Sono ormai anni che si sente parlare di Organismi geneticamente modificati (OGM) e mentre gli Stati Uniti hanno detto sì al commercio e alla coltivazione degli OGM, l’Europa ne parla ancora e fatica a mettersi d’accordo. Nel giugno di quest’anno dopo anni di dibattiti, i ministri dell’ambiente degli Stati dell’Unione sembrerebbero aver trovato un accordo su questo scottante tema. Ma facciamo un passo indietro: cosa sono gli OGM? Da dove vengono? Qual è la posizione dell’Italia e dell’Europa?

Cosa sono gli OGM e da dove vengono?

Gli OGM sono organismi il cui materiale genetico non è stato modificato dalla moltiplicazione e/o ricombinazione naturale bensì attraverso l’introduzione di un gene modificato o di un gene di un’altra varietà o specie. Il primo OGM moderno fu ottenuto nel 1973 da due ricercatori americani Stanley Norman Cohen e Herbert Boyer i quali, attraverso la combinazione di tecniche di biologia, riuscirono per primi a clonare un gene di rana. Successivamente gli OGM sono passati dallo stato di mera possibilità tecnologica a realtà. Ad oggi la tecnica del DNA ricombinante è stata utilizzata non solo per la produzione di nuovi farmaci, ma anche di enzimi per ridurre l’impatto ambientale dell’industria, piante e animali con caratteristiche migliorative in termini di resistenza alla malattie o di performance produttive e ambientali. La commercializzazione degli OGM sta conquistando anche altre tipologie di mercati: nel 2003 a Taiwan furono venduti i primi animali OGM a scopo domestico, un centinaio di pesci d’acquario resi fluorescenti tramite l’inserimento di geni di medusa.

Pesci fluorescenti

OGM sì o OGM no?

Come accade per tutti i temi caldi anche per questo ci sono sia sostenitori che oppositori. Anche se molti ritengono che coltivare e/o mangiare prodotti contenenti OGM sia dannoso per l’ambiente e per la salute, tutt’ora la comunità scientifica non ha dimostrato la veridicità di questa tesi. Parallelamente gli interessi economici e commerciali inducono a concludere che per restare “al passo coi tempi” prima o poi bisognerà rassegnarsi alla loro introduzione e coltivazione.

OGM nell’Unione europea e in Italia

Nel giugno scorso l’UE ha stabilito l’intenzione di promuovere una normativa che porterà i singoli Stati membri a decidere se coltivare o meno OGM nel proprio Paese. Attualmente la commercializzazione di questi prodotti è concessa, esistono al contempo severe norme riguardo ad etichettatura e tracciabilità con l’obbligo di segnalarli come “prodotto da OGM”. L’elemento fondamentale delle norme europee è l’attenzione che viene posta nei confronti dei potenziali rischi per la salute basandosi sul così detto principio di precauzione (non sapendo effettivamente se gli OGM siano o meno dannosi per la salute, al momento ne limito il consumo e la diffusione). Attualmente in Italia è vietata la coltivazione di prodotti contenenti OGM ma non la commercializzazione, il nostro quindi non è un Paese OGM free in quanto la maggioranza dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani è costituita da soia e mais geneticamente modificati e provenienti soprattutto da USA, Stati Uniti, Canada e America Latina.

Molto probabilmente la strada migliore da percorrere è quella della “libera scelta”, che permetterà agli Stati di decidere se coltivare o meno OGM, l’Europa infatti è anche questo cioè non imporre necessariamente norme comuni ma far sì che, per determinati argomenti, siano i Paesi a scegliere nel rispetto della loro volontà e preferenza.

 

Jennifer Murphy

Lascia un commento

About the Author


Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *