Trecento anni dopo l’unione di più nazioni sotto il nome Regno di Gran Bretagna, la Scozia il 18 settembre 2014 andrà alle urne per decidere se separarsi o meno da Londra. Lo Scottish National Party (Partito Nazionale ScozzeseSNP) ha infatti proclamato un referendum che permetterà a 5 milioni di scozzesi di decidere se diventare o meno uno Stato indipendente a tutti gli effetti. La Scozia gode già di particolare indipendenza rispetto allo Stato centrale in quanto ha un suo Parlamento democraticamente eletto e dotato di proprie competenze legislative, anche se ancora fortemente legato al Westminster (centro del potere politico inglese). Ma esattamente cosa comporterebbe l’uscita della Scozia dal Regno Unito? Quali le conseguenze economiche e quali quelle politiche anche per quanto riguarda l’Unione europea?

Perché la Scozia mira all’indipendenza?

Alla base di questa volontà vi sono soprattutto questioni politiche ed economiche, il Premier scozzese Alex Salmond denuncia infatti una serie di politiche “sbagliate” reiterate nel tempo dai governi inglesi che inducono lui ed il suo partito (SNP) a voler “fare da sé”. La maggioranza degli scozzesi sono divisi tra il SÌ ed il NO. Chi ha intenzione di votare a favore afferma di voler proteggere il proprio sistema sanitario attualmente considerato da molti scadente e mal gestito, economia e lavoro sono gli altri temi che infuocano gli animi degli aderenti al SÌ. Diversi scozzesi lamentano di essere lasciati ai “confini del Regno” con poche strade ed infrastrutture vecchie. I più moderati come l’ex Premier britannico Gordon Brown, anche lui di origini scozzesi, affermano di aspirare ad una maggiore autonomia ma senza mirare necessariamente all’indipendenza.

Il referendum è legittimo?

Molti si chiedono se il referendum sia o meno legittimo, cioè se avrà validità dopo il voto o se si tratta di una pura iniziativa della Scozia. Ebbene qualsiasi sarà il risultato del referendum esso avrà assoluta validità in quanto Londra ha da tempo riconosciuto il diritto all’autodeterminazione della Scozia quanto di tutti gli altri Stati (Galles, Inghilterra ed Irlanda del Nord), in quanto il Regno Unito si basa su un’adesione volontaria di diverse nazioni dove nessuno sarà mai costretto a farne parte. Questo elemento è fondamentale in quanto al contrario di Cameron, Madrid non ha riconosciuto la validità del referendum (sempre per l’indipendenza) proposto dalla Catalogna e che avrà luogo il 9 novembre 2014.

Ripercussioni sul piano economico e politico

L’esito del referendum è tutt’ora incerto, inizialmente pareva propendere fortemente per il NO, mentre a poche ore dal voto iniziano ad emergere sondaggi che darebbero il ed il NO a pari merito. Anche per quanto riguarda il dopo l’incertezza regna sovrana, in quanto l’unico punto fermo è che a seguito di un eventuale SÌ all’indipendenza si attiveranno una serie di “reazioni a catena” ma anche queste di difficile previsione.

Yes or No?

Yes or No?

Economia e moneta

Il punto sul quale si è maggiormente discusso negli ultimi mesi è quello legato all’economia. Se infatti la Scozia dovesse diventare uno Stato indipendente, alcune importanti banche scozzesi come la Royal Bank of Scotland (RBS) e la Loyds già minacciano di “scappare” per rifugiarsi a Londra. Troppa sarebbe infatti l’incertezza circa le sorti economiche del Paese. Innanzitutto quale sarebbe la moneta? I membri del Partito Nazionalista dichiarano la loro volontà di mantenere la sterlina, ma gli economisti fanno notare loro come mantenerla sarebbe troppo difficile per la Scozia in quanto dovrebbe accantonare in breve tempo enormi riserve di denaro. L’altra opzione potrebbe essere l’entrata nell’euro. Anche qui la questione risulterebbe abbastanza complicata, in quanto le procedure per entrare nell’Unione economica europea sono particolarmente lunghe e impegnative.

Unione europea SI, Unione europea NO

Altra questione cruciale è l’eventuale permanenza (o meglio l’entrata) del nuovo Stato Scozia nell’UE. Il Premier scozzese ha affermato la volontà della Scozia di diventare un nuovo Stato dell’Unione europea con l’obbiettivo di rappresentarsi da sola in Europa e non più attraverso il Regno Unito (ricordiamo infatti che il Regno Unito, pur non avendo l’euro, è un membro dell’UE). L’intento è proprio quello di unirsi agli altri Stati europei ma questa volta in “solitaria”, mirando a salvaguardare gli interessi della Scozia, come quello relativo alle politiche per la pesca che, sempre secondo i sostenitori del SÌ, sarebbero state fortemente sacrificate in Europa per colpa dei governi conservatori britannici.

Qualsiasi sarà l’esito del referendum è ormai chiaro che ci saranno delle conseguenze, se prevarrà il SÌ diversi saranno i cambiamenti che avverranno in breve tempo e grande l’incertezza che colpirà non solo il Regno Unito ma l’Europa intera. Se a dominare sarà il NO in ogni caso la Scozia insisterà quanto meno per acquisire maggiore autonomia nei confronti di Londra.

 

Jennifer Murphy

Lascia un commento

About the Author


Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *