Di fronte a queste morti annunciate nel mar Mediterraneo, molti si chiedono cosa bisogna fare per fronteggiare una situazione divenuta ormai incontrollata ed incontrollabile. L’assenza dell’Europa in questi tragici giorni è sulla bocca di tutti: perché l’Europa non c’è? Perché non interviene come dovrebbe?

L’assenza di un politica comune sull’immigrazione

Nonostante il Parlamento europeo con l’ultimo Trattato di Lisbona si sia ufficialmente impegnato per promuovere una politica comune sul tema dell’immigrazione, o quanto meno un’armonizzazione delle leggi vigenti ed una maggiore solidarietà, ad oggi i singoli Stati membri detengono autonomia in questo ambito. Difficile quindi puntare il dito contro Bruxelles data l’inesistenza di accordi in tal senso.

Un discorso a parte va però fatto per quanto riguarda l’immigrazione clandestina e coloro che giungono sulle coste del Mediterraneo col diritto di chiedere asilo in Europa. Non si tratta infatti di una questione puramente legale ma soprattutto morale. Spesso l’Europa viene accusata di essere troppo presente quando si tratta di economia o di diritto comunitario ed invece viene invocato a gran voce il suo intervento quando si tratta di questioni come quella degli sbarchi. Il punto è che l’UE dovrebbe essere presente e basta in ogni situazione prevista dagli accordi tra i membri che si tratti di economia, di agricoltura o di diritti umani. L’Unione si basa infatti sulla solidarietà tra Stati diversi ma accomunati da obiettivi comuni. Il mancato aiuto nei confronti dell’Italia si cela dietro a leggi esistenti ma ciò non giustifica l’indifferenza diffusa. Stiamo infatti parlando della stessa Unione europea vincitrice del Premio Nobel per la pace nel 2012. Se i suoi Paesi vogliono dimostrare la solidarietà sulla quale l’Unione stessa è nata non c’è momento migliore di questo.

Il Regolamento di Dublino II e Triton

Un vincolo posto alla questione immigrati è il così detto Regolamento di Dublino II. Successore della Convenzione di Dublino del 1990, definisce sostanzialmente che quando un immigrato irregolare richiedente asilo giunge in uno Stato membro sia questo stesso Stato a doversi occupare della sua richiesta, ospitandolo per tutta la durata della procedura. È evidente come un accordo di questo tipo ponga i Paesi più soggetti agli sbarchi (ad esempio Italia e Malta) in una condizione di squilibrio rispetto agli altri.

Tali elementi mostrano la presenza di buchi nel sistema già alla radice, questioni assolutamente da rivedere alla luce dei fatti accaduti. Le operazioni portate avanti in questi ultimi anni (Mare NostrumFrontex plus e Triton) non risolvono il problema alla fonte ma fungono da palliativi con un’azione legata ad un’emergenza mai risolta. Le falle di Triton erano palesi fin da subito: il dimezzamento dei fondi rispetto a Mare Nostrum, il ridotto numero di mezzi impegnati (navi, elicotteri, ecc..) e soprattutto l’adesione puramente volontaria degli Stati membri, mettono in luce un sistema fallimentare ed assolutamente inadeguato.

Si torna quindi sempre allo stesso punto: vogliamo più o meno Europa? Meglio fare da soli, come dicono alcuni, o l’Unione tutto sommato serve? Il cammino verso un’UE non solo economica ma soprattutto politica è stato frenato negli ultimi anni dalla crisi finanziaria, tale cammino andrebbe forse ripreso ora più che mai per costituire un’azione unitaria e solidale di fronte ad un problema destinato a ripresentarsi. Il dilemma rimane però lo stesso di sempre: gli Stati sono veramente disposti a cedere ulteriore sovranità ad un ente da molti riconosciuto come ostile? Fino ad adesso non sembra.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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