Il 50,3 % degli svizzeri nel febbraio scorso tramite referendum ha detto sì ad una nuova regolamentazione e riduzione dell’accesso di immigrati nel Paese. Per trasformare in legge la volontà del popolo ora la Svizzera si è dovuta rivolgere all’Unione europea per rivedere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini. Ma perché la Svizzera, che non è un paese membro dell’UE, deve fare riferimento a Bruxelles per mondificare le sue leggi? E soprattutto, cosa prevede esattamente il Tratto di Schengen e quali sono i Paesi che vi aderiscono?

Cos’è il Trattato di Schengen?

Per Trattato di Schengen o accordi di Schengen si fa riferimento per l’appunto ad un trattato sottoscritto da paesi sia membri dell’Unione sia paesi terzi (cioè non membri dell’UE), che regola la libera circolazione delle persone attraverso l’abolizione dei controlli doganali. L’accordo è stato firmato a Schengen entrando in vigore nel 1995 ed è grazie a questo trattato che un cittadino italiano può liberamente viaggiare in ben 29 Stati diversi senza dover affrontare controlli doganali o avere un passaporto.

Chi ha aderito al Trattato di Schengen?

In tutto gli Stati firmatari sono 29: 22 sono membri dell’Unione europea (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Italia, Austria, Grecia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Malta) e 7 extra europei cioè Stato del Vaticano, Repubblica di San Marino (questi due non direttamente ma tramite l’Italia), Monaco (tramite la Francia), Svizzera, Liechtenstein, Norvegia, Islanda. Gran Bretagna e Irlanda hanno invece scelto di non aderire al trattato, mentre Bulgaria, Romania, Cipro e Croazia, pur essendo parte dell’UE, non sono inclusi nell’area Schengen in quanto non hanno ancora completato le procedure necessarie.

La Svizzera e Schengen, cosa cambierà?

La Svizzera avendo sottoscritto gli accordi di Schengen è ovviamente obbligata a rispettarli, ora che la maggioranza dei cittadini ha dichiarato di voler ridurre la possibilità di immigrare nei propri cantoni, il Paese si trova a dover contrattare con l’UE. Molti hanno gridato allo scandalo, in particolare l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea Catherine Ashton che si è dichiarata rammaricata per le decisioni della Svizzera, che già in precedenza aveva posto dei limiti all’immigrazione verso Paesi non membri dell’UE. Queste misure sono infatti contrarie all’accordo sulla libera circolazione delle persone e, secondo alcuni, tali provvedimenti non considerano i grandi benefici che la libera circolazione delle persone determina per i cittadini svizzeri. In ogni caso la Commissione europea ha dichiarato che esaminerà la richiesta ricevuta dalle autorità svizzere di rinegoziare l’Accordo, ma chiude alla possibilità di stabilire delle quote o preferenze nazionali.

Manifesto referendum contro l'immigrazione di massa

Manifesto referendum contro l’immigrazione di massa

Cos’ha spinto gli svizzeri a questa scelta e quali saranno gli effetti?

Per cercare di capire i motivi che hanno spinto gli svizzeri a dichiarare di voler limitare l’immigrazione, occorre guardare ai dati sulle votazioni: il rigetto del referendum si è concentrato soprattutto nelle grandi città e nella Svizzera francese, mentre nei Cantoni interni e nel Ticino si sono concentrati i voti favorevoli. Molti cittadini italiani infatti si recano soprattutto in Ticino per lavorare, sono i così detti frontalieri cioè cittadini che vivono in uno Stato e lavorano in un altro. Alcuni svizzeri accusano i frontalieri di “rubargli il lavoro” essendo una zona non molto estesa e quindi non particolarmente ricca di lavoro, è difficile però stabilire se queste accuse siano o meno fondate data la bassa disoccupazione in questa zona. Dal punto di vista economico è stato calcolato che la Svizzera cambiando la regolamentazione vigente sull’immigrazione nei prossimi anni potrebbe perdere lo 0,3 % del PIL, ma molto probabilmente gli effetti di tali provvedimenti dipenderanno in gran parte da ciò che verrà accordato con Bruxelles. Sicuramente l’Unione europea cercherà di opporsi alle richieste svizzere, anche perché, date le forti ondate migratorie tra gli Stati europei, si rischierebbe di creare un pericoloso precedente. Le tensioni diplomatiche tra UE e Svizzera non sono certo destinate a diminuire.

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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