In questi giorni si è sentito parlare molto della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) in merito agli avvenimenti del luglio 2001 presso la scuola Diaz durante il G8 di Genova. Spesso confusa con la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), la Corte EDU è un organo distinto dall’UE con sede e funzioni ben diverse. Vediamo quindi le caratteristiche della Corte e per quale motivo questa sentenza è particolarmente rilevante.

Corte europea dei diritti dell’uomo

La Corte EDU è un organo internazionale costituito nel 1959 per garantire il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) firmata 9 anni prima. Vi fanno parte i 47 paesi che aderiscono al Consiglio d’Europa, ha sede a Strasburgo (Francia) ed è importante sapere che non è un’istituzione europea (al contrario della Corte di Giustizia dell’Unione europea). Vi aderiscono infatti sia paesi membri dell’UE come Italia, Spagna ed Irlanda, ma anche Russia, Turchia e Montenegro. Ogni Paese aderente ha diritto ad un giudice eletto dal Consiglio d’Europa sotto proposta dello Stato stesso con un mandato di 9 anni non rinnovabile. La Corte europea di Strasburgo ha due principali funzioni: consultiva e contenziosa, quest’ultima consiste in ricorsi individuali o da parte di uno Stato aderente, nel caso in cui si ritiene che la Convenzione sia stata violata. È possibile fare ricorso alla Corte solo quando si sono esauriti tutti i gradi di giudizio predisposti a livello nazionale (nel caso italiano dopo tre).

Sede della Corte europea dei diritti dell’uomo, Strasburgo

 

La sentenza sulla scuola Diaz ed il reato di tortura in Italia

Per sapere cos’è successo in quell’occasione vi rimando al seguente articolo dell’Internazionale: http://www.internazionale.it/notizie/2015/04/07/scuola-diaz-g8-genova. Al di là degli avvenimenti questa sentenza contesta all’Italia la violazione dell’articolo 3 della Convenzione condannando quindi lo Stato a pagare 45 mila euro alla vittima, l’articolo recita infatti:

«1. Nessuno Stato Parte espellerà, respingerà o estraderà una persona verso un altro Stato nel quale vi siano seri motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta alla tortura.
2. Al fine di determinare se tali motivi esistono, le autorità competenti terranno conto di tutte le considerazioni pertinenti, ivi compresa, se del caso, l’esistenza nello Stato interessato, di un insieme di violazioni sistematiche dei diritti dell’uomo, gravi, flagranti o massicce.»

L’aggressione avvenuta per mano della polizia in quell’occasione è stata infatti ritenuta assimilabile alla tortura. L’elemento ancora più significativo è che tale sentenza richiama l’Italia ad adempire ad una grave mancanza, quella cioè di non aver inserito nel suo ordinamento giuridico il reato di tortura, nonostante l’impegno preso nei confronti della Corte stessa. Nei mesi che seguirono il G8 si discusse nel Parlamento italiano l’inserimento del reato che non venne però mai istituito. Chissà che questa non sia la volta buona, anche per non incorrere in nuove sanzioni.

Altra sentenza che ha creato particolare scalpore nel gennaio scorso sempre nei confronti dell’Italia, riguarda le due mamme di Campobasso allontanate, una volta rientrate nel paese d’origine, dal bambino avuto mediante fecondazione assistita in Russia. La Corte in questo caso non ha stabilito il ritorno del bambino nella famiglia d’origine ma il pagamento per l’Italia di 30 mila euro per i danni subiti dalla coppia.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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