Negli ultimi giorni a Bruxelles si sta affrontando un argomento scottante ma che potrebbe costituire una svolta epocale in senso europeista. Stiamo parlando della già rinominata eurotassa. Un gruppo di illustri economisti e politici stanno infatti elaborando un nuovo progetto volto a garantire maggiore stabilità per l’Unione europea dopo il superamento dei rischi legati alla Grexit. Di cosa si tratta? Quali le conseguenze per i Paesi interessati?

Chi compone il gruppo e quali gli obiettivi?

Come sostenuto da molti economisti e studiosi il problema fondamentale dell’UE e dell’euro è la presenza di un’unione economica ma l’assenza di quella politica su modello statunitense, tanto voluta dai Padri fondatori come Alcide De Gasperi. Di questo si parla da anni e ancora di più a seguito della profonda crisi greca che ha messo in seria discussione l’Unione intera. Pochi giorni fa in un articolo il Der Spiegel (noto giornale tedesco) ha “svelato” l’esistenza di una speciale commissione presieduta da Mario Monti e composta, tra gli altri, dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Compito di questo gruppo creato ad hoc sarebbe quello di elaborare una sorta di tassa europea per finanziare un fondo comune volto a fronteggiare eventuali condizioni di instabilità economica o crisi finanziaria.

Partedo da sinistra:  Juncker, Schaeuble, Monti

Partedo da sinistra: Jean-Claude Juncker, Schaeuble, Mario Monti

 

Da dove arriveranno i soldi e chi li gestirà?

Essendo il tutto in fase di elaborazione le informazioni sono ancora abbastanza incerte. Due sarebbero le possibili alternative di finanziamento: la prima prevede che gli Stati dell’eurozona (o forse anche gli altri membri UE ancora non è definito) versino parte delle entrate raccolte con IVA ed IRPEF in uno speciale fondo (senza che i cittadini versino un’ulteriore tassa, in sostanza neanche se ne accorgerebbero); la seconda opzione prevede invece una tassa addizionale rispetto a quelle già esistenti. Per gestire questo fondo e quindi le entrate ed uscite verrebbe introdotta una nuova figura una sorta di Ministro delle Finanze europeo.

Conseguenze per l’UE

Ancora prima che le informazioni siano chiare e soprattutto definitive, molti hanno criticato aspramente l’intenzione dell’Unione europea di chiedere agli Stati di cedere parte della propria sovranità in un campo che ad oggi è totalmente in mani nazionali. Altri hanno puntato il dito contro la Germania accusata di voler ancora una volta “rubare l’autonomia” degli altri Paesi, ma a gran sorpresa la stessa Angela Merkel non sarebbe del tutto sicura di voler proporre un simile passo al suo popolo. Sicuramente se si andasse verso questa strada sarebbe una svolta epocale per l’Europa che per anni non ha fatto passi avanti per garantire maggiore stabilità rimanendo in una sorta di limbo. Ancora una volta occorre capire se gli Stati sono effettivamente pronti a cedere ulteriore sovranità ad un’entità vista spesso come ostile.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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