Da quando il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha preso piede in Italia prima e in Europa poi, il tema dell’euro è sempre stato centrale nei comizi e sul suo blog. Il Movimento ha infatti da sempre sostenuto la necessità per l’Italia di uscire dall’eurozona in quanto comporterebbe un vincolo troppo grande e per di più non scelto dagli italiani mai interpellati in merito. Il 14 novembre il M5S ha presentato alla Corte di Cassazione  la proposta di una legge di iniziativa popolare per l’indizione di un referendum consultivo sull’euro. Ma in cosa consiste esattamente? Quali i passi per arrivare al referendum vero e proprio?

Il referendum consultivo

Per capire il cammino intrapreso dai grillini alla volta del ritorno alla valuta italiana, occorre fare un passo indietro. Quello proposto dal M5S è un referendum consultivo volto a chiedere agli italiani se vogliono tornare alla lira. Questo tipo di referendum non è però previsto dalla legge italiana, o meglio, per indire un referendum simile occorre preventivamente approvare una legge costituzionale ad hoc. Per l’approvazione di questo tipo di legge è necessario un processo ancora più lungo rispetto ad una legge “comune”.

Un caso simile si è avuto nel 1989 quando, il Movimento federalista europeo, ha indetto un referendum consultivo chiedendo agli italiani il consenso per delegare, all’allora Comunità europea, nuovi poteri trasformandola in una vera e propria Unione. Questa via è l’unica che il Movimento poteva scegliere in quanto la Costituzione vieta referendum abrogativi riguardo temi come i Trattati internazionali ed europei.

La raccolta firme

A metà novembre il Movimento ha presentato la proposta di una legge di iniziativa popolare per indire un referendum consultivo. Ora però, affinché tale proposta assuma validità, occorre accumulare entro 90 giorni dall’inizio della raccolta, 500 mila firme. Successivamente la Corte di Cassazione dovrà vagliarne la validità ed in seguito la Corte costituzionale dovrà approvarne il quesito depositato. Nei prossimi mesi sarà facile trovare nelle maggiori piazze italiane spazi dedicati alla raccolta firme, che però non sarà volta all’uscita dell’euro ma a rendere valida la proposta di referendum.

Dalla raccolta firme al Parlamento

La raccolta firme costituisce però solo il primo passo. Supponendo che vengano raccolte le adesioni necessarie e che le Corti di Cassazione e costituzionale convalidino l’iter, occorrerà poi l’approvazione da parte di Camera e Senato per l’adozione di una legge costituzionale che indica il referendum. Per fare ciò occorrerebbe una fortissima maggioranza in Parlamento a sostegno di questa causa, e attualmente non presente dato che, sia Forza Italia che Partito Democratico, sono assolutamente contrari all’uscita dall’euro.

Supponendo che PD e Forza Italia decidessero di assecondare il referendum approvando la legge e dando così la possibilità ai cittadini di esprimersi in merito, esso in ogni caso non vincolerebbe l’azione del Governo italiano. Trattandosi infatti di referendum consultivo (e non abrogativo), non vi è l’obbligo per gli organi competenti di attivarsi in tal senso. In sostanza, se gli italiani votassero a favore del ritorno alla lira, non è comunque detto che ciò accada perché l’ultima parola spetta alle istituzioni.

Il rischio è quindi che l’iniziativa grillina non porti i risultati attesi, in primis per la scelta del processo particolarmente lungo e di difficile attuazione, e per la mancanza di vincoli effettivi del referendum stesso.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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