Da qualche ora è comparso in internet il video che sta spopolando su tutti i social network: lo spot del Movimento 5 Stelle per promuovere il suo referendum no euro. Il protagonista dello spot è un giovane ragazzo che sogna un futuro più facile, dove la vita costa meno potendo uscire con la sua bella ragazza e spendere solo 12 mila lire per un aperitivo per due. Solo un sogno? No una realtà molto prossima secondo il movimento di Grillo invitando tutti i cittadini a contribuire alla rinascita dell’Italia firmando il referendum. Tutto molto facile se non fosse che il referendum, così come impostato, garantisca tutt’altro che una rapida uscita dalla moneta unica.

Per chi se lo fosse perso eccolo qui:

È giusto chiedere ai cittadini se vogliono uscire dall’euro?

Secondo molti la risposta dovrebbe essere SÌ e come dargli torto, alla fine il popolo è sovrano e può esprimersi contro o a favore di un argomento che lo riguarda. Altri però ricordano come i cittadini non possano essere chiamati in causa per ogni decisione presa dallo Stato, l’Italia si basa infatti su una democrazia rappresentativa e non una democrazia diretta. Tutta un’altra storia è illudere i cittadini che le firme siano portatrici di un cambiamento assicurato, dato il lunghissimo iter necessario e molto probabilmente destinato a finire nella carta straccia. Per chi fosse interessato ad approfondire natura e dinamiche del referendum no euro proposto dal M5S può cliccare QUI.

Lo spot: realtà o fantasia?

Che lo spot sia un mezzo per convincere le persone a votare e non un’esemplificazione di quella che potrà essere la nostra vita con la lira, credo sia chiaro, ma rischia comunque di trasmettere un messaggio sbagliato. Nella propaganda il ritorno alla lira viene accompagnato da una deflazione del 50%, il che risulta assolutamente un’invenzione al limite della “truffa”. Un euro viene cambiato con mille lire, l’esatto contrario di ciò che si dovrebbe auspicare cioè una svalutazione della moneta per favorire l’economia italiana.

Il ritorno alla lira come garanzia di una ritrovata sovranità

Ebbene alla base della volontà di uscire dall’euro spesso viene invocata la sovranità persa dagli Stati con l’adozione della moneta unica. È vero che l’avvento dell’euro ha portato ad una perdita di sovranità nell’ambito economico-monetario da parte degli Stati dell’eurozona, ma ad oggi i Paesi rimangono sovrani di tantissime politiche per la crescita economica. Un esempio può essere lo studio fatto sulla relazione tra crescita economica dei paesi con l’euro nel periodo 2008-12, ed il grado di sviluppo informatico della popolazione misurato con l’accesso alla rete. Emerge che i Paesi del Sud Europa (come Spagna, Italia e Portogallo) hanno un grado d’informatizzazione più basso registrando parallelamente una crescita più ridotta nel periodo recente. È risaputo come lo sviluppo tecnologico e la ricerca siano importanti mezzi per favorire la crescita economica e l’occupazione di un Paese. Non a caso gli Stati che puntano molto su questi campi sono quelli meno succubi della crisi e della disoccupazione.

L’euro non ha tolto la possibilità agli Stati di attivare politiche per la crescita come quella riportata nell’esempio, spesso purtroppo in Italia, come altrove, la sovranità non è usata nel migliore dei modi. La natura del problema va forse ricercata proprio lì.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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