Da quando ha iniziato il suo mandato nel 2010 come primo ministro britannico, David Cameron ha sempre parlato in maniera più o meno critica dell’Unione europea. Nelle scorse settimane, forte anche della vittoria alle elezioni europee del partito euroscettico UKIP di Nigel Farage, è ritornato sul tema dell’immigrazione nell’UE auspicando un cambio di rotta nelle politiche affinché la Gran Bretagna “venga messa al primo posto”. Ma in cosa consistono le proposte di Cameron? Come risponde l’Unione a tali intenzioni?

L’immigrazione nel Regno Unito

Pur ammettendo l’utilità degli immigrati, soprattutto per lavori altamente qualificati, Cameron sostiene che il numero di cittadini europei che decidono di vivere in Gran Bretagna sia troppo alto, il più alto mai registrato in periodo di pace. I dati evidenziano infatti che il Regno Unito sia attualmente il paese europeo che attrae il maggior numero di persone altamente qualificate: più del 60% dei migranti ha una laurea contro il 24% dei lavoratori nati in Gran Bretagna. Come evidenziato dal Sole 24 Ore, per creare lo stesso livello di capitale umano il Regno Unito dovrebbe spendere quasi 7 miliardi di sterline per istruire i propri cittadini, di conseguenza può solo trarre guadagno da migrazioni che gli garantiscono una più rapida ripresa economica ed un mercato del lavoro flessibile.

L’obiettivo di Cameron

Lo scopo del primo ministro è quello di limitare il flusso di immigrati europei verso il Paese, per raggiungerlo auspica una revisione dei Trattati europei che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nei paesi membri. Qualora l’UE non dovesse prendere in seria considerazione tali richieste, Cameron non esclude la possibile uscita del Regno Unito dall’Unione.

Le politiche proposte da Cameron

Molti dei lavoratori che giungono nel Paese mirano unicamente a usufruire dei sussidi di disoccupazione, denuncia Cameron, e non tanto a fornire un contributo al mercato del lavoro. “Non ci si può aspettare di venire in Gran Bretagna e ottenere qualcosa in cambio di nulla” dice il premier che, secondo alcuni, attraverso queste affermazioni mira ad attirare consensi in vista delle prossime elezioni del maggio 2015. Ricordando che si sta parlando di cittadini europei e non extra comunitari, ecco quali sono le proposte di Cameron:

  • Un sistema di welfare più rigido che non conceda sussidi di disoccupazione ad immigrati che non hanno lavorato almeno 4 anni nel Regno Unito
  • No ad assegni di sostegno al reddito per immigrati in cerca di lavoro
  • Possibilità di accesso all’edilizia popolare solo dopo 4 anni di residenza
  • Rimpatrio per chi è senza lavoro da 6 mesi
  • Impedire ai cittadini provenienti da paesi appena entrati nell’UE di risiedere in Gran Bretagna fino a quando l’economia dello Stato di provenienza non si avvicini a quella degli altri membri

La risposta europea

Il portavoce della Commissione europea Jonathan Todd afferma che la libera circolazione dei lavoratori sia uno dei principi fondamentali dell’UE e del mercato unico. Qualora tali proposte venissero effettivamente messe al vaglio della Commissione ne verrà valutata l’ammissibilità, sicuramente però a Bruxelles non piacciono. Alcuni evidenziano come le tesi di Cameron trovino poco riscontro: i sussidi di disoccupazione ad esempio non vengono pagati dalla Gran Bretagna ma dal Paese di provenienza del migrante, inoltre risulta che nella maggioranza dei casi gli immigrati-lavoratori contribuiscono al sistema di welfare del Paese che gli accoglie attraverso il versamento delle tasse.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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