Nelle ultime settimane la questione che maggiormente ha tenuto banco sulla scena internazionale è stata la preoccupante caduta del rublo (la moneta russa). La crisi del petrolio e le tensioni con l’Ucraina le principali cause. In che modo hanno influito nella svalutazione della moneta e quali i possibili interventi?

La svalutazione contro euro e dollaro 

Quando si parla di svalutazione di una moneta si fa riferimento alla perdita di valore della stessa nei confronti di una o più monete. Negli ultimi mesi il deprezzamento del rublo è stato vertiginoso: il 16 dicembre si è raggiunto l’apice con 79 rubli necessari per acquistare un dollaro, mentre a maggio ne servivano 35, a novembre 45 ed oggi, 21 dicembre, 58. Dall’inizio dell’anno la moneta russa ha perso il 45% del suo valore registrando un -60% rispetto al dollaro e -40% rispetto all’euro.

Gli effetti della svalutazione monetaria sono principalmente due: da una parte l’aumento del costo delle merci importate, dall’altra uno stimolo alla ripresa del mercato interno rendendo più convenienti i prodotti esportati. Nel caso della Russia però ciò risulta difficile date le sanzioni di Stati Uniti e Unione europea che limitano il commercio con essa.

Cause del crollo

La prima causa è legata alla diminuzione del prezzo del petrolio che è passato da 100 dollari al barile di giugno ai 60 dollari di oggi. Metà delle entrate della Russia provengono proprio dalla vendita di greggio e gas naturale. Tale diminuzione di valore è legato ad un generale aumento della produzione dell’oro nero (causando di conseguenza una diminuzione del prezzo di vendita), ma anche al calo del consumo derivante dalla crisi economica europea e dalla diffusione di energie rinnovabili.

Le sanzioni perpetrate da UE e USA nei confronti della Russia per le sue scelte politiche circa la questione ucraina, sono la seconda grande causa del fenomeno. La crisi della Crimea e gli interventi militari russi hanno generato negli ultimi tempi una forte incertezza sui mercati. Oltre a ciò le sanzioni occidentali impediscono alla Russia di usare le classiche soluzioni adottate in questi casi: aumento delle esportazioni, aumento dei consumi interni e investimenti esteri. Se il valore della moneta cala diventa più conveniente per i paesi esteri acquistare in quel paese, ma le sanzioni hanno frenato tali possibilità rendendo ancora più difficoltosa la ripresa.

Interventi e soluzioni

In un mondo sempre più globalizzato ed interconnesso il controllo delle dinamiche politiche ed economiche degli Stati risulta sempre più complesso ed imprevedibile. Per far fronte al crollo della moneta e al rischio d’inflazione la Banca centrale russa ha portato il proprio tasso di sconto dal 10,5% al 17%, questo è il settimo rialzo applicato dallo scorso marzo ed è anche il più elevato. In questo modo la Russia mira a scongiurare la fuga di capitali e soprattutto a rendere pericoloso scommettere contro il rublo.

Altro percorso che Putin potrebbe intraprendere per rimarginare il problema, sarebbe aprire un dialogo con l’Occidente per trovare un punto d’incontro riguardo all’Ucraina. La distensione dei rapporti che sono ormai tesi da lungo tempo, potrebbe porre fine alle sanzioni con conseguenti vantaggi per entrambe le parti.

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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