidenza italiana del Consiglio dell’UE, il logo rappresenta una rondine, simbolo di libertà e dell’inizio di una nuova stagione.

 

Come sarà la presidenza italiana di Renzi?

Il Presidente del Consiglio Renzi sembra avere le idee chiare a riguardo, ha già infatti posto nero su bianco quelli che saranno i temi sui quali l’Italia cercherà di porre l’attenzione degli altri stati durante il Semestre europeo: revisione dei trattati economici dell’UE ed i limiti legati al deficit, stanziare fondi europei per lo sviluppo di nuove tecnologie, rendere permanente il fondo che darà 1,5 miliardi di euro all’Italia per combattere la disoccupazione giovanile, rafforzamento di Frontex e maggiore intervento europeo per fronteggiare il problema dell’immigrazione sulle coste italiane.

Difficile prevedere quali saranno i risultati, la speranza è che quest’opportunità costituisca per l’Italia un’occasione di riscatto aumentando la propria influenza a livello europeo ed internazionale.

 

Jennifer Murphy 

Perché il Parlamento europeo ha tre sedi?

Ogni qual volta i TG citano il Parlamento europeo nei servizi che ci vengono proposti compaiono svariate immagini di eurodeputati intenti al voto o di palazzi con facciate luccicanti. Molti sanno che il Parlamento europeo ha più sedi, pochi sanno il perché. Quando guardiamo la TV e passivamente osserviamo le immagini che ci vengono proposte, come distinguere di quale sede si sta parlando? Perché complicarsi la vita e non optare per una sede unica?

Quali sono le sedi del Parlamento europeo?

Il Parlamento europeo ha ben tre sedi, ognuna sita in una città diversa: Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. Nelle prime due gli eurodeputati si incontrano per le riunioni dei gruppi parlamentari e per le sedute plenarie (sedute nelle quali si riuniscono tutti i membri del Parlamento e non solo singoli gruppi), mentre la sede di Lussemburgo (sconosciuta ai più e della quale è difficile perfino trovare immagini in internet) è puramente di carattere amministrativo.

Sede del Parlamento europeo di Bruxelles
Sede del Parlamento europeo di Bruxelles
 
Plenaria di Bruxelles
Plenaria di Bruxelles
 
Sede del Parlamento europeo di Strasburgo
Sede del Parlamento europeo di Strasburgo
 
Plenaria di Strasburgo
Plenaria di Strasburgo
 

Perché esistono più sedi del PE?

È risaputo come la sede delle principali istituzioni europee (Commissione, Parlamento, Consiglio europeo e dell’Unione europea) sia Bruxelles, fatta appunto eccezione per il Parlamento europeo e per la Banca centrale europea (che ha sede a Francoforte). Il motivo principale per cui la scelta è ricaduta proprio su Bruxelles è per un carattere logistico ed in parte politico. La capitale del Belgio si trova né troppo a sud né troppo a nord del Continente europeo individuando così una via mediana tra i vari Stati, inoltre in questo modo le istituzioni sono raggiungibili più o meno nello stesso lasso di tempo da tutti gli Stati dell’UE. Ma allora perché il Parlamento si riunisce anche a Strasburgo? La scelta della città francese come seconda sede del PE ha radici prettamente storiche, infatti la posizione di confine tra Francia e Germania rappresenta un simbolo di riconciliazione post bellica dei due nemici storici. La sede di Strasburgo costituisce quindi l’espressione della pace e della volontà dei due Stati di essere la guida dell’intera Unione.

Strasburgo o Bruxelles? Questo è il problema

La doppia sede, come prevedibile, costituisce un costo addizionale per i portafogli dei Paesi scatenando da anni i malumori di molti. Il così detto circo itinerante, cioè gli spostamenti continui degli eurodeputati da una città all’altra, secondo alcune stime costerebbe circa 200 milioni di euro l’anno. Quasi tutti concordano sulla necessità di individuare un’unica sede per il Parlamento europeo, ma è difficile scegliere quale delle due città debba ospitarlo definitivamente.

Pro-Strasburgo

Questo “schieramento” sottolinea come gli accordi prevedano la sede di Strasburgo e che quindi sarebbe troppo laborioso iniziare un processo di revisione dei trattati, inoltre mettere in discussione la sede Francese porterebbe al riemergere di malumori tra Francia e Germania. Costituire la sede unica a Bruxelles porterebbe il venir meno del decentramento politico voluto dall’Unione stessa, evitando un’eccessiva concentrazione di potere nella capitale Belga.

Pro- Bruxelles

I favorevoli alla sede belga sostengono la necessità, soprattutto per questioni logistiche e di costi, di costituire la sede definitiva a Bruxelles, città nella quale sono presenti le altre istituzioni principali. Il decentramento del potere quindi in questo caso viene messo da parte a favore di maggiore efficienza e risparmio.

È evidente quindi come dietro alla scelta di separare le sedi del Parlamento vi siano soprattutto questioni politiche e storiche. Difficile è dire su quale città debba ricadere la scelta, è però evidente che l’Unione europea non possa più permettersi i lusso di una “seconda casa”. Un primo passo che potrebbe essere fatto sarebbe quello di eliminare almeno la sede di Lussemburgo, iniziando un cammino di riforma indispensabile per l’Europa intera. Altra elemento da considerare è la possibilità di far scegliere direttamente al Parlamento europeo, attualmente però esso non è in possesso della competenza per farlo, andrebbe quindi introdotta attraverso un’apposita norma.

 

Jennifer Murphy