Mentre lo spoglio delle schede del referendum tenuto in Grecia nella giornata di oggi è ancora in corso, cominciano ad arrivare i primi dati. Il fronte del NO (con circa il 60% dei voti) sembra avere un netto vantaggio sul SI ed il quorum è stato ampliamente raggiunto: il 65% degli aventi diritto si è recato alle urne. A quanto pare i greci hanno espresso il loro coraggio nell’affrontare una condizione talmente critica da non sapere più cosa gli riservi il futuro. Ora che ha vinto il NO cosa succederà?

Difficile dire con certezza cosa avverrà nelle prossime ore, è possibile solo fare delle ipotesi in attesa di decisioni definitive che coinvolgeranno i soliti noti: Alexis Tsipras, il ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis, la Banca centrale europea (BCE), la Commissione europea ed il Fondo monetario internazionale (FMI).

Fin da subito il Primo ministro greco ha tenuto a specificare che il NO non sarebbe corrisposto all’uscita dall’UE, la così detta e temuta grexit. Per alcuni però l’ipotesi non è da escludere totalmente. A partire già da stasera Tsipras si riunirà con i rappresentanti delle banche elleniche per definire il piano d’azione da portare avanti con l’UE. Nella giornata di domani si terrà un incontro con le istituzioni europee per continuare i negoziati interrotti nei giorni precedenti il referendum. Tsipras non è intenzionato a chiedere all’Unione di “lasciare uscire” il Paese dall’euro ma piuttosto, forte della volontà del popolo, di spingere per il raggiungimento di un compromesso più favorevole per la Grecia. Ricordiamo infatti che il quesito referendario chiedeva se il popolo era disposto o meno ad accettare le imposizioni europee per il risanamento del debito e non se voleva l’uscita dall’euro/dall’Europa.

Mentre il popolo scende in piazza sventolando la bandiera come simbolo della (forse) ritrovata sovranità nazionale, nessuno può essere certo della reale rinascita greca. Se si legge tra le righe è evidente che il popolo chiede un cambiamento, ma dall’altra è talmente spaventato da correre agli sportelli bancomat per ritirare i 60 euro giornalieri consentiti dalle banche ormai chiuse da una settimana.

Impensabile che l’Europa chiuda le porte in faccia alla Grecia, sia perché verrebbe meno al principio di solidarietà (forse però mai del tutto affermato), sia perché non ha alcun interesse nel farlo. Qualsiasi sarà la decisione presa ora più che mai è giunto il momento di una svolta auspicata da tanti ma che non è detto arrivi. Probabilmente le trattative riprenderanno cercando un punto d’incontro anche momentaneo per evitare un vero default della Grecia che però di fatto è già in atto da tempo. I greci il loro bivio attraverso il voto l’hanno superato ora lo stesso bivio si ripropone all’Europa con uno Tsipras più agguerrito e criticato che mai.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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