L’immigrazione continua a tenere banco in Italia ma soprattutto in Europa. Dopo l’ennesima strage annunciata di migranti morti nelle acque del Mediterraneo, Bruxelles sembra essersi decisa a prendere in mano la situazione. Federica Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha preso le redini delle trattative stabilendo un piano d’azione che nei prossimi mesi verrà messo in atto. Motivo di un acceso dibattito è la così detta “questione quote” che ha messo in crisi le trattative ancora in corso. Cosa sono queste quote? Perché alcuni Stati vi si oppongono?

L’Agenda della Commissione europea e le quote di immigrati

Oltre ad un sostanziale aumento delle risorse destinate al pattugliamento delle coste europee, la lotta ai trafficanti di esseri umani attraverso un attacco diretto alla distruzione dei barconi pronti a partire dalle coste africane e disincentivare l’immigrazione irregolare, la Commissione ha deciso di introdurre le così dette quote sull’immigrazione. Si tratta di un meccanismo temporaneo di distribuzione degli immigranti presenti sul territorio europeo tra tutti gli Stati membri. Per fare ciò si è appellata per la prima volta nella storia all’articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che mira ad aiutare uno o più Paesi interessati da un afflusso improvviso di migranti.

Criteri di ripartizione delle quote

Tale ripartizione riguarda due “tipologie” di immigrati: quelli già presenti sul territorio europeo (coloro che sono giunti tramite i barconi negli ultimi mesi e che hanno diritto d’Asilo), e quelli che attualmente vivono in cambi profughi nei loro paesi d’origine in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato da parte di Paesi europei.

Gli elementi tenuti in considerazione per la ripartizione sono: popolazione complessiva (40%), PIL (40%), tasso di disoccupazione (10%) e numero di rifugiati già accolti sul territorio nazionale (10%). Per quanto riguarda gli immigrati già presenti sul territorio europeo l’Italia, secondo questi criteri, dovrebbe ospitarne l’11,84% (terza dopo Germania e Francia rispettivamente col 18,42 e 14,17%). Il nostro Paese ha già raggiunto tale percentuale e quindi non dovrebbe accogliere altri immigrati. Per quanto riguarda coloro che sono in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, secondo l’UE il numero si aggirerebbe intorno a 20 mila persona di cui il 9,94% sarebbe destinato all’Italia (circa 2000 persone andrebbero quindi ad aggiungersi a quelli già presenti sul territorio nazionale). Questi criteri sarebbero comunque temporanei ed entro la fine del 2015 è previsto l’inserimento di un sistema permanente di ricollocazione in situazioni di emergenza future.

Gli oppositori alle quote

Fin da subito Danimarca e Gran Bretagna si sono appellate alla clausola opt-out che gli consente di scegliere di non sottostare alle decisioni dell’UE su queste tematiche. Il Regno Unito ha inoltre dichiarato di essere contrario alle quote invitando a respingere gli immigrati invece di accoglierli. Il fronte dei noi si è presto allargato: Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici, Polonia, Francia e Spagna si sono dichiarati contrari a questi criteri oppure alle quote in generale sostenendo la necessità di risolvere il problema alla radice intervenendo in Libia. La Spagna ha giustificato la sua contrapposizione sostenendo che la distribuzione così pianificata non sarebbe equa. Il meccanismo, secondo il Paese, terrebbe troppo poco in considerazione il tasso di disoccupazione e gli sforzi già fatti per accogliere gli immigrati: il 10% sarebbe un valore troppo basso e questi due criteri dovrebbero assumere più rilevanza, il tasso di disoccupazione infatti è cruciale per definire la capacità o meno di uno Stato di garantire una corretta integrazione dei migranti.

Il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz denuncia il subordinamento degli interessi dei profughi rispetto a quelli dei singoli Stati: “Adesso è visibile perché a Bruxelles vengono ostacolate le istituzioni comuni: è chiaro che alcuni Paesi membri seguono freddamente solo i propri interessi” ha dichiarato il tedesco. Questa proposta di “ricollocazione automatica” negli Stati membri dei richiedenti asilo dovrà essere approvata dal Consiglio europeo nella seduta di fine giugno, nel frattempo prenderà il via una lunga fase di negoziazione tra Stati che ancora una volta tendono a dimenticarsi la solidarietà sulla quale l’UE dovrebbe fondarsi.

 

Jennifer Murphy

Lascia un commento

About the Author


Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *