In un precedente articolo si è parlato di Mare Nostrum l’operazione messa in atto dall’Italia per fronteggiare la questione sbarchi a Lampedusa. Rispetto al 2013 gli arrivi complessivi ad oggi sono stati più del doppio: da 60 mila a 124 380 (108 172 dei quali solo in Italia). La situazione che si delinea è sempre più drammatica e le stragi che si stanno verificando negli ultimi mesi in Siria ed Iraq per mano dell’ISIS non fanno ben sperare. L’ONU stessa lancia l’allarme e sprona l’Europa ad una maggiore collaborazione: “Non dovrebbe esser lasciato a un solo Paese il compito di far fronte al massiccio flusso di migranti”, ha recentemente affermato il portavoce dell’ONU. In realtà un’entità volta a gestire e controllare le frontiere esterne dell’Europa esiste già e si chiama Frontex. Ma cos’è Frontex? Come nasce e perché non è stata in grado di contrastare questa crisi umanitaria?

Come nasce Frontex?

Nel 1995 l’Unione europea decise di permettere ai cittadini dei Paesi aderenti di poter circolare liberamente sul territorio europeo, senza cioè doversi sottoporre a controlli doganali e senza utilizzo del passaporto: si tratta degli Accordi di Schengen. La necessità successiva fu quella di gestire in maniera efficiente ed efficace il controllo delle frontiere esterne dell’UE. Per frontiere esterne si intendono frontiere terrestri e marittime degli Stati membri dell’UE, i loro aeroporti e porti marittimi. Per contrastare il problema in maniera congiunta nel 2004 nacque l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne (Frontex) che ha sede a Varsavia. Occorre precisare che Frontex non è una sorta di “polizia europea”, l’UE ad oggi non dispone di un FBI (polizia federale) all’americana.

Logo Frontex

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Che ruoli ha Frontex?

Gli Stati aderenti all’UE e quelli firmatari degli Accordi di Schengen sono sotto la “protezione” di Frontex la quale si occupa, come pre-annunciato, di controllare i confini esterni ma anche di: effettuare controlli e pattugliamenti, aiutare gli Stati membri che necessitano di un’assistenza e/o di rinforzo nel controllo delle frontiere esterne, mettere a disposizioni gruppi di intervento rapido negli Stati membri che ne dovessero fare richiesta.

Immigrazione clandestina: un problema europeo e non solo italiano

Occorre precisare che ogni Stato europeo è ufficialmente responsabile dei propri confini esterni e quindi dei propri mari e dei propri porti. Frontex costituisce un controllo addizionale, una garanzia in più di protezione e salvaguardia. Di fronte alle migliaia di persone che si sono imbarcate alla volta delle coste soprattutto italiane, l’UE non è stata capace, o forse in parte non ha voluto esserlo, di dare una risposta e soprattutto risorse per salvare e aiutare coloro che per disperazione si sono diretti verso un futuro migliore o semplicemente alla ricerca di rifugio da guerre e violenze.

Dal momento che la maggioranza dei clandestini dichiara di arrivare con l’intento poi di spostarsi in altri paesi europei, la questione non è più unicamente legata all’Italia, che risulta in realtà essere un semplice approdo per un viaggio che si preannuncia molto più lungo. È chiaro quindi a tutti che l’arrivo di queste persone oltre ad essere una questione italiana lo diventa anche per il resto d’Europa.

Grazie all’operazione Mare Nostrum l’Italia con le sue uniche forze e risorse ha cercato fino ad oggi di aiutare coloro che sbarcano sulle coste soprattutto della Sicilia. L’Europa in tutto ciò a detta di molti ha fatto poco: troppi pochi i soldi messi a disposizione dagli Stati europei lasciando il tutto in mano all’Italia che inevitabilmente ha dovuto fare da sé.

Frontex Plus e la fine di Mare Nostrum (?)

Di fronte a continue pressioni da più parti finalmente, a seguito del vertice tenutosi a fine agosto tra il Ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano ed il Commissario agli Affari interni dell’Ue Cecilia Malmstroem, si è stabilito che a partire da novembre partirà l’operazione Frontex Plus che comporterà un rafforzamento dello sforzo europeo in tutto il Mediterraneo in tema di immigrazione e sbarchi. Il patto però appare flebile. Non è stato ancora stabilito chi e come parteciperà all’operazione , quali saranno i mezzi messi a disposizione e quali le risorse. L’adesione infatti sarà volontaria e ognuno potrà stabilire se, come e quanto contribuire all’operazione. L’Italia minaccia di porre fine a Mare Nostrum (che ricordiamo è nata puramente per fronteggiare una situazione di emergenza e non è un’istituzione permanente) se l’Europa non farà qualcosa di concreto. Intanto gli sbarchi non si fermano e le risorse stanno finendo, ricordiamo infatti che l’Italia spende 9,5 milioni euro al mese per le attività in mare.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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