L’Europa del Centro Destra – Speciale elezioni 2018

Dopo Movimento5Stelle e Liberi e Uguali oggi parliamo del programma del Centro Destra in vista delle elezioni politiche del 2018. Il focus sarà ancora una volta posto sulle posizioni riguardo l’Europa di domani.

A differenza degli altri partiti in corsa per le elezioni del prossimo marzo, i partiti di Centro Destra composto da Forza Italia, Fratelli d’ItaliaLega e Noi con l’Italia-UDC hanno stilato una proposta di programma unitaria dal titolo «Un programma per l’Italia. Per la crescita. La sicurezza. Le famiglie e la piena occupazione». Suddiviso in dieci punti, il programma al terzo parla di «Meno vincoli dall’Europa». In particolare i capi saldi sono:

  • No alle politiche di austerità
  • No alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo
  • Revisione dei trattati europei
  • Più politica, meno burocrazia in Europa
  • Riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE
  • Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco
  • Tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare

Per quanto riguarda invece l’immigrazione i tre partiti propongono:

  • Blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di trattati e accordi con i Paesi di origine dei migranti economici
  • Piano Marshall per l’Africa
  • Rimpatrio di tutti i clandestini

Sul sito di Forza Italia, a differenza degli altri tre partiti della coalizione, non è presente alcun altro programma. Per scoprire nel dettaglio le proposte di LegaFratelli d’Italia e Noi con l’Italia-UDC per l’Europa dei prossimi cinque anni consulta le seguenti pagine:

Programma Lega
Programma Fratelli d’Italia
Programma Noi con l’Italia-UDC

L’Europa della Lega – Speciale elezioni 2018

Dopo Movimento5Stelle e Liberi e Uguali oggi parliamo del programma della Lega per l’Europa di domani in vista delle elezioni politiche del 2018. Ricordiamo che il partito di Matteo Salvini è parte della coalizione del Centro Destra insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con L’Italia-UDC.

Il motto scelto dal partito per il suo programma di governo è «La rivoluzione del buonsenso» mentre lo slogan per la parte dedicata all’Europa «Sì all’Europa dei popoli, della pace e della libertà. No all’Europa dei burocrati e degli speculatori». Tra gli obiettivi la revisione dei trattati europei, uscita dall’euro, abrogazione degli accordi di Schengen e del Regolamento di Dublino.

Euro e revisione dei trattati

Principale obiettivo del partito di Matteo Salvini è «ridiscutere tutti i trattati che pongono vincoli all’esercizio della nostra piena e legittima sovranità». L’euro è infatti considerata dalla Lega «la principale causa del nostro declino economico» promettendo di voler continuare a cercare «partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata». Sulla falsariga del programma della coalizione di cui fa parte, la Lega garantisce inoltre che si impegnerà a contrastare l’approvazione di «qualunque norma o Trattato europeo in contrasto con la Costituzione».

Recupero della sovranità

Il partito di Salvini mira inoltre a recuperare la sovranità nei seguenti ambiti:

  • Sovranità monetaria ed economica
  • Sovranità territoriale (principio di libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, abrogazione di Schengen e del regolamento di Dublino)
  • Sovranità legislativa (supremazia del diritto degli Stati membri su quello dell’Unione)
  • Ripristino della sussidiarietà

La Lega si dice pronta a intervenire a garanzia di «un maggiore controllo democratico sulle istituzioni europee assegnando al Parlamento il potere d’iniziativa legislativa, anche parziale». Infine il partito mira a «ridiscutere il contributo italiano alla UE in vista della programmazione post 2020 che registrerà il mancato apporto del contributo Britannico».

L’Europa di Fratelli d’Italia – Speciale elezioni 2018

Dopo Movimento5Stelle e Liberi e Uguali oggi parliamo del programma di Fratelli d’Italia per l’Europa di domani in vista delle elezioni politiche del 2018. Ricordiamo che il partito di Giorgia Meloni è parte della coalizione del Centro Destra insieme a Forza ItaliaLega e Noi con l’Italia-UDC.

Il motto scelto per la campagna elettorale di Fratelli d’Italia è «Il voto che unisce l’Italia». Il programma integra il patto stipulato tra i partiti della coalizione all’inizio della campagna elettorale e parla di Europa in due principali punti.

In particolare stiamo parlando del punto 2 «Prima l’Italia e prima gli italiani» dove viene invocata la «difesa della nostra sovranità nazionale» ambendo come la Lega di Matteo Salvini alla «ridiscussione di tutti i trattati UE a partire dal fiscal compact e dall’euro». L’obiettivo? Garantire «più politica e meno burocrazia in Europa». Inoltre il partito di Meloni vuole introdurre una «clausola di supremazia in Costituzione per bloccare accordi e direttive nocivi per l’Italia» ambendo anche all’abolizione del Regolamento di Dublino.

Al punto 7 il programma di Fratelli d’Italia parla infine di «Forte difesa del made in Italy e delle nostre imprese» con l’obiettivo di favorire una «politica economica basata sulla difesa del lavoro, dell’industria e dell’agricoltura italiani da concorrenza sleale e direttive UE penalizzanti».

Il programma di LeU sull’Europa – Speciale elezioni 2018

Continua il viaggio tra i programmi dei principali partiti candidati alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo per scoprire quali sono le loro proposte per una “nuova Europa”. Nell’articolo precedente abbiamo parlato del Movimento5Stelle, ora è il turno del neonato partito di Pietro Grasso Liberi e Uguali che ha scelto come motto della campagna elettorale «Per i molti non per i pochi».

Fisco, economia e immigrazione sono i temi su cui punta il partito del candidato premier Grasso. Introduzione della Tobin Tax, tassazione sui profitti delle multinazionali, lotta ai paradisi fiscali tra le ricette individuate da LeU per quanto riguarda il fisco. Abolizione della legge Bossi-Fini, no ad accordi con i Paesi di arrivo dei migranti e introduzione di un unico sistema di asilo europeo le posizioni sull’immigrazione.

Fisco

«La nostra è una scelta chiaramente europeista – esordisce il programma di LeU – ma vogliamo combattere la deriva tecnocratica che ha preso l’Europa restituendo respiro alla visione di un solo popolo europeo». Tra gli obiettivi di una potenziale riforma dell’UE il partito di Grasso pone più giustizia, più democrazia e più solidarietà. Ma a fare da padrona nel programma elettorale del partito è sicuramente la questione fiscale. Liberi e Uguali propone infatti l’introduzione «possibilmente a livello europeo» della Tobin Tax, cioè un’imposta sulle transazioni finanziarie, accompagnata dalla proposta europea di «una tassazione sui profitti delle multinazionali, che impedisca loro di sfuggire all’imposizione nei paesi in cui realizzano i loro profitti».

Sempre secondo LeU, fondamentale sarebbe l’introduzione di «una vera web tax sui beni e servizi commercializzati via web da imprese multinazionali non residenti in Italia». L’elusione fiscale delle grandi multinazionali andrebbe inoltre combattuta con un piano di azione a livello europeo e internazionale. Obiettivo? Combattere il fenomeno dei paradisi fiscali con una «rigida interpretazione delle norme sulla trasparenza degli assetti proprietari» reintroducendo il «reato penale di elusione».

Economia e finanza

Insieme al fisco altro punto centrale del programma del partito di Grasso riguarda l’economia e la finanza. Tra gli obiettivi di LeU: «riordino del sistema dei controlli sull’attività bancaria e finanziaria» con maggiori «responsabilità e poteri di Banca d’Italia, Banca Centrale Europea, Consob e magistratura»; «più incisivo impegno dell’Italia nella definizione delle caratteristiche dell’Unione bancaria europea» allo scopo di «assicurare la stabilità del sistema e per ristabilire la tutela del risparmio».

Immigrazione

«L’uguaglianza nei diritti» è lo slogan scelto da LeU per parlare invece di immigrazione. Il partito rigetta qualsiasi accordo con gli Stati di arrivo dei migranti nei quali «non siano garantiti i diritti umani» promuovendo piuttosto «occasioni di sviluppo nei Paesi di provenienza e non permettere che si continui a depredarli». Abolizione della legge Bossi-Fini «introducendo un permesso di ricerca lavoro e meccanismi di ingresso regolari, promuovendo la nascita di un unico sistema di asilo europeo che superi il criterio del paese di primo accesso e che comprenda canali umanitari e missioni di salvataggio».

L’Europa a 5Stelle – Speciale elezioni 2018

Mancano poco più di tre settimane alle elezioni politiche italiane e ciascun partito è chiamato a presentare il proprio programma di governo. Tantissimi i temi sul piatto, dall’immigrazione alla disoccupazione, dalla povertà alle tasse. Tra gli argomenti uno dei più discussi è sicuramente l’Europa: più Europa? meno Europa? quale futuro vogliono i partiti italiani per l’Unione europea?

Il Movimento5Stelle nel suo «Programma per l’Italia scritto dagli italiani» ha incluso insieme agli altri un capitolo dedicato all’Europa inserendola nel sotto-punto della politica estera: «Un’Italia libera e sovrana amica di tutti i popoli» il motto scelto. Per i 5Stelle è l’euro il “nemico da combattere” con una revisione dei trattati e una “task force” dei paesi mediterranei capace di far sentire la propria voce nelle istituzioni europee. Un capitolo a parte è invece dedicato al tema dell’immigrazione. Con lo slogan «Immigrazione: obiettivo sbarchi zero» il Movimento mira a rendere obbligatorio e permanente il meccanismo di redistribuzione dei migranti con la presentazione delle domande di protezione internazionale direttamente dai Paesi d’origine.

Euro

Il Movimento che ha Luigi Di Maio come candidato premier ambisce a una «Europa senza austerità». L’elemento centrale del programma a 5Stelle per quanto riguarda l’Unione è la moneta unica. Di recente il Movimento ha cambiato la propria posizione in merito all’Euro rinunciando all’idea di abbandonare la moneta unica con un referendum ma ambendo ora a una sua profonda revisione. La moneta europea è infatti considerata dal movimento causa di «una situazione insostenibile. Siamo succubi di una moneta unica che rappresenta solamente un vincolo di cambi fissi tra economie troppo diverse» si legge nel programma.

Per il movimento Paesi come Germania e Olanda godrebbero di «una moneta sottovalutata per la loro economia» accumulando «surplus insostenibili». Dall’altra Italia, Spagna, Grecia, Francia e Portogallo, soffrirebbero «una moneta sopravvalutata per la loro economia» accumulando «deficit insostenibili». A causa di tale condizione tali Stati sarebbero «costretti a ridurre i salari e i diritti sociali attraverso le famose riforme e a svendere, privatizzare e tartassare i loro cittadini per reperire risorse».

Di questo passo – sempre secondo il movimento – l’Italia rischierebbe «di diventare produttrice di manodopera a basso costo per i paesi del Nord Europa, un “parco giochi” turistico per i ricchi Paesi del nord».

La proposta dei 5Stelle è quindi «una revisione radicale dei trattati, concordando soluzioni alternative all’euro». In particolare gli ormai ex grillini se eletti si faranno promotori di una «alleanza con i Paesi dell’Europa del sud in grado di dialogare con tutto il cosiddetto “Mediterraneo allargato”». L’obiettivo?  «Superare definitivamente le politiche di austerità e rigore legate alla moneta unica […] per ottenere una profonda riforma anche dell’Unione Europea».

Immigrazione

Per quanto riguarda l’immigrazione l’obiettivo principale dei 5Stelle è invece «scardinare il business degli scafisti e azzerare sbarchi e morti nel Mar Mediterraneo» rafforzando le «vie legali e sicure di accesso per raggiungere l’Europa». Come? Attraverso la «revisione del Regolamento di Dublino III che assegna gli oneri maggiori relativi all’esame delle domande di asilo e alle misure di accoglienza al primo Paese d’ingresso dell’Unione Europea».

Gli ex grillini ambiscono inoltre a rendere il meccanismo di redistribuzione dei migranti permanente e obbligatorio con «una equa corresponsabilità in casi di massicci flussi migratori». Tra i parametri che andrebbero tenuti in considerazione per la definizione delle quote «popolazione, PIL e tasso di disoccupazione» con «sanzioni per i Paesi che non rispettano gli accordi».

Infine, per quanto riguarda le domande di protezione internazionale, il Movimento5Stelle propone la «valutazione dell’ammissibilità delle domande nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito o nelle delegazioni dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee preposte».

Safer Internet Day: cos’è e a cosa serve

L’Internet è ormai parte integrante delle nostre vite. Da un recente sondaggio emerge che il 44% degli italiani lo considera un bisogno essenziale alla pari di luce e gas. Quanti però percepiscono il World Wild Web come un luogo sicuro soprattutto per i propri figli? Per affrontare e arginare le insidie che spesso l’Internet nasconde, a partire dal 2004 ogni anno la Commissione europea celebra il Safer Internet Day una giornata interamente dedicata alla sicurezza del www.

Cos’è il Safer Internet Day?

Il Safer Internet Day (SID) è un evento internazionale celebrato ogni anno nel mese di febbraio. Il SID ha come obiettivo la promozione della sicurezza e l’uso responsabile di tecnologie online e telefoni cellulari. Il Safer Internet Day nasce nel 2004 inizialmente come singola iniziativa dell’Unione europea per poi diventare una celebrazione internazionale con il coinvolgimento di oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Sul sito web dedicato all’evento https://www.saferinternetday.org/web/sid/country è possibile scoprire tutti i partecipanti e le singole iniziative messe in campo.

Oltre ad essere un luogo di scambio e di arricchimento l’Internet può nascondere al suo interno numerose insidie come il cyberbullismo. I dati rivelano che ben il 34% del bullismo proviene proprio dall’Internet. Le opportunità fornite dal web possono spesso trasformarsi in un pericolo soprattutto per giovani e bambini. Il SID mira a rendere il web un luogo migliore e più sicuro in cui navigare. Per raggiungere questo scopo vengono organizzate una serie di iniziative offrendo la possibilità a giovani, bambini, studenti, insegnanti, genitori, aziende e decisori politici di cooperare per un Internet migliore.

Quando e come si celebra il SID?

Il SID2016 si tiene il 9 febbraio e il tema scelto per questa edizione è Fa la tua parte per un Internet migliore, sottolineando come tutti debbano impegnarsi in tal senso. Il manifesto dell’UE sintetizza le azioni che ognuno di noi può intraprendere per migliorare la situazione.

Il SID in Italia

Generazioni Connesse è il centro italiano per la sicurezza dell’Internet e si occupa dell’organizzazione degli eventi per la giornata del 9 febbraio. In particolare a Roma e Milano si terranno due eventi rispettivamente nel Teatro Palladium e nel Piccolo Teatro Strehler. In contemporanea la Polizia di Stato in oltre 100 capoluoghi di provincia organizza workshop sul tema del cyberbullismo nelle scuole di ogni ordine e grado attraverso la campagna Una vita da social.

Per scoprire di più su tutte le iniziative promosse da Generazioni Connesse visita il suo sito web http://www.generazioniconnesse.it/.

Unioni civili: la Grecia e gli altri Stati UE

Oggi è una giornata storica per la Grecia. Questa volta l’economia e la crisi non centrano perché si parla di diritti civili. Il Parlamento ha infatti approvato la legge sul riconoscimento delle unioni civili per le coppie omosessuali promossa dal Governo di Alexis Tsipras. Vediamo in cosa consiste e la situazione negli altri Paesi europei.

La legge greca e gli altri Stati UE

La legge è stata approvata con larga maggioranza dal Parlamento ellenico nelle prime ore di oggi. Il provvedimento è stato sostenuto da Syriza, Pasok, Potami, Unione dei Centristi, da alcuni parlamentari di Greci Indipendenti e Nea Dimokratia. A votare contro i neonazisti di Alba Dorata e lo schieramento comunista. Con essa si risolvono tutti i problemi legati a eredità, reversibilità pensionistica e assistenza medica.

Unico neo rimane l’impossibilità di adozione per la quale forse si dovrà pazientare ancora un po’. Il Belgio ad esempio nel 2003 fu il secondo Stato al mondo a introdurre la legge per le unioni omosessuali vietando però l’adozione, salvo poi introdurre una modifica del 2006 che garantì anche tale diritto. In Grecia forte influenza in tal senso ha avuto la Chiesa Ortodossa. Guardando ad altri Stati europei si scopre che perfino la cattolicissima Irlanda nel maggio scorso ha promosso un referendum costituzionale per garantire le nozze gay ottenendo l’approvazione del 62% dei cittadini.

Un caso particolare è quello del piccolo Stato di Malta. Sull’Isola le unioni tra persone dello stesso sesso non sono consentite, ma vengono riconosciute quelle stipulate in un altro Paese. Se una coppia omossessuale di sposa per esempio in Portogallo e poi si trasferisce a Malta la loro unione verrà riconosciuta come valida (stessa regola vale per Israele).

Altro caso anomalo è quello della Slovenia. Nel marzo scorso il Parlamento ha approvato la legge che avrebbe consentito nozze e adozioni per le coppie gay. Tramite referendum abrogativo il popolo ha però deciso di non accettare questa nuova formula. Infatti il Paese già dal 2006 ha approvato una legge che garantisce le unioni civili e la possibilità di adozione da parte di coppie gay dei figli di uno dei o delle due partner. A garanzia di tali diritti tornerà quindi valida la legge precedentemente in vigore.

L’Italia

Il nostro Paese ad oggi rimane l’unico membro UE a non aver approvato alcuna legislazione in materia di unioni civili, ne tanto meno di adozioni o nozze tra omosessuali. A luglio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali di Trento, Milano e Lissone alle quali è stata vietata l’unione. La Ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi a settembre aveva garantito che entro l’anno la proposta di legge, tutt’ora al vaglio delle Camere, sarebbe stata approvata. Mancano pochi giorni alla fine del 2015 ma purtroppo la legge non è ancora divenuta tale. Il disegno di legge prevede l’introduzione sia delle unioni civili tra omosessuali (non dei matrimoni in chiesa) sia la possibilità di adozione da parte delle coppie.

Ora il Bel Paese non ha più scusanti. Può scegliere se rimanere l’unico a non riconoscere un diritto fondamentale delle persone, l’uguaglianza, oppure se continuare a violarlo.

 

Cos’è il PNR? Privacy a rischio?

Il PNR, acronimo di Passenger name record o Registro passeggeri, costituisce uno dei meccanismi voluti dall’Europa e volti garantire maggiore sicurezza per gli Stati membri. Sebbene non ancora in funzione, l’idea di creare il PNR risale a tempi non sospetti (al 2007) ben prima degli attentanti che hanno scosso il Vecchio continente negli ultimi mesi. Ma di cosa di tratta? Perché non è ancora stato attivato?

Cos’è il PNR e qual è la sua storia

Il Registro passeggeri come dice la parola stessa consisterebbe nella raccolta dei dati di chi compie viaggi aerei sia intra-UE che extra-UE. I dati in questione sarebbero: nome, indirizzo, numero di telefono, dati della carta di credito, itinerario di viaggio, biglietti e bagagli. Le compagnie aeree verrebbero quindi obbligate a mettere a disposizione le informazioni alle forze dell’ordine europee per 6 mesi. Per i restanti 4 anni e mezzo verrebbero conservati in un database ma la loro consultazione richiederebbe una particolare e complessa procedura.

L’idea di creare il PNR risale al 2007 proprio con l’intento di rafforzare i controlli dei confini intra ed extra europei a salvaguardia dei cittadini da possibili atti terroristici o reati come lo spaccio e altre forme di criminalità. I numerosi tentativi di approvazione si sono però rivelati negli anni inconcludenti, a causa soprattutto della reticenza di alcuni Stati che vedono l’iniziativa come una minaccia per la privacy. Per questi motivi nel 2013 la misura venne rigettata in quando accusata di ledere i diritti fondamentali e la protezione dei dati personali.

A seguito degli attentati di Parigi il tema è tornato alla ribalta e i deputati si stanno impegnando nella realizzazione di un progetto di vecchia data. Il 10 dicembre la Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni ha dato il proprio appoggio per l’approvazione della direttiva considerata particolarmente ambiziosa. Inoltre a partire da gennaio 2016 è prevista la creazione del Centro europeo antiterrorismo che garantirà un maggiore coordinamento delle azioni nazionali. Nella giornata di domani il Parlamento europeo riunito nella plenaria di Strasburgo voterà il dossier del quale si continuerà a discutere anche nell’anno in arrivo.

Pericolo per la privacy?

Ad oggi i dati sopracitati sono già a disposizione delle compagnie aeree, a cambiare sarebbe solo l’accesso da parte delle forze dell’ordine. La questione privacy sta molto a cuore agli Stati che faticano ancora una volta a cedere parte della loro sovranità all’UE, pur trattandosi di un accordo tra governi nazionali e non istituzioni. In realtà spetterà proprio alle autorità dei singoli Paesi garantire le tutele e verificare la legittimità dell’utilizzo dei dati per fini che non esulino quelli specificati nella direttiva.

È bene poi specificare che verrebbe fatta distinzione tra voli extra europei (spostamenti da un Paese terzo verso l’UE e viceversa) e intra europei: nel secondo caso infatti gli Stati non sarebbero obbligati ad applicare le disposizioni ma solo su base volontaria e su richiesta di un altro Paese.

La strada si preannuncia ancora in salita. Mentre il Belgio ha deciso di attivare il PRN autonomamente ancora prima del raggiungimento dell’accordo tra i membri, il voto definitivo è previsto per il 2016 passando prima dal Parlamento e poi dal Consiglio UE. In seguito, trattandosi di una direttiva, si passerebbe alla ricezione da parte degli ordinamenti nazionali la quale richiederebbe tempo ulteriore (al massimo due anni). In ogni caso non si può certo parlare di una sconfitta di Schengen, come annunciato da alcuni, ma piuttosto di un suo rafforzamento data la maggiore collaborazione tra Stati intenti al raggiungimento di un obiettivo comune.

 

Jennifer Murphy

Per la prima volta nella storia invocato l’art. 42 del Trattato di Lisbona

Dopo gli attentati terroristici di Parigi dello scorso 13 novembre rivendicati dallo Stato Islamico, la Francia ha iniziato i bombardamenti su Raqqa, città della Siria diventata roccaforte dell’ISIS. Il Presidente François Hollande si è inoltre appellato – per la prima volta nella storia data la situazione di emergenza – all’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona per chiedere il sostegno degli altri paesi UE. Cosa prevede il Trattato? Cosa comporta per gli Stati?

L’art. 42.7 del Trattato di Lisbona

Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. (art. 42.7 Trattato di Lisbona)

Le disposizioni del Trattato si basano sull’articolo 51 della Carta dell’ONU il quale a sua volta prevede:

Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

In sostanza il singolo Paese soggetto ad un attacco da parte di un terzo Stato, può attivare autonomamente azioni di controffensiva, fino a quando il Consiglio dell’ONU non istituirà provvedimenti volti a ristabilire l’equilibrio internazionale.

Cosa comporta per gli Stati?

Non avendo ad oggi un esercito europeo, i membri UE, volendo istituire una task-force per un intervento militare congiunto o sostegno ad uno Stato in difficoltà, necessitano di un accordo. Gli Stati europei hanno sottoscritto all’unanimità il supporto richiesto dalla Francia attivando la soprannominata clausola di difesa collettiva. Ogni Stato ha quindi l’obbligo di contribuire, secondo le proprie capacità, a favore di Parigi, data la straordinarietà degli eventi. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Federica Mogherini ha specificato che tale decisione non comporta una missione di difesa comune ma solo un’assistenza bilaterale.

La Francia potrà chiedere agli Stati UE di contribuire a interventi militari che essa stessa sta portando avanti (ad esempio in Siria) o di partecipare ad azioni non armate. Le missioni possono consistere in: azioni congiunte in materia di disarmo, missioni umanitarie e di soccorso, di consulenza e assistenza in materia militare, di prevenzione dei conflitti e di mantenimento o ristabilimento della pace, nonché di stabilizzazione al termine dei conflitti; a tutte le tipologie di missioni l’UE può fare ricorso anche per contribuire alla lotta contro il terrorismo internazionale.

Per sapere con esattezza in quale modo ciascun membro fornirà il proprio sostegno e in quali termini, bisognerà aspettare l’incontro tra la Francia e gli altri governi nazionali, che presumibilmente si terrà nei prossimi giorni. La temporaneità e straordinarietà dei provvedimenti presi dall’UE in casi particolari come questo, mettono ancora una volta in luce come l’Unione nel suo complesso sia una sorta di nano politico nel panorama internazionale, frutto della scarsa volontà di andare oltre una pura unione economica. La domanda sorge spontanea: se non ci fosse stato l’art. 42.7, gli Stati membri si sarebbero attivati allo stesso modo di loro spontanea volontà?

 

Jennifer Murphy

Immigrazione: nuovi accordi Turchia-UE

In vista del rafforzamento dei controllo sui confini esterni dell’UE, a metà ottobre la Commissione europea ha stipulato un accordo con la Turchia per una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi migratori. Negli ultimi mesi si è infatti registrato un forte aumento di migranti che passano attraverso la Turchia per poi arrivare in Europa. In cosa consiste tale accordo? Quali le conseguenze per entrambe le parti?

Il punto sulla questione immigrazione

Il 25 ottobre 11 paesi europei si sono ancora una volta riuniti a Bruxelles per discutere la questione migranti. Ancora nulla di fatto sulle quote di ricollocamento. Fortemente discussa invece la questione della rotta balcanica, con i paesi dell’est ancora reticenti riguardo all’accoglienza dei migranti. Il rafforzamento di Frontex è il principale obiettivo dei 28 membri, con l’intenzione di trasformare l’Agenzia in un corpo europeo di guardia frontiera. Stando ai trattati attualmente in vigore, ogni stato membro è responsabile dei suoi confini esterni e Frontex costituisce un controllo addizionale.

La Slovenia denuncia la mancanza di controlli dei migranti di passaggio, coloro i quali passano attraverso un paese europeo per raggiungerne un altro. L’UE invita quindi gli stati ad effettuare le registrazioni anche di coloro che intendono unicamente transitare sul territorio interessato. Chi non si fa registrare non avrà possibilità di usufruire dei centri di accoglienza, il tutto volto a disincentivare gli spostamenti.

L’accordo con la Turchia

L’Unione europea ha recentemente stipulato un nuovo accordo con il governo di Ankara per un maggiore coordinamento sul tema immigrazione. Per i migranti la Turchia costituisce un paese di passaggio per arrivare in Europa. L’UE le chiede di accogliere un maggior numero di profughi riducendo così gli arrivi nei paesi europei. A late scopo ha garantito un sostegno economico di circa 3,5 miliardi euro al governo turco, soldi destinati alla creazione di nuovi centri d’accoglienza ed al soddisfacimento dei bisogni primari dei richiedenti asilo.

Recep Tayyip Erdoğan ha invece chiesto alla Commissione europea di accelerare il processo di liberalizzazione dei visti per consentire ai turchi di arrivare più facilmente in Europa. Il presidente Jean-Claude Junker ha però precisato che non ci saranno sferzate sul tema e ad oggi sono ancora valide le leggi vigenti. Lo scorso febbraio infatti UE e Turchia avevano già affrontato il tema ed il presidente della Commissione garantisce che in ogni caso se ne riparlerà a metà 2016.

Verso la riapertura dei dialoghi per l’adesione (?)

Il ritrovato dialogo tra le parti potrebbe portare ad un nuovo capitolo riguardo l’adesione del paese all’UE. Quest’ultima è infatti consapevole di quanto la Turchia possa “tornarle utile” nel controllo dei flussi migratori provenienti da est, anche se ad oggi non è mai stata invitata ad alcun vertice europeo sul tema. Dall’altra Ankara spinge – dopo un temporaneo stallo – affinché le trattative si riaprano, senza però trascurare i rapporti con il resto dell’Asia. Guarda infatti di buon occhio la possibile adesione al Gruppo di Shangai (composto da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) con l’intento di mantenere buoni rapporti anche coi vicini ad est, i quali però non sembrano così intenzionati ad aprirsi al suo ingresso.

Che si tratti di opportunismo politico o meno in ogni caso Unione europea e Turchia sono destinate ad intrattenere rapporti politico-economici. Non è ancora chiaro sotto quale forma, se attraverso semplici partenariati oppure puntando ad una vera e propria adesione. Qualora la scelta ricadesse su quest’ultima è evidente quanto la strada da fare sia ancora lunga.

 

Jennifer Murphy