Da qualche settimana la questione sbarchi occupa le agende di tutt’Europa. Mentre l’Ungheria ha dichiarato l’intenzione di innalzare un muro al confine con la Serbia, sta creando scalpore il fatto che la Francia rimandi in Italia tutti coloro che cercano di attraversare illegalmente la frontiera. Tra le soluzioni maggiormente discusse a Bruxelles quella delle quote sull’immigrazione continua a tenere banco più delle altre. Altra proposta fatta soprattutto dai partiti di destra italiani ed europei è quella relativa al blocco degli Accordi di Schengen. In cosa consiste tale blocco? Costituirebbe davvero una soluzione definitiva o provvisoria all’emergenza in corso?

Gli Accordi di Schengen ed i controlli della Francia

Gli Accordi di Schengen, entrati in vigore nel 1995, garantiscono la libera circolazione dei cittadini all’interno degli Stati firmatari del Trattato (per maggiori informazioni circa gli Accordi vi rimando QUI). Tali Accordi garantiscono l’assenza di controlli doganali tra frontiere interne, cioè tra i firmatari del Trattato, e non si riferiscono alle frontiere esterne, delle quali invece deve occuparsi ogni singolo Stato con l’ausilio di Frontex. La sottoscrizione dell’Accordo non preclude però la possibilità per i Paesi di effettuare posti di blocco alle frontiere per vigilare chi entra e chi esce. È quindi erroneo sostenere che la Francia abbia sospeso Schengen per via dei serrati controlli attualmente in corso, sta solo applicando il proprio diritto di vigilanza certamente intensificato a seguito dei numerosi tentativi di oltrepassare il confine.

La circolazione degli extracomunitari nell’area Schengen

Un cittadino extracomunitario che giunge in uno Stato firmatario può circolare liberamente nell’area Schengen? La risposta è sì ma solo a determinate condizioni: deve avere ottenuto il permesso di soggiorno o risiedere regolarmente in tale Stato. Una volta ottenuti tali permessi, fino alla loro scadenza, potrà circolare liberamente nell’area Schengen. Coloro che giungono in Italia tramite i barconi hanno diritto di fare richiesta d’asilo politico e, come previsto dagli Accordi di Dublino, sarà il primo Stato sul quale l’immigrato mette piede a doversene occupare. Finché la sua richiesta non verrà vagliata non potrà uscire dal Paese. La Francia respinge coloro che non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno o il diritto d’asilo in quanto, prima di consentirgli di lasciare l’Italia, deve aspettare il responso alla loro richiesta .

Il blocco di Schengen

Diversi partiti politici europei, tra cui la Lega Nord di Matteo Salvini e quello francese Front National di Marine Le Pen, chiedono a gran voce la sospensione di Schengen, sospensione che a loro dire garantirebbe un maggior controllo dei movimenti in Europa riuscendo ad individuare più facilmente chi non ha diritto d’asilo. Il blocco degli Accordi viene solitamente consentito per motivi di sicurezza come ad esempio la presenza sul territorio di importanti autorità politiche o in occasione di eventi straordinari come avvenuto in Italia per il G8 de L’Aquila del 2008 o in Francia a seguito degli attentati di Londra del 2005.

Il blocco di Schengen e la questione immigrati non sono però due elementi facilmente coniugabili. Pur garantendo un maggiore controllo e blocco di coloro che vogliono spostarsi illegalmente, costituirebbe al contempo uno svantaggio per tutti i cittadini europei che intendono viaggiare liberamente e legalmente da uno Stato all’altro. Un inasprimento dei controlli potrebbe essere una giusta via di mezzo per respingere coloro che non hanno diritto ad oltrepassare il confine italiano o per chi si trattiene nel territorio europeo oltre il periodo consentito. Un maggiore pattugliamento delle frontiere esterne costituirebbe un elemento aggiuntivo a garanzia di una sorveglianza più efficace affiancato da dialogo e scambio di informazioni tra gli Stati europei. La strategia attualmente più valida ma che al contempo trova più resistenza in Europa, è ancora una volta quella delle quote delle quali abbiamo già parlato in un precedente post ma che ad oggi non ha ancora trovato seguito.

 

Jennifer Murphy

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Mi sono avvicinata alle dinamiche europee ed internazionali durante i miei anni di studi universitari che mi hanno portata a laurearmi in Scienze politiche-Studi internazionali presso l’Università degli studi di Trento con una tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori ed attraverso i media. Attualmente sono studentessa presso il corso di laurea magistrale in Gestione delle organizzazioni e del territorio, sempre all’Università di Trento. Spero un giorno di poter trasformare questa mia passione in un lavoro.

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