A seguito del terribile attentato al giornale satirico Charlie hebdo della scorsa settimana ed agli eventi successivi, il terrorismo di ISIS e Al-Qaeda è nuovamente rientrato nelle agende dei politici europei oltre che nelle case di tutti noi. Nelle ultime ore alcuni esponenti di spicco, soprattutto provenienti da aree radicali, hanno sollevato la necessità di rivedere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione europea seguito dal dissenso di molti. Dopo la “marcia su Parigi” contro il terrore, i leader europei hanno dichiarato di voler operare in maniera congiunta per sconfiggere queste cellule estremiste. Come agire? Modificare o abolire gli accordi di Schengen è la via giusta? La creazione di un esercito europeo potrebbe essere un’alternativa valida?

Le modifiche a Schengen

L’ultima volta che si è sentito parlare degli accordi di Schengen nei principali media è stata quest’estate quando la Svizzera, a seguito di un referendum popolare, ha intrapreso un cammino di contrattazione con l’UE per rivedere la sua adesione al trattato (per saperne di più su Schengen clicca QUI).

Ora si starebbe pensando ad una revisione più ampia dell’accordo internazionale, volto forse alla reintroduzione dei controlli alle frontiere tra Stati aderenti oppure ad un loro inasprimento. Non si parla quindi di aumento dei controlli per i flussi di cittadini provenienti da paesi extra-Schengen, ma di quelli che ne fanno parte. Vero è che la minaccia terroristica, come si è constatato recentemente con gli episodi di Parigi, può provenire anche dall’interno e non per forza da paesi extracomunitari, ma è difficile pensare di poter rinunciare ad un diritto fondamentale come quello della libera circolazione, sul quale oltre tutto è fondata l’intera Unione. Come hanno sostenuto molti politici europei sarebbe come “darla vinta” ai terroristi.

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Come si protegge l’UE dal terrorismo

Anche se spesso messe in discussione, esistono numerose iniziative europee volte a contrastare il terrorismo e la criminalità in generale. Tra queste troviamo, oltre alla condivisione di informazioni e database informatici che racchiudono i dati di criminali o potenziali terroristi, il programma di Prevenzione, preparazione e gestione delle conseguenze in materia di terrorismo e di altri rischi collegati alla sicurezza, che ha stanziato 140 milioni di euro tra il 2007 ed il 2013. Oltre alla libera circolazione, gli Accordi di Schengen regolano anche l’accesso di cittadini extra-UE definendo chi e come può ottenere un visto per entrare in Europa.

Creare un esercito europeo

È dagli albori dell’Unione europea (l’allora Comunità europea) che si discute circa la creazione di un esercito europeo. Ora più che mai, data la necessità di un maggiore coordinamento delle forze militari dei singoli paesi, si dovrebbe spingere per l’istituzione di un’unica forza armata europea. Nel 1952 se ne discuteva per la prima volta ma, a causa dell’ancora vivo ricordo delle guerre mondiali e per la rilevanza di tale scelta, si è accantonato il progetto. Nonostante a scadenza regolare il tema torni alla ribalta, ad oggi non si è ancora portato a termine un progetto che, oltre a far risparmiare molti euro (si stima che sommando le spese di ogni Stato europeo si arrivi a 311,9 miliardi di dollari all’anno), potrebbe essere la chiave per fronteggiare meglio la minaccia terroristica.

Gli interessi dei singoli Stati e la reticenza nel cedere sovranità all’UE, pongono un freno ad un processo di integrazione che spaventa molti ma che invece potrebbe rivelarsi una soluzione alternativa ad attacchi militari disgiunti o ad inefficaci lotte di singoli Stati-soldato. Ora più che mai l’Europa dovrebbe unirsi fronteggiando un problema d’interesse comune proprio come nel suo spirito.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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